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Trump: “Obama fece intercettare i miei telefoni, è un nuovo Nixon/Watergate”. La replica: “E’ semplicemente falso”

Nel pieno della bufera del "Russiagate", che sta investendo la sua amministrazione per i contatti avuti con il governo russo durante le elezioni, il presidente torna ad attaccare con violenza il suo precedessore. La risposta arriva per bocca di Ben Rhodes, ex vice consigliere per la sicurezza nazionale: "Bugiardo, nessun presidente può ordinare un’intercettazione. Queste restrizioni servono proteggere i cittadini da gente come te"

“Quanto è caduto in basso il presidente Obama per decidere di intercettare i miei telefoni durante il sacro processo elettorale. Questo è il Nixon/Watergate. Cattivo (o malato) ragazzo?”. Nel pieno della bufera del Russiagate, che sta investendo la sua amministrazione per i contatti avuti con il governo russo durante le elezioni, Donald Trump si difende alla sua maniera e torna ad attaccare con violenza il suo precedessore, come aveva fatto il 28 febbraio durante un’intervista al programma Fox and Friends di Fox News: “C’è Obama dietro le fughe di notizie e le proteste contro di me”, aveva detto il capo della Casa Bianca.

“Terribile, ho appena scoperto che Obama ha messo i telefoni sotto controllo prima delle elezioni. Non ha trovato nulla. Questo è maccartismo!”, afferma il presidente degli Stati Uniti nel primo della consueta raffica di tweet del mattino, citando in cui cita la più famosa caccia alle streghe politica negli Stati Uniti, quella scatenata negli anni ’50 per stanare comunisti e presunte spie della Russia sovietica.

E mentre da più parti si suggerisce che il Russiagate potrebbe diventare il Watergate di Trump, il presidente invece accusa Obama di aver condotto la stessa azione illegale di controllo degli avversari politici che provocò il famoso scandalo che portò alle dimissioni di Richard Nixon. E lo fa usando dei termini particolarmente offensivi nei confronti del suo predecessore: “Quanto in basso è sceso il presidente Obama per intercettare i miei telefoni durante il sacro processo elettorale: questo è proprio Nixon/Wartergate. Che tipo cattivo, o malato”.

“E’ semplicemente falso“, la replica di Kevin Lewis, portavoce dell’ex presidente: “Una regola fondamentale dell’amministrazione Obama è stata quella secondo cui nessun responsabile della Casa Bianca ha mai interferito con le indagini guidate dal Dipartimento alla giustizia”.  “Come parte di una prassi – spiega ancora Lewis – né il presidente Obama né altri responsabili della Casa Bianca hanno mai ordinato la sorveglianza di alcun cittadino americano. Altre suggestioni sono semplicemente false”.

Ben Rhodes, uno dei fedelissimi di Obama, ex vice consigliere per la sicurezza nazionale: “Solo un bugiardo può montare un caso su questo. Nessun presidente può ordinare un’intercettazione. Queste restrizioni sono state messe in atto per proteggere i cittadini da gente come te”, twitta Rhodes che poi attacca rivolgendosi a chi ha applaudito il discorso di Trump in Congresso: “E’ ancora ‘presidenziale’ chi chiama il suo predecessore malato?”.

L’ultimo attacco a Obama arriva a due giorni dalla scoperta che anche Jeff Sessions, segretario alla Giustizia, aveva incontrato l’ambasciatore russo Sergey Kislyak due volte, nell’estate e nel settembre 2016, ovverno nel pieno della campagna elettorale, ma durante le audizioni di conferma al Senato aveva dichiarato sotto giuramento di non essere a conoscenza di presunti legami tra esponenti dello staff del presidente e il Cremlino.

Anche su questo fronte, Trump tira in ballo il suo predecessore: Sergey Kislyak “è stato alla Casa Bianca per 22 volte, 4 solo nell’ultimo anno –  twitta il miliardario divenuto presidente in difesa del suo ministro della Giustizia – il primo incontro tra Sessions e l’ambasciatore è stato organizzato dall’amministrazione Obama nell’ambito di un programma di educazione per 100 diplomatici“.

La “pista” russa continua quindi a perseguitare i membri del governo Usa e tocca l’uomo, Sessions appunto, che da segretario alla giustizia è responsabile delle indagini dell’Fbi sul ruolo del governo di Mosca nelle elezioni: erano stati stati proprio contatti non autorizzati con i russi a portare alle dimissioni di Michael Flynn, Consigliere per la sicurezza nazionale del nuovo presidente.