Società

Fedez, gli autografi mancati e la banalità del rap

È stata una mite signora di settantadue anni a denunciare il fatto, dopo aver visto bambini in lacrime di fronte al rifiuto di Fedex e J-Ax di firmare il diario o un foglio qualunque “perché solo i cd acquistati vengono firmati”. Una scena di quelle ad alto impatto emotivo, che portano con sé in maniera autoevidente un giudizio di valore immediato: uno squallore immenso, che non avrebbe avuto bisogno di troppe spiegazioni.

Ma giustamente la titolare della rubrica in cui la signora ha scritto, la giornalista Concita De Gregorio, ha chiesto a Fedez il motivo di quella scelta veramente deprecabile: e la risposta è, in sintesi, “è il sistema bellezza“. Migliaia sono le persone che vogliono un autografo o un selfie, dunque le regole del sistema prevedono che si firmino solo i dischi acquistati. Regole che, hanno puntualizzato i due, “non siamo noi a imporre”, invitando i bambini (affermazione ancora più scioccante), “a incazzarsi con i genitori”, presumibilmente perché non comprano il disco.

Ora, con tutte le dovute differenze – vi prego di non fraintendere – a me è venuto immediatamente in mente il più noto libro della filosofia Arendt, La banalità del male, dove il gerarca Eichmann tenta di giustificare il suo operato chiamando in causa un sistema contro il quale, a suo dire, sarebbe stato impossibile ribellarsi. Ripeto, l’analogia è di forma, non di sostanza: lì c’era un sistema nazista totalitarista, qui un sistema capitalista. È vero però che anche quest’ultimo ha regole ferree e impietose (anche se diversamente, ovviamente) che i due, a quanto pare, non hanno mai sentito il dovere di contestare.

La domanda dunque è: potrebbero i due cambiare qualcosa di questo ingranaggio mostruoso, non tanto perché fa piangere dei bambini – un trauma presto assorbito – ma perché impone un ricatto tra autografo, qualcosa che ha sempre avuto un carattere spontaneo, e acquisto? Ovviamente sì, perché la loro fama ormai immensa, i milioni di seguaci e follower li rendono così forti da poter certamente modificare qualcosa se a loro non garba, o denunciare una regola che fa letteralmente schifo. Credo che nessun produttore o casa discografica si sognerebbe di rescindere il contratto a artisti da milioni di copie solo per una protesta a una modalità veramente squallida, ripeto, come quella che la signora ha denunciato. Perché non lo hanno fatto?

La verità, mi viene da pensare, è un altra e cioè che a loro, questo sistema, fa estremamente comodo. La loro esistenza è diventata borghese: tra XFactor per Fedez, pubblicità a gogo, product placement di prodotti dentro i video, relazione sentimentale con fashion blogger (che per la verità sarebbe anche un fatto privato se non fosse costantemente esibito sui social), del rapper di un tempo è rimasto ben poco. Loro ci scherzano nell’ultimo disco, Comunisti col rolex, dove, appunto, il socialismo reale diventa il “social sempre meno sociale”, dove Bella Ciao si tramuta in “bella ciaone”, dove uno consiglia a l’altro di non farsi i selfie in barca che poi “vengono i ladri o gli ispettori di Equitalia”.

Ovvio, meglio l’ironia che niente. Ma non cambia nulla dello scempio morale di quella fila di bambini e quella frase, “dovreste incazzarvi con i genitori” per il mancato acquisto. Non si avverte nei due nessun guizzo morale, nessun moto di repulsa verso un sistema eticamente marcio. Soprattutto non si avverte il malessere che un certo sistema a un certo punto ti provoca sulla tua stessa pelle di artista, al di là dei bambini. Penso a uno come Morgan, che quel malessere l’ha sempre manifestato. Con tutte le sue contraddizioni – stare dentro il sistema criticandolo di continuo – è stato molto più coerente. Anche perché a un certo punto se n’è andato davvero. E ha scritto una bellissima autobiografia dove parla esattamente di questo dilemma, stare dentro o stare fuori. Leggetela. Nel caso dei due (non) comunisti col rolex, invece, di questo dilemma, per il momento, non c’è traccia alcuna.

PS: mi viene in mente, in conclusione, che probabilmente quelle manine che tendevano diari e non cd acquistati di sicuro hanno cliccato per centinaia e centinaia di volte le canzoni di Fedez e e J-Ax su You Tube, arricchendo dunque ulteriormente le loro tasche. Non era forse sufficiente?

Aggiornamento del 12 febbraio – Fedez ha risposto alle critiche in merito alla vicenda con un videomessaggio