Scuola

Test Invalsi, ancora divario tra Nord e Sud. Difficile integrazione per immigrati

L'Italia passa da due a tre velocità sul fronte delle rilevazioni degli apprendimenti in italiano e matematica. Il Nord Est e Nord Ovest si confermano le realtà migliori, con punte di eccellenza in Lombardia e Veneto. Aumenta divario tra immigrati e italiani, e tar questi ultimi in base alla fascia economico-sociale di appartenenza

Un’Italia spaccata: geograficamente, innanzitutto. Ma anche etnicamente e persino socio-economicamente. Gli studenti italiani non sono tutti uguali e dal Rapporto Invalsi 2016 emerge l’immagine di una scuola a due, o anche tre velocità: eccellente nel Nord, in difficoltà al Sud e nelle Isole. I risultati degli ultimi (sempre contestati, ma di nuovo partecipati) test Invalsi hanno punteggi molto lontani dalla Lombardia alla Sardegna, o dal Veneto alla Calabria (la Regione dove più si copia). E poi ci sono gli immigrati, che faticano con l’italiano anche se di seconda generazione. E le differenze che derivano dalla diversa estrazione sociale di ragazzi (più bravi in matematica) e ragazze (migliori in italiano).

“Risultati non pienamente soddisfacenti”
Anche quest’anno le prove Invalsi si sono tenute nelle classi di tutto il Paese, dalle elementari alle superiori, tra scioperi e proteste. Stavolta, però, il boicottaggio è stato molto limitato: delle 12.133 scuole e 2,2 milioni di studenti coinvolti, oltre il 95% hanno svolto regolarmente i test, con qualche eccezione solo in Calabria e nelle isole. È uno dei pochi dati per cui l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo può davvero sorridere: nel Paese, infatti, “permangono considerevoli differenze”, e per questo “i risultati si confermano ancora non pienamente soddisfacenti”. Per il sottosegretario Davide Faraone “chi sostiene che la scuola è tutta uguale dice una solenne fesseria”. E i numeri gli danno ragione. Alcune Regioni in particolare, infatti, sembrano molto in difficoltà: i bambini delle elementari della Calabria sono venti punti indietro rispetto ai risultati migliori del Paese in italiano; in Sardegna addirittura il 75% dei liceali ha competenze matematiche inferiori alla media nazionale. Al Sud, poi, in particolare in Calabria ma anche Sicilia, Campania e (in parte) Molise si continua a barare sui test. “Un fatto grave, un problema culturale prima che tecnico”. Ci si consola con l’eccellenza del Nord (Lombardia, Veneto e Trento su tutti), delle Marche (che fa registrare ancora punteggi di vertice), e dati in controtendenza come quello del Lazio (in miglioramento) o della Puglia (unica Regione meridionale stabilmente a ridosso della media nazionale). Ma complessivamente il divario tra Meridione e Settentrione aumenta invece di ridursi.

Stranieri indietro
Non bastassero quelle geografiche, dal Rapporto 2016 emergono anche tutta una serie di altre differenze fra il livello degli studenti. Non meno preoccupanti. Quelle ad esempio tra italiani e immigrati o figli di immigrati: gli studenti di origine straniera sono in numero sempre crescente nelle scuole del Paese (mediamente intorno al 10% del totale, nel Nord-Est si avvicinano ormai al 20%), ma sono ancora indietro nell’apprendimento, anche se di seconda generazione. Ottengono risultati “sistematicamente e significativamente più bassi”, specie in italiano, soprattutto alle elementari (oltre 10 punti). Alle medie il divario si riduce a 8 punti in italiano e 5 in matematica, ma torna a salire alle superiori (fino a 13 punti in italiano) a dimostrazione di una non perfetta integrazione formativa. E il problema si estende anche agli italiani, in base alla loro estrazione sociale: tra la fascia più bassa e quella più alta (calcolate in base a grado di istruzione dei genitori, prestigio della loro professione e beni culturali presenti in casa) c’è una differenza che va tra i 10 e i 15 punti, sia in italiano che in matematica, sia alle medie che alle superiori. Gli studenti migliori sono benestanti, italiani, settentrionali. Meridionali, poveri e immigrati vanno molto peggio. I numeri di Invalsi certificano una triste ovvietà per la scuola italiana.

Twitter: @lVendemiale