Cronaca

Profughi in appartamenti sfitti e cittadini informati. Così a Malegno (Brescia) la convivenza funziona

INCHIESTA SULL’ACCOGLIENZA/4. Catapultati da Lampedusa a Monte Campione (Brescia) e ritrovarsi a 1800 metri di altitudine in ciabatte e pantaloncini corti. E’ capitato a oltre cento richiedenti asilo nell’autunno del 2011. Ma è proprio da questa situazione di emergenza che la Val Camonica ha progettato e realizzato un modello di accoglienza diverso da tutti gli altri: “Abbiamo subito capito che nel nostro territorio non aveva senso concentrare tante persone in un’unica struttura – spiega Silvia Turelli, operatrice legale della cooperativa K-pax – La soluzione ideale ci è sembrata creare delle microaccoglienze sparse per tutti i comuni della valle”. Ogni paese ospita al massimo 10 migranti in piccoli appartamenti da 4-5 posti. Questo porta anche un vantaggio economico ai proprietari delle case: hanno, infatti, la possibilità affittare alloggi che altrimenti rimarrebbero vuoti e inutilizzati. “Il principio alla base del nostro modello è proprio questo: tutelare sia chi scappa di situazioni terribili sia gli abitanti dei nostri paesi”, afferma Paolo Erba, sindaco di Malegno (Brescia). A cinque anni dall’inizio del progetto, 140 tra richiedenti asilo e rifugiati sono ospitati in 13 comuni della Val Camonica su un territorio lungo 100km. Una zona non facile come racconta Paolo Erba: “La nostra è una valle chiusa. Inoltre è povera e questo ha messo in difficoltà i nostri abitanti. Tanti dei nostri concittadini si alzano alle quattro del mattino per andare a lavorare a Brescia o Bergamo e tornano stremati alla sera. In un contesto di questo tipo, l’idea di provare ad accogliere qualcun altro fa subito scattare un meccanismo di repulsione”. Ma superati i primi mesi iniziali in cui la popolazione si è dovuta abituare a persone nuove, il progetto è stato capito e accettato: “Qua ci sono stranieri ma sono persone tranquille – spiega una barista di Malegno – vengono anche nel mio locale e non creano nessun problema”. Durante il giorno i migranti vanno a scuola per il corso italiano obbligatorio. In una seconda fase, poi, partecipano a corsi di formazione e progetti di tirocinio formativo con un solo obiettivo, raggiungere l’autonomia. E’ l’obiettivo anche di Camara Nuha, vent’anni gambiano. E’ scappato dal suo paese dopo essere stato picchiato e torturato dalla polizia. Sogna di tornarci un giorno per fare il giornalista.

Guarda le prime due puntate della nostra inchiesta sull’accoglienza in Italia:
1. Profughi, in 450 nell’ex Cie di Milano. Tensioni? “Magari non fanno niente, mai clienti si stressano” (di Anna Vullo)

2. “Migranti? No, convivono con noi”. Case in affitto e servizi gratuiti, in Calabria la convivenza “modello Drosi” (testo e video di Lucio Musolino)

3. Migranti, a Roma buchi nell’accoglienza. E gli sgomberi si scaricano sui cittadini (di Giuseppe Putignano e Marco Mastrandrea)