Società

I (miei) dieci luoghi più belli del (mio) mondo

1) Il mio monolocale dove sulla porta ho messo la targa “Produzioni Chisciotte”, una vera e propria casa di produzione dove monto i miei film, i film della mia vita. Un laboratorio di emozioni e di pensieri, di immagini e di sogni eviscerati.

2) Le mani di mia madre, un luogo prensile, le mani che stringo quando le coliche renali vengono a visitarmi, le mani che vorrei al mio fianco il giorno della mia morte.

3) Il cimitero di Montignoso, in provincia di Massa Carrara, dove è sepolto mio padre. Ogni volta che ci passo davanti in macchina mi tolgo il cappello e dico: “Caro papà, tu pesavi 160 chili e di certo quel mucchietto di cenere non ti assomiglia”.

4) Il vicolo oscuro di Brindisi descritto da Broch nel suo romanzo La morte di Virgilio, un luogo letterario denso di putrefazione post-abissale, formicolante di vita empia, di stelle macerate nell’urina, e di sogni scuoiati nella nuda psiche di un poeta morente.

5) Gli occhi della mia donna. Gli occhi della mia donna che si illuminano quando le mie mani si fanno strada fra le sue cosce, e sento un tepore di vertigini in agguato.

6) L’invidia, anche un sentimento può essere un luogo. Non ho mai provato invidia in vita mia, quindi è un luogo sconosciuto, ignoto. E il fatto che sia ignoto è per me il senso della mia vita : accogliere ogni giorno lo stupore.

7) Il Nilo di notte. Scivolare sulle sue acque enigmatiche in feluca, silenziosamente, sotto una pioggia di geroglifici stellati, sospeso tra il sogno, la memoria e l’infinito.

8) L’ospedale San Giuseppe di Milano dove mi risvegliai tanti anni fa dopo una operazione chiamata “fimosi”. E il mio compagno di stanza mi disse ridendo “e da oggi niente seghe per almeno due settimane”.

9) Una piccola chiesa sconsacrata sulle Apuane dove consacrai una erezione alla mia giovinezza assetata.

10) Un ristorante di Barcellona chiamato Reno, un ristorante di gran lusso, quei ristoranti dove i camerieri danzano alle tue spalle con grazia infinita, e dove trovai un cristallo nella mia mousse di cioccolato, quel cristallo impertinente che cosa era se non la meravigliosa imperfezione di questa vita?

Come video allego un “monologo chisciottesco” tipico di quella parte della mia produzione autoironica.