Politica

Referendum costituzionale, la Boschi “spiega” la riforma. Ma senza le domande sul testo che si dovrà votare

Cambiare, cambiare, cambiare: la parola d'ordine del Pd resta quella. Il ministro arriva a Milano per spiegare la nuova Carta, ma nessuno chiede niente nel merito della legge. Parlano solo gli invitati "vip", da Profumo a Micheli. Nessuna richiesta di chiarimento, nemmeno sul cuore della riforma: il bicameralismo. E per i giornalisti niente interventi

Cambiamento, cambiamento, cambiamento. Il futuro sta arrivando: bisogna cambiare. Ma tra il sì e il no al referendum costituzionale a nessuno interessa il come. Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi passa anche da Milano per spiegare la nuova (possibile) Costituzione. Ma della sua spiegazione restano, ancora una volta, le parole d’ordine: la semplificazione dei regolamenti, la velocizzazione della formazione delle leggi, lo snellimento delle istituzioni. Del come, del merito, del testo uscito dal Parlamento nessuno chiede conto. Al circolo della Pallacorda, considerato il circolo Pd più “glam” della città, il ministro ascolta quelli che vengono definiti “gli stimoli interculturali” della platea. Molti manager, finanzieri (Francesco Micheli), dirigenti (Sergio Scalpelli), banchieri (Alessandro Profumo), politici (l’ex sindaco socialista Giampiero Borghini), con una spolverata di società civile: don Gino Rigoldi in prima fila, Francesco Wu che rappresenta le comunità cinesi, Yahya Pallavicini che rappresenta quelle musulmane. C’è Franco Mirabelli che annuisce, sì sì, sì sì. Un po’ indietro Lia Quartapelle, l’enfant prodige del partito lombardo esperta di politica estera. Tutti d’accordo: serve un cambiamento, il Paese ha bisogno di rinnovarsi, l’Italia deve stare al passo, deve avere istituzioni all’altezza. Con le riforme costituzionali non si mangia, non si risolve il problema della povertà, è vero, ma aiutano. “E basta rumore di fondo in questa discussione sul referendum” chiede Micheli, il finanziere rosso.

O ora o mai più, afferma il ministro. Si tratta di dire sì o no per i prossimi trent’anni del paese, aggiunge. E’ facile dire no, sfida. Dobbiamo entrare nel merito della riforma, assicura. Ma illude tutti. I giornalisti infatti non possono fare domande. “A margine” la Boschi è velocissima a entrare e uscire dalla sala soprattutto perché protetta da cordoni di sicurezza. Mentre al dibattito, oltre al sindaco Beppe Sala, partecipano solo i sostenitori “vip” della riforma seduti in sala (“Sono iscritto a 7-8 comitati per il sì” scherza Scalpelli) e il tempo corre. Nessuno degli interventi della platea – per distrazione o indolenza – chiede alla Boschi di spiegare il testo, almeno nei passaggi più significativi. Il ministro parla della correzione del Titolo V e il nuovo trasferimento di competenza dalle Regioni allo Stato, al taglio dei parlamentari. E soprattutto cita più volte il bicameralismo perfetto, senza senza spiegare come verrà disapplicato: servono mesi, ha detto, “a volte anni per approvare una legge”, mentre la riforma prevede che la Camera “dovrà decidere in 70-90 giorni”. L’obiettivo del governo “non è quello di avere più leggi ma quello di avere la possibilità di approvarle nei tempi che servono. Altrimenti il Paese perde in competitività e non riesce a dare le risposte nei tempi giusti a cittadini, famiglie, investitori e imprese”. Un concetto che la Boschi, il presidente del Consiglio Matteo Renzi, il governo e la parte del Pd favorevole alla riforma hanno ripetuto più volte.

Ma non parla mai degli articoli della riforma con cui sarà smantellato. Ilfatto.it avrebbe fatto per esempio questa domanda: a proposito di bicameralismo perfetto, la parte che lo riforma e che trasforma la fase della formazione delle leggi è contraddistinta da una moltiplicazione di parole oltre che di commi. L’articolo 70, in particolare, conta 430 parole in più rispetto a quello vigente (da 9 a 439), lì dentro vengono citati 13 tra commi e articoli di altre parti della Costituzione ai quali si rimanda. C’è chi conta 6 e altri addirittura 12 modi diversi di approvare le leggi, a seconda della materia, dell’urgenza, della maggioranza richiesta, eccetera. Insomma: cosa risponde, ministro, a chi dice che si potrebbe passare dal bicameralismo perfetto al bicameralismo incasinato?

Il ministro Boschi, tra l’altro, ha sottolineato che le riforme costituzionali “o sono di tutti, sono una scelta condivisa come Paese, oppure non servono. Questo è il significato del referendum”. L’assemblea costituente, a questo giro, ha spiegato la Boschi, saranno i milioni di italiani che andranno a votare al referendum in programma in autunno. Ma è sicura, ministro, – le avremmo chiesto – che quei milioni di italiani capirebbero il contenuto degli articoli 70, 71, 72 che smontano il bicameralismo perfetto? Wu, dal canto suo, ha annunciato di avere intenzione di tradurre il testo della riforma per la propria comunità. Vedi mai che in cinese…