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Turchia, Erdogan: “Ci saranno altri arresti. La Francia? Non può darci lezioni su diritti umani”. E dichiara stato di emergenza

Il presidente, intervistato da Al Jazeera, annuncia: "Non è finita, presto avremo altri nomi". Ma, sostiene, "nel rispetto della legge, perché siamo un Paese democratico". Poi accusa: "Forse altri Paesi coinvolti nel tentativo di golpe". Parigi? "Pensi agli affari suoi, dopo gli attentati ha dichiarato lo Stato di emergenza" e un tentato golpe "è un crimine, lo Stato ha il dovere di trovare i colpevoli e consegnarli ai giudici". Tremila dei quali però sono agli arresti

Prefigura altri arresti, perché le migliaia di persone incarcerate negli ultimi giorni “faranno altri nomi“. Ma, sostiene, “siamo un Paese democratico e rimarremo nell’ambito di un sistema democratico parlamentare”. Risponde alle critiche dei Paesi occidentali avvertendo: “Nessuno può darci lezioni sui diritti umani“. Attacca frontalmente la Francia, il cui ministro degli Esteri Jean-Marc Ayrault dovrebbe “pensare agli affari suoi“, visto che Parigi dopo l’attentato di novembre ha adottato misure straordinarie tra cui “la dichiarazione dello Stato di emergenza” e molti arresti. Dunque “non ha l’autorità di rilasciare queste dichiarazioni sulla mia persona. Se vuole avere una lezione di democrazia, può ottenerla facilmente da noi”. Poi accusa: “Forse altri Paesi sono coinvolti nel tentativo di golpe”. E all’indirizzo degli Stati Uniti ribadisce la richiesta di estradare Fetullah Gulen, il predicatore in esilio considerato il mandante del tentato golpe di venerdì scorso. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nella prima intervista concessa ad Al Jazeera dopo il fallito colpo di Stato, non si è fatto mancare nulla.

Compresa una brusca interruzione per “questioni di emergenza“, pochi minuti dopo l’inizio della diretta. Più tardi, parlando in diretta alla popolazione, il Sultano ha annunciato che il Consiglio di Sicurezza Nazionale (Mgk) ha deciso di adottare lo stato di emergenza per 3 mesi, in base all’articolo 120 della Costituzioneticolo 120 della Costituzione “prevede lo stato d’emergenza in caso di atti di violenza volti ad abolire la democrazia e a violare i diritti fondamentali”. L’obiettivo, ha spiegat, per “affrontare rapidamente” le minacce legate al fallito golpe. “Non si tratta di una decisione contraria alla democrazia, al contrario serve a garantirla”, ha aggiunto.

“Tentativo di golpe è reato, lo Stato ha dovere di trovare i colpevoli” – All’inizio dell’intervista con Al Jazeera il giornalista ha interrotto Erdogan spiegando che era “stato chiamato” da qualcuno. Pochi minuti dopo il Sultano è tornato in studio e ha ricominciato a spiegare i motivi che, a suo vedere, giustificano l’epurazione di docenti, rettori, giudici, insegnanti e giornalisti ritenuti vicini a Gulen, che martedì ha paragonato a Bin Laden. “Un tentativo di golpe è un reato o no? Lo è”, si è chiesto e risposto da solo Erdogan. “E’ un crimine contro lo Stato turco e lo Stato ha il dovere di trovare i colpevoli e consegnarli ai giudici che, in uno stato di diritto, li giudicano nel rispetto della legge“. Peccato che quasi 3mila giudici siano già finiti in manette.

“Gli arresti? Non è ancora finita. Già prima avevamo sospetti, non potevamo agire per il rispetto della legge” – Ma le purghe sono solo all’inizio: “Penso che non sia finita, e nei prossimi giorni avremo altri nomi” di persone da arrestare, ha avvertito dopo aver quantificato in “10.937” le persone già in prigione. Il tutto, secondo il presidente, avverrà “nel rispetto della legge, perché siamo un Paese democratico“. Per giustificare la rapidità delle retate, Erdogan ha spiegato che “già prima avevamo molti sospetti, ma non potevamo agire per il rispetto della legge”. Quanto alla pena capitale ventilata per i golpisti, Erdogan ha ribadito che “il popolo turco l’ha chiesta” e “se il parlamento la voterà, io la approverò”: “C’è negli Usa, in Russia, in Cina”. “Se l’Ue rispetta la democrazia – ha aggiunto – allora accetterà la decisione del popolo”. Non lo spaventa di sicuro l’avvertimento arrivato da Bruxelles e Berlino sul fatto che l’eventuale reintroduzione della pena di morte significherebbe “la fine delle trattative per l’ingresso nell’Unione europea”: “Per 53 anni abbiamo bussato alla porte dell’Unione europea e ci hanno lasciato fuori, mentre altri entravano”.

