Televisione

Politics, l’esordio di Gianluca Semprini non convince: poco ritmo, noia dietro l’angolo (e Di Maio “dà buca”)

Daria Bignardi e lo stesso Semprini sono stati chiarissimi: gli ascolti possono attendere, visto che si tratta di una rimodulazione netta del formato talk show. Ma la rivoluzione attesa no, non l’abbiamo vista e pare che debba attendere

Giudicare l’esordio di Politics, il nuovo programma di approfondimento politico di RaiTre che da ieri sera sostituisce il loro Ballarò, non è compito facile. Non lo è affatto innanzitutto perché la portata principale del menù preparato per la prima puntata, cioè l’intervista a Luigi Di Maio, non c’è stata. Il vicepresidente della Camera, in altre faccende affaccendato, con il pasticciaccio romano da risolvere, ha dato buca all’esordiente Gianluca Semprini, mettendolo seriamente in difficoltà e causano una mezza falsa partenza di un programma su cui la direttrice di RaiTre Daria Bignardi (ma tutta l’azienda in generale) punta molto.

Nonostante l’attenuante del forfait in corsa e delle difficoltà di rimettere insieme una scaletta quantomeno decente, le prime “novità” di Politics rispetto a Ballarò sono già piuttosto evidenti e dunque analizzabili. Di buono c’è che è sparito il pollaio, il megatalk con tutti contro tutti, a parlare uno sull’altro, a urlare e far scappare il telespettatore. La trasmissione, però, si è aperta con l’esatto opposto di una rivoluzione del giornalismo politico in tv, cioè con il dibattito a tre tra il conduttore Semprini, il direttore del Foglio Claudio Cerasa e quello dell’Espresso Tommaso Cerno. La solita seduta onanistica tra firme di punta, insomma, con analisi e retroscena che puntualmente verranno smentiti dai fatti nel giro di poche ore, con il solito confronto tra espertoni , la cui innegabile professionalità giornalistica viene però trasformata in una sorta di cartomanzia della politica, lasciando a bocca asciutta lo spettatore che sperava, finalmente, di trovare un po’ di ciccia, così come promesso alla vigilia, in un programma televisivo di approfondimento politico.

Dopo la prima interminabile parte con Cerasa e Cerno, finalmente un po’ di ciccia arriva grazie alla bella inchiesta di Alessio Lasta sul ciclo dello smaltimento dei rifiuti romani in aziende del Nord. Lasta faceva lo stesso anche a Ballarò lo scorso anno (e infatti i suoi contributi erano tra i migliori della passata gestione del martedì sera di RaiTre) ma adesso sembra addirittura più maturo, con un piglio alla Report che non dispiace affatto. Si torna in studio, ed ecco di nuovo un confronto a due: l’ex presidente AMA (la municipalizzata romana dei rifiuti) Daniele Fortini e lo scrittore e intellettuale Christian Raimo. Tra tecnicismi e localismi capitolini, niente di indimenticabile. Anzi, televisivamente è stato senza dubbio alcuno il momento più noioso della puntata. E il problema più grave di questo esordio di Politics è proprio il ritmo.

Semprini, abituato a SkyTg24 e ai confronti politico-elettorali, di ritmo se ne intende. È sempre stato bravo a imporlo, a fare da metronomo. Ma un talk Rai non è uno speciale di SkyTg24. Cambia il linguaggio, cambia il target, cambia la struttura del prodotto televisivo. E persino uno bravo come lui, forse comprensibilmente emozionato, alla fine rischia di addormentare un programma già lento. Un paradosso per lui, un difetto che va corretto già dalla prossima settimana, visto che il contestato arrivo del giornalista in Rai doveva servire soprattutto a quello.

Altra parte della trasmissione, altro testa a testa. Stavolta in scena ci sono il ministro Martina e l’ex ministro Tremonti, uno di fronte all’altro a ricalcare quasi completamente il format dei confronti made in Sky. Ma qui, ripetiamo, è tutta un’altra musica: i politici ospiti in un talk Rai non riescono a rispettare i tempi imposti, non rispondono “a domande dirette, risposte dirette”, come recitava il promo della trasmissione.  Semprini farà fatica ad abituarli, ma deve e può provarci. Buona fortuna. Nella parte finale del programma (che in effetti è durato poco più di 90 minuti, come promesso), arriva in studio il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, per la prima volta fuori dalla cittadina laziale devastata dal sisma. Un’intervista ovviamente molto intensa, a tratti commovente (soprattutto grazie a un meraviglioso servizio realizzato da Eva Giovannini).

Sul finale, Semprini ha fatto di nuovo il giro dei collegamenti esterni (ai quali è stato dato pochissimo spazio e a questo punto meglio eliminarli del tutto) per poi salutare il pubblico e passare la linea alla nuova edizione in seconda serata di Mi manda RaiTre con Salvo Sottile. Buona la prima non possiamo davvero dirlo, perché i facili entusiasmi per qualche barlume di novità vanno bene per un tweet , non per una critica televisiva. C’è molto da lavorare: sul ritmo, sui formati dei dibattiti in studio (sempre e solo conduttore e due ospiti, con conseguente noia mortale), sui collegamenti esterni. È tutto migliorabile e il tempo c’è. Anche perché Daria Bignardi e lo stesso Semprini sono stati chiarissimi: gli ascolti possono attendere, visto che si tratta di una rimodulazione netta del formato talk show. Ma la rivoluzione attesa no, non l’abbiamo vista e pare che debba attendere.  Qualche puntata di rodaggio va concessa al volenteroso Semprini, ma inutile negare che ci si aspettava di più e di meglio.