Società

Enac e furbetti del cartellino, quella di Palermo è stata una figuraccia

Basta dare uno sguardo alla allocazione inefficiente del personale dell’Enac nei vari (troppi) aeroporti italiani per capire che c’è qualcosa che non funziona (da tempo) nella obsoleta struttura controllata dal ministero dei trasporti. Come è possibile che un addetto non abbia nella sede del suo ufficio non un collega che lo aspetti, ma neppure un lavoro? Ciò potrebbe accadere in una attività privata? Andiamo con ordine.

La procura di Palermo avrebbe smascherato un meccanismo basato sulla sistematica assenza dal posto di lavoro di nove uomini, che facevano invece apparire la loro presenza grazie a qualche collega compiacente che effettuava la timbratura del loro cartellino. L’Enac, una branchia della pubblica amministrazione, Ente pubblico non economico sotto la vigilanza del Ministero dei Trasporti ha compiti di controllo e sorveglianza sulle attività degli scali. Deve garantire la sicurezza e il rispetto delle norme vigenti sulle condizioni di accesso alle attività aeronautiche da parte delle compagnie aeree, dei gestori aeroportuali in concessione, dei fornitori di servizi degli handler e il rispetto delle norme ambientali (rumore,emissioni), delle servitù aeroportuali all’intorno e dentro i sedimi aeroportuali.

La struttura dell’Enac si suddivide in 14 direzioni aeroportuali e conta 293 addetti. La direzione della Sicilia occidentale (dove operano i nove addetti sotto indagine) che sovraintende le attività degli scali di Palermo, Trapani, Pantelleria e Lampedusa dispone di un organico di 33 addetti, l’11,3% del totale nazionale. Complessivamente negli scali della direzione orientale della Sicilia transitano 6,9 milioni di passeggeri/anno. Ciò significa che la produttività è di 0,39 milioni di passeggeri per addetto.

Nella direzione lombarda che gestisce gli scali di Linate e Bergamo e Brescia gli addetti sono 19, il 6,5% del totale ma la loro produttività è di 1,06 milioni di passeggeri per addetto. Non siamo di fronte alla solita allocazione del personale sbilanciata tra nord e sud. Infatti il peggior tasso di produttività appartiene alla direzione del Nord-Ovest (Torino e Genova) dove transitano 3,6 milioni di passeggeri e la produttività per addetto è più bassa di quella di Palermo con o,25 milioni di passeggeri per addetto. Un problema diffuso quello della funzionalità e dell’efficienza della struttura. Da un anno la direzione di Palermo è senza direttore. Fa le sue veci, da un anno, il direttore della Malpensa che opera a Palermo un giorno alla settimana. Non solo ma la direzione è anche priva di un pur previsto project manager. Insomma la complessa vita degli scali aeroportuali non è affatto ben gestita.

Vito Riggio è Presidente dell’Enac dal 2003, da 14 anni, ed è destinato a restarvi fino al 2018 secondo quanto stabilito da un decreto del Consiglio dei Ministri. La devianza della burocrazia, il tema del lavoro nel settore pubblico, della sua riorganizzazione e dell’allocazione delle risorse umane con criteri di efficacia e non burocratico-amministrativo resta alla ribalta nel nostro Paese. È difficilissimo che un impiegato di una azienda privata timbri il cartellino (se c’è questo dispositivo di controllo) e poi non entri in ufficio. Mentre è possibile, purtroppo talvolta probabile, che un impiegato pubblico timbri (o si faccia timbrare) e non entri in ufficio. La certezza della presenza del lavoratore sul posto di lavoro nel settore privato non è assicurata da regole più punitive di quelle del settore pubblico, ma dal fatto che la sua presenza è legata a una sua specifica funzione sul posto di lavoro.

È il sistema della macchina produttiva (o dei servizi), la cosiddetta “organizzazione del lavoro” nella quale è inserito il lavoratore, e non la severità delle regole a rendere necessaria la sua presenza in ufficio. In questi lunghi anni di presidenza, Riggio ha contribuito, o semplicemente assistito, al proliferare degli scali italiani e non ha messo a gara europea un rinnovo di una concessione aeroportuale (Brescia docet). Risultato, una figuraccia a Palermo e troppi scali commerciali (34) di cui molti inutili da gestire. Se la produttività degli addetti dell’Enac è a macchia di leopardo lo stesso dicasi delle produttività degli aeroporti. Gli aeroporti della penisola gestiscono in media 4,4 milioni di passeggeri mentre in gran Bretagna siamo a 11,6 milioni e in Germania a 10,8 milioni. Quando la politica e non il mercato fa nascere gli aeroporti accade quel che accade in Italia. Forse i fenomeni di assenteismo sono anch’essi figli di input clientelari piuttosto che di precise esigenze organizzative.