Politica

Italicum, accordo Pd per le modifiche dopo il voto: Cuperlo dice Sì. I renziani ringraziano, la minoranza si spacca

Il documento sarà sottoposto ai vari organi del partito e alle altre forze politiche dopo il referendum. A favore l'ex presidente dem che sembra sempre più intenzionato a schierarsi in favore della legge Boschi: "E' un passo avanti". Serracchiani dal palco della Leopolda: "Grazie Gianni per il rispetto". Ma Speranza: "Fumoso, non basta". E Nico Stumpo: "Presa in giro". Il ministro Martina: "Ora tutti uniti per la riforma della Costituzione"

Il documento Pd per archiviare l’Italicum c’è, le modifiche tanto richieste pure, ma ancora una volta è un impegno per il futuro: se ne riparla dopo il referendum, ovvero quando la galassia politica comunque vadano le cose non sarà più la stessa e tutto sarà di nuovo possibile. La notizia dell’accordo è arrivata in un pomeriggio di Leopolda, giusto in tempo per permettere ai renziani di cantare vittoria dal palco della loro manifestazione e alla minoranza Pd di spaccarsi per l’ennesima volta. In calce al documento infatti, c’è anche la firma di Gianni Cuperlo, da sempre una delle voci più critiche: “E’ un passo avanti, ora il governo sia leale”, ha detto. Dopo il selfie nella piazza del Sì con la ministra Maria Elena Boschi, l’ex presidente Pd ha strappato anche una citazione nel discorso di chiusura della prima giornata di Leopolda di Debora Serracchiani: “Un grazie a Gianni: ha dimostrato rispetto. L’accordo è un gesto importante per il Pd e per il Paese”. I renziani gongolano: a meno di un mese dal referendum ottengono l’appoggio di una parte della sinistra del partito e la vittoria mediatica di poter sbandierare d’ora in poi il compromesso riuscito. Poco importa che la bozza sia ancora un “vedremo” e un “si farà”, quello che conta è avere spaccato la minoranza. Il Sì di Cuperlo infatti, che secondo molti ora pensa pure a schierarsi in favore della riforma della Costituzione, non è bastato a trascinare gli altri dissidenti. Niente da fare per Roberto Speranza: “Non guarisce la ferita aperta. L’Italicum, approvato con la forzatura della fiducia, resta vigente. Serve una nuova legge, non una traccia di intenti generica e ambigua che non cambia le cose. Su un tema così importante il Pd non può cavarsela con una paginetta fumosa”. Secco anche Nico Stumpo: “E’ una presa in giro”. Il ministro Maurizio Martina, da sempre vicino all’ala bersaniana, ha provato a rilanciare: “Ora tutti uniti per il Sì”. Ma per una fetta consistente dei critici è davvero troppo tardi. Basta pensare a uno fra tutti, e il più rappresentativo: l’ex segretario Pierluigi Bersani ha deciso nei giorni scorsi che farà campagna elettorale per il No e non ha intenzione di fare passi indietro. “Siamo fuori tempo massimo”, ha detto sulla stessa linea il senatore Federico Fornaro.

I punti centrali del documento prevedono che l’Italicum, entrato in vigore nei mesi scorsi, sia ritoccato in due nodi fondamentali: i collegi e il ballottaggio. A stilare la bozza sono stati, oltre a Cuperlo in veste di delegato della minoranza, anche il vicepresidente Pd Lorenzo Guerini, i due capigruppo Ettore Rosato e Luigi Zanda e il presidente dem Matteo Orfini. Il testo sarà sottoposto nei vari organi del partito e dopo il referendum, come richiesto dalle altre forze di opposizione, sarà discusso con gli altri parlamentari. L’idea di creare un gruppo di lavoro per sondare la disponibilità del Parlamento sulle modifiche era stata dello stesso presidente del Consiglio, quando lo spettro di una scissione interna aveva spinto i renziani a dare un segnale: l’annuncio era arrivato nel corso dell’ultima direzione Pd con lo slogan del “via gli alibi” per il Sì alla nuova Costituzione.

Cuperlo si porta così sulle spalle la responsabilità di essere andato al tavolo con il nemico e aver accettato una mediazione. “La bozza contiene un passo in avanti”, si è giustificato poco dopo”. E ha poi aggiunto: “E’ chiaro che da ora in avanti la prova di coerenza e lealtà rispetto a questo impianto spetta a tutti, a partire da chi è alla guida del governo. Mi sono assunto una responsabilità attraversato dai dubbi e dalle domande che chiunque si sarebbe posto”. Stumpo non sente ragioni, condannando l’iniziativa in toto: “Non solo non ci convince”, ha detto, “ma è un evidente passo indietro. Si tratta di un’approvazione postuma della relazione di Renzi in direzione e si capisce solo che si dà mandato a una verifica con Verdini e Alfano. Noi avevamo posto un tema politico serio sul rischio di un vulnus sugli effetti della riforma istituzionale uniti all’Italicum, vediamo un documento in cui non c’è traccia delle modifiche da fare e si arriva a dopo il 4 dicembre. E’ un’ abbondante presa in giro, noi restiamo convinti delle nostre posizioni e a chi ha fatto un’altra scelta facciamo un caloroso in bocca al lupo”.

Il comitato apre a una verifica dopo il referendum del 4 dicembre su 2 punti: “La preferenza per i collegi”, si legge, “come il sistema più adatto a ricostruire un rapporto fiducia tra eletti ed elettori; la definizione di un premio di governabilità (di lista o di coalizione) che consenta l’indicazione su chi avrà la responsabilità di garantire il governo attraverso il superamento del meccanismo di ballottaggio”. Una delle premesse fatte è che la maggioranza dei gruppi interpellati e soprattutto “la totalità delle opposizioni che si sono espresse anche con dichiarazioni pubbliche in tal senso” hanno detto di essere pronte a dialogare sul punto, ma di essere indisponibili a una verifica parlamentare prima del referendum. “La commissione”, si legge nel documento, “ha impostato il lavoro sulla base delle indicazioni contenute nella relazione del segretario Matteo Renzi e delle valutazioni emerse dalla discussione. In particolare con una verifica su tre aspetti: premio di lista/premio di coalizione; ballottaggio/turno unico; modalità di espressione della volontà degli elettori nella scelta degli eletti”. E invece in merito alla “futura elezione dei senatori è confermata l’indicazione espressa dal segretario per assumere la proposta di legge a firma Fornaro-Chiti quale riferimento del Pd per il varo della disciplina ordinaria in materia”. Si tratta della proposta di legge che prevede l’elezione diretta dei futuri senatori.

Il gruppo si è riunito tre volte e ha avviato una prima ricognizione con le altre forze e gruppi parlamentari “sia in merito ai contenuti che ai tempi di eventuali modifiche della legge attuale”. In conclusione si annuncia che il documento sarà sottoposto all’Assemblea nazionale, alla direzione e ai gruppi parlamentari del Partito democratico di Camera e Senato “per le relative valutazioni e conseguentemente tradurne l’impianto nei testi di legge (elezione dei senatori secondo il ddl Fornaro-Chiti e legge elettorale) da portare al confronto con le altre forze politiche e gruppi parlamentari”.