Cucina

Food-porn in tv: cibo o sesso, fa lo stesso

È un vero e proprio profluvio di trasmissioni tv, siti, blog, libri, dispense da edicola di tipo culinario. Come sono lontani i tempi di Lungo la Valle del Po. Alla ricerca dei cibi genuini (1957, Canale Nazionale della Rai) condotto da Mario Soldati (mica un quaquaraquà qualsiasi…): allora era la sola trasmissione tv sul “mangiare”. Eppure la gente mangiava lo stesso.

Luisa Stagi, sociologa dell’università di Genova, ci chiarisce le idee con il suo libro Food Porn. L’ossessione per il cibo in TV e nei social media (Egea, 2016) e ci spiega come il fenomeno si sia sviluppato «in una società dove, paradossalmente, la maggior parte delle persone è a dieta».

Ossìmoro antico: «Nell’antica Roma per ogni patrizio sdraiato su letti dorati che si ingozzava lussuriosamente di lingue di fenicottero o fegatini annegati in esotiche spezie, vi erano idealisti cristiani che condannavano le intemperanze e predicavano il rigore, creando così le premesse morali della condanna di alimenti “peccaminosi” come quelli a base di zucchero», scrive Costantino Cipolla ne La sessualità come obbligo all’alterità, Franco Angeli, 2005. Persino Adamo ed Eva peccarono mangiando una mela.

E la dieta non nasce, in fondo, dalla cultura ascetica della privazione (o, quella obbligata, dalla povertà?). Certo, oggi quegli asceti sono i fanatici delle diete che coltivano il culto del corpo, mentre allora coltivavano il culto dell’anima. Freud, poi, calca la mano sul concetto quando sostiene che bocca e lingua hanno sì una funzione legata all’introduzione del cibo nello stomaco, ma anche erotica, connaturata al ricordo del bambino che succhiava il latte dal capezzolo materno. Senza considerare la simbologia vagina-bocca, una vagina che ha, non a caso, le labbra. Dunque il termine food-porn è più che azzeccato, non solo nell’accezione (di origine americana) indicata dalla Stagi («il food porn è il piacere voyeuristico del cibo, un edonismo mentale che si nutre del piacere dell’attesa piuttosto che dell’esperienza del godimento». Come dire: cucino cibi calorici, ma non li posso mangiare.

Nel porno, quello vero, delle immagini, non è poi così diverso: l’esperienza del godimento è attesa dell’eiaculazione. I 260 milioni di siti porno visitati quotidianamente da più di 300 milioni di utenti (75% uomini, 25% donne, ma in costante aumento) vanno di pari passo. Anche se numericamente ancora di gran lunga inferiori: il solo sito Giallo Zafferano, comunque, fa circa 2 milioni di utenti giornalieri, esclusi i blog collegati.

E se il porno in tv è ancora solo a pagamento è per un’atavica (sotto)cultura censoria. In Italia accendi la tv o navighi in rete e ti imbatti, solo per citare alcuni titoli, in Il re delle torte, Unti e bisunti, La prova del cuoco, Cotto e mangiato, I menù di Benedetta, Bake off Italia, Cucine da incubo, Il cibo si fa bello, Ecocucina, Cuochi e fiamme, Cavoletto di Bruxelles, Cambio cuoco, La cuoca bendata, Masterchef Italia, Bizzarre food, Senza prenotazione, I re della griglia… tutti, su ogni canale, chi seguendo un format americano tradotto chi producendone uno made in Italy, hanno, come fil rouge, il cibo.

Ovviamente dietro a tutto questo c’è anche il business dell’indotto: Benedetta Parodi, improvvisatasi esperta di fornelli, ha venduto circa un milione e mezzo di copie con il suo primo libro di cucina e più o meno 900.000 con il secondo ed è stata settima nelle vendite italiane (Umberto Eco, nello stesso periodo, con Il cimitero di Praga era sedicesimo…). Poi c’è la pubblicità, profumatamente pagata a tutti gli chef, più o meno stellati: dalla Parodi (salame) a Cannavacciuolo (elettrodomestici, caffè) a Cracco (patatine, cucine), solo per citarne alcuni.

Ma torniamo al discorso iniziale: sesso e cibo. Ci ha pensato anche Meetic, sito di ricerca di partner in rete, ad abbinare le due cose: organizza corsi di cucina per far sì che i cuori solitari (come si chiamavano un tempo) possano incontrarsi. Scopare e mangiare. Per carità, nessun moralismo, beati loro. Ma quant’è liberatorio rivedere, per contrasto, la provocatoria scena de Il fantasma della libertà, di Buñuel, dove un gruppo di commensali, ricchi borghesi, stanno tutti intorno a un tavolo a cenare, seduti su altrettanti water (consiglio di rivederla, come epilogo visivo di questo articolo). O riascoltare il meraviglioso grammelot di Mistero Buffo di Dario Fo dove l’affamato Zanni si ciba delle sue stesse parole.