Mondo

Stati Uniti, spari alla veglia di preghiera per una vittima di una sparatoria: 5 feriti

A Baltimora un uomo armato ha aperto il fuoco su un gruppo di persone che stavano ricordando Jermaine Scofield, nero ucciso a sua volta a colpi di pistola. Obama in viaggio per Dallas per i funerali degli agenti

Un uomo armato ha fatto fuoco su un gruppo di persone durante una veglia di preghiera per la vittima di una sparatoria, Jermaine Scofield, un afro-americano di 24 anni. E’ successo a Baltimora, in Maryland, la città in passato sede di proteste per la morte per mano della polizia del giovane di colore Freddie Gray. Secondo le autorità cinque persone (4 donne e un uomo) sono rimaste ferite, in modo non grave. Non è ancora chiaro il movente, l’uomo armato non è stato fermato.

Il morto per il quale si teneva la veglia era un nero, padre di due bambini, ucciso a colpi d’arma da fuoco il giorno prima. “Sono stanca, sono stanca. Sparano alla gente innocente, non ne possiamo più”, ha commentato Doreen, la madre di Jermaine. La donna aveva chiesto pubblicamente che nessuno vendicasse il figlio. L’anno scorso sono state uccise a Baltimora 344 persone, 301 delle quali colpite da armi da fuoco. Quest’anno i morti in sparatorie sono già più di 130. “Ogni settimana preparo i fiori per un funerale per un ragazzino che è stato ucciso, sono diventato un negozio di pompe funebri”, ha detto sconsolato Bailey, un fioraio che si trova davanti al luogo dove si era svolta la veglia. L’episodio sottolinea ancora una volta la diffusione della violenza armata nelle strade americane.

In mattinata 5 persone erano state arrestate dopo aver aperto il fuoco sulla polizia a Washington all’alba. Nessuno era rimasto ferito. Il portavoce della polizia Dustin Sternbeck ha spiegato che tre donne e due uomini a bordo di un Suv hanno aperto il fuoco contro poliziotti nel sud est della capitale. Gli agenti hanno risposto agli spari e gli aggressori si sono barricati dentro la macchina. Dopo circa 30 minuti si sono arresi. Non sono ancora chiare le motivazioni dell’aggressione.

Il presidente americano Barack Obama è atteso a Dallas per intervenire ai funerali dei 5 agenti uccisi da un cecchino nero dopo aver incontrato privatamente i loro familiari. Il presidente Usa, accompagnato dalla moglie Michelle, incontrerà anche le forze dell’ordine. Con lui anche il vice Joe Biden. Alla cerimonia interreligiosa parlerà pure l’ex presidente George W. Bush, presente con l’ex first lady Laura. Imponenti le misure di sicurezza nella città, dove la tensione resta alta.

La polemica politica non si placa. Donald Trump, anzi, soffia sul fuoco: gli episodi di violenza della scorsa settimana potrebbero essere “solo l’inizio per questa estate”, ha detto il candidato repubblicano in pectore alla Casa Bianca. “Ci sono problemi in 11 città diverse, grandi guai in tante città”, ha proseguito in un’intervista, sottolineando che gli Stati Uniti sono una Nazione “divisa“.

Intanto, dopo i fatti di Dallas, continua la campagna contro Black Lives Matters, il movimento nero nato sull’onda emotiva causata dalle decine di omicidi commessi dalla polizia ai danni afroamericani. L’organizzazione We the People ha pubblicato sul proprio sito una petizione alla Casa Bianca per far “formalmente riconoscere Black Lives Matter come un’organizzazione terroristica”. Il documento ha già raccolto oltre 120mila firme, qualificandosi quindi a ricevere una risposta dall’amministrazione Obama. “Il terrorismo è definito come ‘l’uso della violenza e dell’intimidazione per obiettivi politicì. Questa definizione è la stessa usata per dichiarare l’Isis e altri gruppi come organizzazioni terroristiche. Black Lives Matter si è guadagnata questo titolo con le sue azioni a Ferguson e Baltimora. Il Pentagono come ha giustamente dichiarato l’Isis un gruppo terroristico dovrebbe dichiarare Black Lives Matter un gruppo terroristico sulla base dei principi di integrità, moralità e sicurezza”.