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Criticare Israele si può. E non chiamatemi “antisemita”

Dopo l’astensione degli Stati Uniti all’Onu, la risposta di Israele è stata inaccettabile e ha palesato quella tracotanza che caratterizza la politica estera di un Paese, la cui costruzione artificiosa, ha destabilizzato il Medio Oriente.

Non è permesso contestare la politica estera d’Israele. Guai a chi si permette di pronunciare una semplice verità e cioè che devono smetterla di accaparrare terre non loro. La macchina del fango subito si mette in azione e si è tacciati di essere discendenti di Hitler. Questo piagnisteo ipocrita deve finire. La Shoah è stata un orrore, una mostruosità, ma questo non significa che chi l’ha subita abbia il diritto di fare violenza su altri.

In molti, dopo un post sulla mia pagina Facebook, mi hanno sollecitato a dar voce ai tanti che sono stanchi di ricevere la solita fallace versione da parte dei mass media. Il popolo palestinese da decenni sta subendo atrocità da parte di uno degli eserciti più potenti al mondo (il quarto). Nell’attacco a Gaza del 2008, quando fu usato fosforo bianco, secondo la ong Palestian center for human rights furono uccisi 895 civili e 167 poliziotti a cui vanno aggiunti 280 bambini e 111 donne.

In quei giorni, mentre Gaza era una prigione dalla quale non si poteva fuggire e non era permesso a imbarcazioni internazionali di portare soccorso, Israele continuava a ricevere armi dagli Stati Uniti con cui bombardava ospedali, centrali elettriche, infrastrutture idriche e scuole. L’Idf, dall’ inglese Israel Defense Forces, una volta giunto a Gaza dopo aver colpito più di 20.000 abitazioni, costrinse i bambini palestinesi a camminare di fronte ai loro mezzi trasformandoli in piccoli scudi umani.

L’8 luglio del 2014 ci fu l’operazione denominata “Margine protettivo”. Secondo Amnesty International quell’estate ci furono centinaia di attacchi aerei su tutta la Striscia di Gaza, che distrussero abitazioni sovente senza il preavviso sufficiente all’evacuazione né la previsione di rifugi e vie sicure; centinaia di strutture mediche; almeno sei scuole gestite dall’Onu (e complessivamente 137 scuole della Striscia di Gaza) e l’unica centrale elettrica di Gaza. Ma pensare di raccogliere in un solo articolo i crimini subiti dai palestinesi è come voler far entrare un capodoglio in una vasca da bagno.

E’ davvero grave quello che è accaduto in questi giorni. Venerdì scorso l’Onu ha chiesto a Israele di fermare gli insediamenti in Cisgiordania. Gli Stati Uniti, che sempre hanno appoggiato e sovvenzionato le azioni militari israeliane, si sono “permessi” di astenersi e all’Onu è passato lo stop ai nuovi insediamenti. Il premier israeliano Netanyahu, in tutta risposta, ha subito dato l’ok per la costruzione di 618 nuove case. L’arroganza d’Israele rende questo Paese un ostacolo per la pace e per la sicurezza del Medio Oriente. L’antitesi di ciò che ha sostenuto il premier israeliano che ha anche criticato John Kerry, segretario di Stato Usa, sostenendo che è stata “attaccata l’unica democrazia in Medio Oriente”.

Israele in realtà è tra le cause principali della destabilizzazione del Medio Oriente. Si pensi al fatto che sono in molti a pensare che appoggi l’Isis per abbattere Bashar al Assad. Possiede un numero consistente di ordigni atomici e adotta politiche terroriste contro la Palestina. Purtroppo nessun grande quotidiano o tv esplicita questo semplice dato di fatto. I mass media occultano la verità non spiegando in che condizione di ingiustizia si trova il popolo palestinese a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale. Sarebbe il caso che sempre più forte si alzasse alta la protesta contro le velleità dei sionisti che hanno già rubato troppi acri di terra ai palestinesi.

E specifico che il termine ‘sionista’ non equivale a ‘ebreo’, anzi gli ebrei sono ostaggio di questo gruppo che ha tra uno dei suoi padri David Ben Gurion. Con l’elezione di Donald Trump la situazione in Medio Oriente peggiorerà. Il legame economico del Tycoon con le élite israeliane soffocherà ancor di più il desiderio di giustizia dei palestinesi. Come scrisse Vittorio Arrigoni: “Qualcuno fermi questo incubo. Rimanere immobili in silenzio significa sostenere il genocidio in corso. Urlate la vostra indignazione, in ogni capitale del mondo ‘civile’, in ogni città, in ogni piazza, sovrastate le nostre urla di dolore e terrore. C’è una parte di umanità che sta morendo in pietoso ascolto. Restiamo umani”.