Calcio

Nozze gay, cade il tabù: vicepresidente Savoia sposa il compagno. “Per Tavecchio sono un diverso? Felice di esserlo”

Gianni Salzano è il numero due della società calcistica di Torre Annunziata: sabato 10 ottobre si è unito civilmente con il suo fidanzato. A ilfattoquotidiano.it dice: "Spero che la mia storia serva ai tanti omosessuali che sono costretti a nascondersi perché hanno paura di rendere nota la loro sessualità". E la Figc lo invita a Roma per incontrarlo

“Spero che la mia storia possa servire ai tanti gay che ci sono nel mondo del calcio e che sono costretti a nascondersi perché hanno paura di rendere nota la loro sessualità“. Gianni Salzano ha 46 anni. E’ un imprenditore di Roma, dove vive e lavora con il suo compagno Carlo. Operano nel campo della sanità: sono partiti dal nulla, ora hanno oltre 80 dipendenti. Gianni e Carlo sabato 10 ottobre si sono sposati con rito civile a Castello di Decima, nell’agro capitolino. Dov’è la notizia? Salzano è il vicepresidente del Savoia Calcio, gloriosa società calcistica di Torre Annunziata, oltre 40mila abitanti a una manciata di chilometri da Napoli. Nel pallone made in Italy non era mai successo prima: nessun coming out, figurarsi un’unione civile. Ora c’è un precedente, proprio al Sud, in una terra dove per molti il machismo nel calcio e l’omofobia nella società vanno a braccetto.

“Forse sarò stato fortunato, ma questo per me è solo un vecchio pregiudizio. Sono a Torre Annunziata da meno di un anno, non ho mai subito nessun tipo di discriminazione, eppure tutti sapevano del mio orientamento sessuale” spiega il vicepresidente del Savoia al fattoquotidiano.it. Salzano, del resto, prima dell’esperienza nel Napoletano è stato per anni dirigente della Lupa Castelli Roma (squadra che ha militato in Lega Pro) e in passato è stato anche calciatore: “Sono fidanzato con Carlo da 22 anni, una vita, e la mia storia è sempre stata alla luce del sole. Mai un problema, mai una battutina: si giocava insieme, si vinceva o si perdeva, da squadra. Poi sotto la doccia, che problema c’è?”. Il problema è che il mondo del calcio è omofobo: ci sono esempi a iosa. “Ripeto: io sono stato fortunato, ma in effetti conosco molti gay, calciatori e dirigenti, che hanno paura di uscire allo scoperto. Ecco: vorrei che la mia esperienza li aiutasse“.

Un anno fa venne registrata una conversazione in cui il numero uno della Figc Carlo Tavecchio diceva: “Tenete lontani i gay da me, io sono normalissimo”. Il Savoia calcio (che milita in Eccellenza campana, dove guida la classifica con cinque vittorie in altrettante partite) è iscritta alla Figc: quindi Tavecchio è anche il presidente di Salzano. Risata: “Il mio presidente Tavecchio ha detto una grossa stronzata. E forse se n’è reso conto. I diversi sono altri: i ladri, i criminali, non i gay. E se per lui sono diverso, sono contento di esserlo, sto bene così”. Un messaggio al numero uno del calcio italiano? “Vuole che stia lontano? Peggio per lui. Ho realizzato un sogno dopo 22 anni, sono contento di essere così. Mi piace”.

Al posto di Tavecchio alla guida della Lnd un paio di anni fa arrivò Felice Belloli. La sua esperienza a capo dei dilettanti finì dopo aver definito “quattro lesbiche” le calciatrici. Sia Tavecchio che Belloli non sono più dei ragazzini. L’omofobia del calcio può dipendere da una questione di età? Per Salzano la questione non si pone: “Molti genitori dei miei amici hanno la stessa età di Tavecchio e Belloli e non la pensano così. A mio avviso è un problema di mentalità, di arretratezza culturale: hanno detto delle cavolate, hanno chiesto scusa. Tutto sta a capire se davvero hanno compreso in fondo la brutalità delle loro affermazioni”. La difesa è la solita: accampare svariate amicizie nel mondo gay. “Altra stronzata – dice Salzano – Gli amici sono amici, a prescindere da cosa fanno a letto e da con chi vanno”.

Il matrimonio gay del vicepresidente del Savoia Calcio può cambiare qualcosa nel calcio italiano? “Ovviamente lo spero – confida il dirigente – Intanto stanno succedendo cose davvero interessanti”. Tipo? “Continuo a ricevere gli auguri e i complimenti da tutti i tifosi del Savoia. Non me lo aspettavo: si pensa che al Sud l’omosessualità sia una tematica ancor più delicata, invece non è vero. Domenica andrò allo stadio a tifare Savoia, so che la curva sta preparando alcuni striscioni in mio onore. Addirittura sono stato invitato a presenziare serate in bar e ristoranti. Ero convinto che sarebbe arrivato qualche insulto, oppure molta vergogna anche a mettere un ‘mi piace’ su Facebook. Invece ho ricevuto un calore indescrivibile dalla gente di Torre Annunziata, oltre che da moltissimi colleghi e calciatori”. Quindi nessuno ha mai dato del ‘friariello‘ al vicepresidente del Savoia, come invece ha fatto Clemente Russo con Bosco Cobos al Grande Fratello Vip. “Conosco benissimo Clemente, non è da lui dire cose del genere. Siamo amici, abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto. Mi spiace che abbia preso una tale cantonata, che comunque va condannata perché le conseguenze di certe parole e di certi atteggiamenti su persone magari deboli possono essere gravissime. Per fortuna in Italia la situazione sta cambiando e il mio caso lo dimostra”. Dai piani alti del calcio italiano, al contrario, neanche un bigliettino. “Invece no. Proprio ieri ho ricevuto una comunicazione dalla Figc – annuncia Salzano – La prossima settimana sarò a Roma, mi vogliono incontrare”. Magari è proprio Tavecchio… “Questo non lo so”.

Il vicepresidente del Savoia, tra le altre cose, oltre a tifare per la sua società è anche un grande fans del Napoli. Sulla panchina dei partenopei siede Maurizio Sarri: l’anno scorso diede del finocchio a Mancini durante una lite a bordo campo. “Da lui non me lo sarei mai aspettato. Sono rimasto malissimo perché Sarri è una persona intelligente, più intelligente della media, e per nulla retrogrado. L’errore è anche nell’uso dispregiativo del termine, come se i gay fossero meno abili nello sport e nella vita degli eterosessuali. Che fesseria… Sarri, però, rispetto agli altri si è distinto”. In che senso? “Ha chiesto scusa in diretta tv a tutti”. Capitolo figli. “Amo i bambini, ho tantissimi nipoti. Ma ho fatto delle riflessioni: ho 46 anni, non mi sento di adottare un bambino anche perché poi crescendo non gli potrei dare quello di cui ha bisogno. Ma non ho nulla contro le adozioni gay, anzi: i bambini hanno solo bisogno di amore, che arrivi da due uomini, da due donne o da un uomo e una donna cambia davvero poco”.