“Con gli Usa solidarietà e collaborazione. Ma se non estradano Gulen fanno grave errore” – Il messaggio per Washington, che solo martedì aveva a sua volta richiamato il Sultano al rispetto della democrazia, rimane lo stesso: sarebbe “un grave errore se gli Usa decidessero di non concedere l’estradizione di Gulen”. Turchia e Usa “sono paesi partner ed è importante che la loro collaborazione continui”, e non sulla base di “valutazioni emotive“, ha detto Erdogan. “Daremo agli Usa – ha aggiunto – tutti i documenti (sulle responsabilità di Gulen, ndr) e aspetteremo la loro decisione”. E ancora: “Il Presidente Obama mi ha detto che è dalla nostra parte e ci sostiene contro il tentato golpe. Le reazioni del nostro Stato non sono basate sulle emozioni ma sulla ragione. Continueremo a mostrare la stessa solidarietà con gli Usa”.

“Il taglio del rating? Standard&Poor’s non si immischi” – Erdogan ne ha avute anche per Standard &Poor’s, che ha tagliato il rating del Paese. “A loro direi: non vi immischiate nei fatti della Turchia”. Il capo di Stato turco ha definito quella dell’agenzia di rating una “dichiarazione politica” che “non riflette la realtà economica turca”. “Standard &Poor’s può avere tagliato il rating ma cosa ha a che fare con la Turchia? La Turchia non fa parte di questa organizzazione, abbiamo detto che non vogliamo avere a che fare con loro”.

“Forse altri Paesi coinvolti nel tentato golpe” – Raccontando le ore del tentato colpo di Stato, Erdogan ha detto che è stato “suo cognato” a informarlo, anche se Al Jazeera martedì aveva ricostruito che sono stati i servizi segreti, alle 20 di venerdì, ad avvertirlo. “All’inizio non ho preso la minaccia sul serio, ma appena l’intelligence ha verificato il pericolo, abbiamo lasciato l’hotel (di Marmaris, sulla costa egea, ndr) in sicurezza con il ministro dell’Energia e siamo arrivati a Istanbul”. Il tentativo di colpo di Stato del 15 luglio è stato messo in atto da una “minoranza” all’interno delle Forze armate turche, ha affermato ancora Erdogan, aggiungendo che “l’organizzazione terroristica (la rete legata al predicatore Fetullah Gulen, ndr) voleva che una minoranza controllasse la maggioranza”. Poi ha ventilato che “potrebbero esserci altri paesi coinvolti nel tentativo di golpe” e ha detto di essere convinto che “questa non è la fine dei tentativi di golpe, possono esserci altri piani“. Nel discorso alla popolazione c’è stato anche spazio per gli elogi a “tutti i membri della nazione” che “si sono uniti in una sola entità davanti a questo tentativo” di golpe: “La nostra nazione ha scritto pagine eroiche“, ha “mostrato fedeltà a democrazia e Stato di diritto pagando un prezzo altissimo” in termini di vittime: “246 cittadini innocenti, agenti polizia e militari hanno perso vita, e 1536 civili innocenti sono rimasti feriti”.

“Mai stato contro i media”. Amnesty: “Proteggere libertà di espressione” – Quanto al ritiro delle licenze a radio e tv ritenute parte della “rete” di Gulen, nulla di personale, secondo Erdogan: “Non sono mai stato contro i media”, anche se “hanno insultato anche me e la mia famiglia”. Amnesty International ha però espresso il timore che il giro di vite arrivi a censurare gli organi d’informazione e i giornalisti, soprattutto coloro che esprimono critiche rispetto alle politiche del governo. “Stiamo assistendo a una repressione di proporzioni eccezionali. Mentre è comprensibile e legittimo che il governo voglia porre sotto inchiesta e punire i responsabili del sanguinoso tentativo di colpo di stato, è doveroso che le autorità rispettino lo stato di diritto e proteggano la libertà d’espressione”, ha dichiarato Andrew Gardner, ricercatore della ong.