Politica

Camera, Gentiloni: “Governo dura finché c’è fiducia. Su legge elettorale intese spettano all’Aula”. M5s, Lega e Ala fuori

Il presidente del Consiglio incaricato si è presentato davanti a Montecitorio dopo che nelle scorse ore ha ottenuto il via libera alla sua squadra da Mattarella. Il voto atteso per le 20. Disertano i parlamentari grillini, leghisti e verdiniani. L'ex ministro degli Esteri: "Ci rivolgeremo a tutti i cittadini". Ha rivendicato quindi i risultati dell'esecutivo Renzi e in merito alla crisi Mps ha annunciato: "Siamo pronti a intervenire per garantire la stabilità degli istituti bancari e i risparmi"

Un “governo di responsabilità” che punta ad avere “convergenze larghe sui temi” e che durerà finché c’è la fiducia del Parlamento. Paolo Gentiloni si è presentato davanti alla Camera per chiedere il sostegno della maggioranza e come prima cosa ha rivendicato i risultati dell’esecutivo Renzi: “Ha rimesso in moto il Paese”, ha detto, e il suo passo indietro dopo la vittoria del No al referendum sulla Costituzione “è un atto di coerenza“. Ad ascoltarlo un’Aula semivuota: hanno infatti disertato M5s, Ala e Lega Nord che in segno di polemica hanno deciso di non partecipare alla discussione e non si presenteranno nemmeno per il voto. Davanti alla polemiche che il nuovo esecutivo non tenga conto della volontà popolare, ha risposto indirettamente: “Il governo non si rivolgerà certo a quelli del Sì contro quelli del No, si rivolge a tutti i cittadini italiani”. Il presidente del Consiglio incaricato ha quindi elencato le sue priorità che, oltre l’emergenza del terremoto, si chiamano legge elettorale e banche. “Trovare le intese spetta al Parlamento“, ha detto ribadendo che il governo non sarà protagonista delle trattative sulle modifiche all’Italicum. Ha poi dichiarato che il “sistema bancario italiano è solido”: “Voglio dire molto chiaramente che il governo è pronto a intervenire per garantire la stabilità degli istituti bancari e i risparmi dei cittadini”. Gentiloni ha anche citato tre riforme su cui verrà concentrata l’attenzione: riforma della Pubblica amministrazione, del processo penale e del Libro bianco della difesa. Proprio il tema della giustizia aveva creato problemi nel precedente governo, con un ritardo nell’approvazione del provvedimento che aveva provocato malumori tra il presidente del Consiglio e il ministro Andrea Orlando.

Gentiloni solo ieri ha annunciato la composizione della sua squadra, una quasi fotocopia di quella di Renzi con due sole new entry e tre che cambiano ruolo. Dopo una corsa contro il tempo per permettere di avere un esecutivo in carica prima del Consiglio europeo di giovedì, oggi è in programma il voto di fiducia dell’aula della Camera che dovrebbe arrivare intorno alle 20: la prima chiama è fissata per le 18.45. Dopo le comunicazioni a Montecitorio, il presidente del Consiglio è andato al Senato per consegnare il testo scritto del suo intervento. Intorno alle 12,30 inizierà la discussione generale sulla fiducia che durerà per tre ore e mezza. Alle 16 replicherà e a seguire ci saranno le dichiarazioni di voto.

Gentiloni nel suo primo discorso alle Camere ha esordito elogiando l’esecutivo dimissionario e l’ex presidente del Consiglio, ma anche la “ferma mano di Sergio Mattarella” che ha permesso di superare in tempi rapidi la crisi politica: “Il mio governo nasce in un contesto nuovo”, ha detto, “creato dalla bocciatura del referendum e dalla scelta di dimettersi di Renzi. Questa scelta, che ha originato la crisi, non era obbligata ma ampliamente annunciata e averla compiuta è un atto di coerenza a cui non solo noi del governo e della maggioranza ma tutti gli italiani che hanno a cuore la dignità della politica dovrebbero guardare con rispetto”. Ha quindi sottolineato il fatto che il suo esecutivo si inserisce in un quadro che deriva direttamente da quello precedente, con gli stessi equilibri e quasi la stessa composizione: “Il governo che si presenta a chiedere la fiducia è un governo di responsabilità, garante della stabilità delle nostre istituzioni, e intende concentrare tutte le energie sulle sfide dell’Italia. I compiti di un governo sono definiti dalla Costituzione e il suo profilo politico è iscritto nel quadro della maggioranza del governo precedente che non è venuta meno. Per qualcuno è un limite, io lo rivendico, rivendico il grande lavoro fatto alle spalle ed i risultati ottenuti di aver rimesso in moto il Paese. Sono risultati di cui siamo orgogliosi e fanno onore alla maggioranza in questi tre anni di governo “. Si è poi rivolto alle forze parlamentari che discutono da giorni sulla durata del mandato e la necessità o meno di andare al voto anticipato: “Lascio alla dialettica tra le forze politiche il dibattito sulla durata, per quanto ci riguarda il riferimento è la Costituzione: un governo dura fin quando ha la fiducia del parlamento”.

