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‘Ndrangheta, 48 arresti in Calabria: in manette anche il vice sindaco di Cropani

Colpite le cosche Trapasso, egemone nel territorio di confine tra le province di Catanzaro e Crotone, e Tropea. Le accuse sono di associazione mafiosa, estorsione, violazioni in materia di armi, illecita concorrenza, minaccia, esercizio abusivo del credito e intestazione fittizia

“Una vera e propria ‘occupazione militare’ del territorio, attraverso una fitta rete di fiancheggiatori e favoreggiatori, appartenenti anche al mondo imprenditoriale e a quello delle istituzioni”. Sono 48 le persone arrestate dalla squadra mobile di Catanzaro e dallo Sco per associazione mafiosa, estorsione, violazioni in materia di armi, illecita concorrenza, minaccia, esercizio abusivo del credito e intestazione fittizia. Tra queste anche il vicesindaco di Cropani Francesco Greco, accusato di concorso esterno con la ‘ndrangheta.

L’operazione “Borderland” è scattata all’alba. La Direzione distrettuale antimafia, guidata da Nicola Gratteri, ha colpito la cosca Trapasso, egemone nel territorio di confine tra le province di Catanzaro e Crotone, e la cosca Tropea. Dall’inchiesta sono emersi gli interessi delle famiglie mafiose per i numerosi villaggi turistici oltre ai solidi legami con le ‘ndrine reggine e vibonesi.

Famiglie di ‘ndrangheta che riuscivano a infiltrarsi anche nel Comune di Cropani condizionando le elezioni del maggio 2014 quando è stato sostenuto il vicesindaco Greco il quale “forniva – come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – un contributo concreto, specifico e volontario per la conservazione o il rafforzamento delle capacità operative dell’associazione con la consapevolezza circa i metodi e i fini dell’associazione stessa, promettendo e assicurando, in cambio del sostegno elettorale promesso e attuato da parte del sodalizio, la sua disponibilità nei confronti dell’organizzazione mafiosa”.

In sostanza, Greco era al servizio di boss e gregari della cosca ai quali offriva “le condizioni per esercitare la loro influenza nelle funzioni amministrative del comune di Cropani”. Quando Greco era consigliere comunale uscente, il boss Leonardo Trapasso lo aveva sostenuto in campagna elettorale  “con l’ausilio di Roberto Cosco, pianificando la sua futura nomina a vice sindaco del Comune, effettivamente realizzatasi, rafforzando la percezione della capacità di intimidazione e condizionamento del sodalizio, accrescendo la potenziale capacità operativa e attendibilità dell’organizzazione criminale e incrementandone il prestigio”.

Il business della cosca, guidata da Giovanni Trapasso (59 anni) e dai figli Leonardo detto Nanà e Tommaso, era quello dei villaggi turistici utilizzati come strumento di consenso. I soggetti vicini al clan, infatti, venivano assunti fittiziamente nelle strutture ricettive. Gli inquirenti sono riusciti a registrare la presenza degli affiliati ai Trapasso anche a Polsi, in Aspromonte, in occasione dei festeggiamenti annuali per la Madonna della Montagna. Ma anche ai matrimoni di alcuni appartenenti alle più blasonate famiglie mafiose calabresi.

L’inchiesta è stata avviata grazie a una stringente attività di sorveglianza fisica ed elettronica degli indagati da parte della Squadra Mobile di Catanzaro, coordinata dal procuratore Gratteri, dagli aggiunti Vincenzo Luberto e Giovanni Bombardieri e dal pm Vincenzo Capomolla. Gli inquirenti sono riusciti a dimostrare l’esistenza di due distinte cosche che gestivano anche l’usura e sottoponevano a estorsione tutte le attività commerciali del territorio. Proprio indagando sull’esercizio abusivo del credito e sull’usura gli investigatori hanno fatto luce sui collegamenti tra la cosca calabrese e il Nord Italia.

I Trapasso e i Tropea, infatti, avevano rilevanti interessi economici ed erano attivi anche in Emilia Romagna, tra Bologna, Parma e Reggio Emilia, dove erano residenti e sono stati arrestati cinque dei 48 indagati nell’inchiesta “Borderland”. Oltre alle misure cautelari, la polizia ha eseguito anche un decreto di sequestro di diverse società e imprese ritenute lo strumento delle attività illecite della stessa cosca o l’oggetto di interposizioni fittizie dei sodali.

I sigilli sono stati applicati a un esercizio ricettivo, un maneggio e una società per la distribuzione di slot machine. Ma anche a tutte le società di servizi attraverso cui i Trapasso controllavano di fatto la gestione delle attività interne a importanti villaggi turistici della zona.