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Siria, nelle zone ‘liberate’ colpisce ancora la shari’a

“Ero felice di essere libero dalle ingiustizie del governo siriano ma ora è peggio. Avevo scritto sul mio profilo facebook un post critico nei confronti del Fronte al-Nusra. La mattina dopo sono venuti a prendermi.”

Bassel (su richiesta e per la sicurezza degli interessati, tutti i nomi citati in questo post sono di fantasia), un avvocato di Idlib, è stato rapito nella sua abitazione nel novembre 2015 dopo che aveva criticato il Fronte al-Nusra. Lo hanno tenuto prigioniero per 10 giorni in una casa abbandonata e lo hanno liberato solo dopo che ha giurato di abbandonare la professione. In caso contrario, non avrebbe più rivisto i suoi familiari.

Il Fronte al-Nusra è uno dei cinque gruppi armati che, dal 2012, controllano parti delle province di Aleppo e Idlib. Gli altri quattro sono il Movimento Nour al-Dine Zinki, il Fronte al-Shamia, la Divisione 16 e il Movimento islamico Ahrar al-Sham di Idlib. Questi gruppi, in diversi momenti del 2015, si sono aggregati alla coalizione Conquista di Aleppo (Fatah Halab). Alcuni  sono stati o sono tuttora sostenuti da paesi quali Arabia Saudita, Qatar, Stati Uniti d’America e Turchia.

In passato avevamo già raccontato come si vive nelle zone controllate da questi gruppi armati. Ci torniamo sopra oggi, dopo che Amnesty International ha raccolto un’altra serie di testimonianze di rapimenti, torture e uccisioni sommarie.

In sintesi, buona parte della popolazione vive nel terrore di subire rapimenti se vengono espresse critiche verso i gruppi armati o non ci si conforma alle rigide regole da questi imposte.

“Mi hanno portato nella stanza delle torture. Mi hanno appeso al soffitto per le caviglie, a testa in giù, nella posizione dello ‘shabeh’ [sospensione] e mi hanno picchiato su ogni parte del corpo. Poi sono passati alla tecnica del ‘dulab’ [pneumatico]: hanno stretto il mio corpo fino a farlo entrare all’interno di uno pneumatico e mi hanno colpito con bastoni di legno.”

Questo è il racconto di Ibrahim, un attivista politico coinvolto nelle prime manifestazioni pacifiche del 2011. Rapito nell’aprile 2015 ad Aleppo dal Fronte al-Nusra, è stato torturato per tre giorni di seguito. Alla fine l’hanno abbandonato sul bordo di una strada.

Halim, un operatore umanitario, è stato rapito dal Movimento Nour al-Dine Zinki nel luiglio 2014 mentre stava supervisionando un progetto ospedaliero ad Aleppo. Lo hanno tenuto in completo isolamento per circa due mesi e lo hanno costretto a “confessare” sotto tortura. Le tecniche di tortura sono le stesse usate per decenni dalle forze di sicurezza degli Assad.

Issa, un media-attivista di 24 anni, ha cessato di pubblicare post su facebook dopo aver ricevuto minacce dal Fronte al-Nusra:

“Loro controllano quello che possiamo e non possiamo dire. O accetti le loro regole sociali o svanisci nel nulla. Negli ultimi due anni, quelli del Fronte al-Nusra mi hanno minacciato tre volte dopo che li avevo criticati su facebook.”

Imad, un altro media-attivista, ha descritto il raid compiuto dal Fronte al-Nusra nel gennaio 2016 negli studi di Radio Fresh, nella provincia di Idlib. Due persone che lavoravano nella radio sono state rapite e trattenute per due giorni solo perché avevano mandato in onda musica giudicata offensiva nei confronti dell’Islam.

Amnesty International ha documentato anche i rapimenti di almeno tre minorenni di 14, 15 e 16 anni da parte del Fronte al-Nusra e del Movimento islamico Ahrar al-Sham, tra il 2012 e il 2015. Al 28 giugno 2016, due di loro risultavano ancora scomparsi. Curdi del quartiere aleppino di Sheikh Maqsoud e sacerdoti cristiani sono stati a loro volta rapiti a causa della loro etnia o religione.

Il documento di Amnesty International contiene prove di uccisioni sommarie compiute dal Fronte al-Nusra, dal Fronte al-Shamia, dai “tribunali” affiliati a questi gruppi o dal Consiglio supremo giudiziario, un organismo che ha sede nella provincia di Aleppo e la cui competenza è riconosciuta da svariati gruppi armati come l’unica autorità giudiziaria locale.

Secondo il Codice unico arabo, una serie di norme basate sulla shari’a seguite dal Consiglio supremo e dal “tribunale” del Fronte al-Shamia, determinati “reati” come l’omosessualità, l’adulterio e l’apostasia sono punibili con la morte. In alcuni casi, le uccisioni avvengono in pubblico di fronte alla folla. A quanto pare, dunque, il successo più importante dell’opposizione armata è quello di aver spinto buona parte dei civili “liberati” a rimpiangere Assad.