Uno dei dossier più complicati sul tavolo di Gentiloni è quello che riguarda le modifiche alla legge elettorale. E’ di fatto uno dei pochi ostacoli che impediscono il voto anticipato, ma il presidente del Consiglio incaricato ha ribadito che sarà compito dei partiti risolvere la partita: “Oltre all’agenda del governo”, ha detto, “prenderà corpo tra le forze parlamentari un confronto sulla legge elettorale per la necessaria armonizzazione delle norme tra Camera e Senato, confronto nel quale il governo non sarà attore protagonista, spetta a voi la responsabilità di promuovere e provare a cercare intese efficaci. Certo non staremo alla finestra cercheremo di facilitare e sollecitare”, l’accordo. Si tratta di una precisazione importante che già aveva chiarito al momento dell’insediamento: il 24 gennaio prossimo ci sarà la prima udienza della Corte costituzionale sulla legge elettorale. Anche sulla base della decisione della Consulta, i partiti dovranno presentare le loro proposte per modificare l’Italicum, che in questo momento vale solo per la Camera e non per il Senato. Le mediazioni si presentano più complicate del previsto: i 5 stelle rifiutano di sedersi al tavolo, e le trattative, presumibilmente, saranno tra Pd e Forza Italia. C’è poi l’incognita di Ala: i verdiniani sono rimasti fuori dal governo, ma possono ancora pesare negli equilibri.

Se la legge elettorale è il nodo su cui si giocheranno i rapporti politici, la vera preoccupazione per Gentiloni si chiama Mps e settore economico. Il presidente del Consiglio incaricato ha ribadito che il governo Renzi ha permesso una ripresa: “La nostra intenzione è accompagnare e rafforzare la ripresa economica che finalmente e gradualmente, a nostro avviso molto lentamente, si sta manifestando anche nel nostro Paese”. Per quanto riguarda le banche ha invece specificato: “Il sistema bancario nel suo insieme è solido”. E poi: “Voglio dire molto chiaramente che il governo è pronto a intervenire per garantire la stabilità degli istituti bancari e i risparmi dei cittadini”. Nessun “apocalisse”, ha detto: “L’Italia ha una economia forte, non ci possono essere scorribande su questo fronte e lo dimostrano le profezie sbagliate di apocalisse in base all’esito in un senso del referendum. Questa è l’Italia“.

Gentiloni ha citato tra le priorità gli interventi per l’emergenza terremoto che ha colpito il centro Italia nei mesi scorsi: “Spetta a me indicare le priorità del governo. La prima è senz’altro l’intervento nelle zone colpite dal terremoto“. Lo stesso Renzi, durante la cerimonia della campanella per il passaggio di consegne, ha voluto regalare una felpa con la scritta “Amatrice”. “Abbiamo avuto una risposta straordinaria”, ha detto, “ma siamo ancora in emergenza e dalla qualità della ricostruzione dipende la qualità del futuro di una parte rilevante del territorio dell’Italia centrale e da questi passi che faremo dipende anche la forza che avremo nel programma a lungo termine su Casa Italia, che interviene sugli elementi più profondi dei danni che vengono provocati dagli eventi sismici nel Paese”. Tra le poche novità dell’esecutivo Gentiloni c’è la nascita del ministero per il Mezzogiorno e la coesione territoriale: “Dobbiamo fare molto di più per il Mezzogiorno. La decisione di formare un ministero esplicitamente dedicato al Sud non deve far pensare a vecchie logiche del passato, al contrario noi abbiamo fatto molte cose per il Mezzogiorno ma credo che sia insufficiente la consapevolezza che proprio dal Sud possa venire la spinta forte per la crescita economia”.

La fretta nel formare il nuovo esecutivo è stata dettata anche dalla necessità di avere un governo pronto per rispondere agli appuntamenti internazionali: “Avremo un’agenda di lavoro molto fitta”, ha detto, “ci metteremo al lavoro soprattutto sul terreno internazionale dove ci aspettano appuntamenti importanti”. Ha quindi ricordato che l’Italia assumerà la presidenza del G7: “Lo faremo in un momento difficile”, ha dichiarato. “Approfitto per dire che noi siamo pronti a collaborare con quello è da sempre nostro principale partner, gli Stati Uniti, forti dei nostri principi”. Sui rapporti con l’Unione europea ha ribadito, con toni simili a quelli del suo predecessore Renzi ma comunque più diplomatici, la volontà di mantenere la mano ferma a Bruxelles: “Nel consiglio Ue di giovedì prossimo, dove si affronterà il tema del rinnovo del regolamento di Dublino, avremo una posizione molto netta: non è accettabile che passi di fatto il principio di un’Unione europea troppo severa su alcuni aspetti dell’austerity e troppo tollerante verso paesi che non accettano di condividere responsabilità comuni sui migranti”.

Gentiloni ha detto di voler essere il presidente del Consiglio di “tutti i cittadini”, ma sa che dovrà fare i conti con un’Italia che ha bocciato clamorosamente la riforma della Costituzione e al tempo stesso l’operato del governo Renzi. Anche per questo Gentiloni ha detto di voler riportare l’attenzione su “una classe media disagiata”, proprio quella stessa fascia della popolazione che ha votato contro alla consultazione popolare: “All’agenda vorrei aggiungere grandi questioni su cui finora a mio avviso non abbiamo dato risposte pienamente sufficiente. Innanzitutto i problemi che riguardano la parte più disagiata della nostra classe media, partite Iva e lavoro dipendente, che devono essere al centro dei nostri sforzi per far ripartire la nostra economia. Proprio perché non vogliamo rinunciare a una società aperta e digitale vogliamo porre al centro coloro che da queste dinamiche si sentono sconfitti”.