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Scuola, diritto di sciopero a rischio: “Vogliono rendere obbligatoria la dichiarazione di adesione in anticipo”

A puntare il dito contro le manifestazioni proclamate dalle organizzazioni sindacali è la Commissione di Garanzia che nei giorni scorsi ha convocato i sindacati mettendo sul tavolo una mossa per arginare il malessere dei dirigenti che con la "Buona Scuola" hanno dovuto fare i conti con parecchie giornate di "assenza" dei docenti che hanno aderito alle iniziative di protesta. Flc-Cgil: "Se ci dev'essere qualche modifica dev'essere fatta nell'ambito complessivo del contratto"

Il diritto di sciopero per maestri e professori rischia grosso. A puntare il dito contro le manifestazioni proclamate dalle organizzazioni sindacali è la Commissione di Garanzia che nei giorni scorsi ha convocato i sindacati mettendo sul tavolo una proposta: rendere obbligatoria la dichiarazione di adesione o non allo sciopero. Una mossa per arginare il malessere dei dirigenti che con la “Buona Scuola” hanno dovuto fare i conti con parecchie giornate di “assenza” dei docenti che hanno aderito alle iniziative di protesta ma anche per garantire le famiglie che sbottano di fronte al disagio creato dagli insegnanti che per un giorno non si presentano in aula. Ora il tentativo della Commissione è quello di rivedere la questione e costringere i dipendenti del settore scuola a dichiarare in anticipo le loro intenzioni.

Ad oggi, infatti, con la presa visione dell’avviso dello sciopero ogni docente può scegliere liberamente di comunicare o meno la sua adesione al capo d’istituto. Un diritto “sacrosanto” secondo le organizzazioni sindacali che hanno subito levato gli scudi di fronte alla proposta della Commissione: “Non siamo assolutamente d’accordo, in questo modo si vanifica qualsiasi disagio provocato dallo sciopero. Ci sono già un sacco di norme da rispettare: va fatto il tentativo di conciliazione che è una burla perché l’amministrazione statale non si presenta mai; vanno dati quindici giorni di preavviso; ci dev’essere un intervallo tra uno sciopero e l’altro; non si possono fare più di un giorno la prima volta e due giorni la seconda; non è possibile fare più di dodici giorni l’anno per le superiori e otto per le primarie. Con tutti questi limiti diventa difficile proclamarli”, spiega Rino Di Meglio alla guida della Gilda Scuola.

Un secco no arriva anche dal segretario della Flc-Cgil Mimmo Pantaleo: “Abbiamo rifiutato qualsiasi ipotesi di cambiamento della Legge. Se ci dev’essere qualche modifica dev’essere fatta nell’ambito complessivo del contratto. Per quanto riguarda le organizzazioni più rappresentative finora si sono attenute al rispetto delle regole. Se il problema sono i piccoli sindacati che proclamano in continuazione scioperi bisogna stabilire se stanno dentro le regole o no”.

Piero Bernocchi dei Cobas non è stato invitato al tavolo della Commissione Garanzia ma è pronto a dar battaglia: “Anche se non ci hanno convocato rinviamo al mittente questa proposta che è persino grottesca. Non è che si programma lo sciopero un mese prima: un dipendente ha diritto a cambiare idea anche all’ultimo momento. Qualche preside negli ultimi anni di sua iniziativa ha provato a costringere gli insegnanti a dichiarare la sua adesione o meno allo sciopero con la giustificazione della necessità di sostituire il professore assente ma nessuno dev’essere sostituito. Le regole del gioco sono scritte nella Legge 146 e già limitano parecchio l’iniziativa di sciopero rispetto ad altri Paesi europei”.  Non sarà una battaglia facile quella intrapresa dalla Commissione. Tutte le organizzazioni sindacali sono unite in difesa dello sciopero: “A questo punto – dice Di Meglio – se vogliono che i dipendenti dichiarino prima anche la loro adesione tanto vale fare una manifestazione simbolica come i giapponesi che mettono una fascia nera in testa e non scioperiamo più”.