Diritti

Violenza sulle donne, centri a rischio chiusura: manifestazione a Roma

Protesta in Campidoglio per salvare il servizio Sos Donna h24 , che il 26 giugno rischia di chiudere i battenti per mancata emanazione e proroga del bando in scadenza. "Una scelta che non comprendiamo", commenta Oria Gargano, presidente della cooperativa Be Free

Una manifestazione in Campidoglio per salvare il servizio Sos Donna h24 del Comune di Roma, che il 26 giugno rischia di chiudere i battenti per mancata emanazione e proroga del bando in scadenza. Questo pomeriggio la rete cittadina #IoDecido, formata da donne e associazioni attive sulle questioni di genere, si ritroverà proprio in piazza del Campidoglio per mettere sul piatto della bilancia della nuova amministrazione grillina uno dei temi chiave della Capitale, quello dei servizi alle donne, in una città ancora ferita dal brutale femminicidio di Sara Di Pierantonio.

“Il 31 maggio il Comune di Roma ha comunicato a tre organizzazioni del privato sociale, gestori di servizi per le donne vittime di violenza, che non sarebbero stati prorogati i bandi in scadenza, nonostante siano già stati stanziati i fondi in bilancio. Questo perché – afferma Oria Gargano, presidente della cooperativa Be Free – il 20 aprile scorso è stato varato il Decreto Legislativo n. 50 sull’aggiudicazione dei contratti di concessione e sugli appalti pubblici e in mancanza di direttive attuative, il Comune ha determinato di non emanare nuovi bandi né di concedere proroghe”. Ma se per tre centri antiviolenza con residenzialità (Donatella Colasanti e Maria Rosaria Lopez gestito dalla cooperativa BeFree, Casa internazionale dei diritti umani delle donne di Telefono Rosa e  Casa di Semiautonomia, Il Giardino dei Ciliegi del Ceis-Don Picchi) è stata poi concessa una proroga dal commissario Francesco Paolo Tronca al 31 dicembre, questo non è successo per il servizio Sos Donna h24 gestito da Be Free. Un servizio che non prevede residenzialità ma attualmente segue 600 vittime di violenza all’interno della struttura del Casale Rosa, dove si svolgono anche attività, laboratori e iniziative per le donne e i loro figli.

“Si tratta di una scelta che non comprendiamo – prosegue Oria Gargano – e che denota una certa mancanza di cultura rispetto al tema della violenza di genere. Non tutte le donne che si rivolgono a un servizio antiviolenza, infatti, hanno bisogno anche di ospitalità, ma soltanto di essere seguite da punto di vista psico-sociale, legale e formativo. Tutte prerogative che Sos Donna, che dal 2010 ad oggi ha seguito 1934 donne, garantisce grazie a una reperibilità 24 su 24”.

“La priorità è quella di non fermare nemmeno per un giorno i servizi antiviolenza a rischio chiusura – afferma Simona Ammerata della rete #IoDecido – La prima scadenza è quella del 26 giugno per l’Sos Donna h24 ma le scelte dell’amministrazione e la delibera 140 stanno mettendo a rischio anche altre realtà come il centro Dalia al Pigneto, lo sportello di Assolei, la Casa delle donne Lucha y Siesta a Cinecittà e lo sportello “Una stanza tutta per sé” a Ostiense. Per questo, come rete #IoDecido, abbiamo deciso di confrontarci per arrivare al 25 novembre (Giornata internazionale contro la violenza sulle donne) con una grande manifestazione nazionale e per lavorare a una piattaforma comune che preveda, tra l’altro, l’integrazione dei vari strumenti contro la violenza sulle donne: dall’aiuto al reddito, al reiserimento socio – lavorativo, dall’alloggio alla sensibilizzazione e alla formazione sul tema della violenza di genere, per arrivare all’apertura di spazi per le donne e di servizi antiviolenza in ogni municipio”.