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Europei 2016, la storia del Vecchio Continente attraverso il calcio – 1968, Scozia-Inghilterra: la partita più vista di sempre

130.711 spettatori a Hampden Park. Con un successo a Glasgow, gli scozzesi avrebbero eliminato i cugini, qualificandosi per la prima volta alla fase finale del torneo. Il match, invece, finì 1-1. "Faceva un freddo terribile, ci riscaldavamo spingendoci gli uni contro gli altri. Loro segnarono subito, noi pareggiammo col centravanti Hughes e attaccammo fino al 90'" ha raccontato Hamish Tindall tifoso della Tartan Army

Di grandi partite, quelle che restano scritte negli annali e impresse nella memoria dei tifosi, gli Europei di calcio ne hanno viste tante: ad esempio Olanda-Urss del 1988, con lo storico gol al volo di Van Basten; Francia-Jugoslavia del 1960, semifinale da nove reti (finì addirittura 4-5) o Spagna-Jugoslavia 4-3 nel 2000, con l’incredibile rimonta spagnola nei minuti di recupero. Mettiamoci anche la “nostra” Olanda-Italia dei rigori parati di Toldo. Ma più seguita di tutte è stato un match delle qualificazioni a Euro ’68 (che sarà poi l’unica edizione vinta dagli azzurri): 24 febbraio 1968, a Glasgow si gioca Scozia-Inghilterra. Ci sono 130.711 spettatori a Hampden Park: è la partita più vista della storia dei Campionati Europei.

Tra i tanti tifosi sugli spalti c’è anche un ragazzino di 13 anni. “Facevo le medie, eravamo andati allo stadio in gita con la scuola: un tempo si usava portare i bambini alle partite della nazionale, oggi questa tradizione si è un po’ persa”, racconta Hamish Tindall, che oggi ha 60 anni, fa l’elettricista ma non ha smesso di seguire la sua nazionale in giro per l’Europa. “Faceva un freddo terribile, ci riscaldavamo spingendoci gli uni contro gli altri. Loro segnarono subito, noi pareggiammo col centravanti Hughes e attaccammo fino al 90′. Dovevamo vincere a tutti i costi: sapevo che era una partita che contava tanto per la Scozia, anche se a quell’età non potevo capire pienamente l’importanza della posta in palio”.

C’è una ragione, infatti, se quel match di qualificazione è passato alla storia per il record di pubblico della manifestazione. Scozia-Inghilterra non è mai una partita qualsiasi. E quella in particolare aveva una valenza speciale: un anno prima la Tartan Army era riuscita nell’impresa di battere a Wembley la nazionale campione del mondo nel ’66 di Banks e Moore, dei baronetti Bobby Charlton e Geoffrey Hurst. Un 2-3 che è rimasto nella storia del football britannico. Proprio grazie a quel successo, vincendo al ritorno a Glasgow la Scozia avrebbe eliminato i cugini, qualificandosi per la prima volta alla fase finale degli Europei. D’altra parte, gli inglesi volevano ad ogni costo cancellare l’onta della sconfitta di Londra e mantenere il primato nel girone. Così allo stadio si stipano 130mila persone.

Oggi sembra impossibile anche solo immaginare un numero simile di gente dentro ad un impianto: il Camp Nou del Barcellona arriva a 99mila posti, dopo i lavori di ristrutturazione sfonderà quota 100mila restando però ben lontano da quelle cifre. E comunque si tratta di un’eccezione nel panorama continentale: anche a Euro 2016 le partite saranno seguite in media da circa 50mila spettatori (dal massimo degli 81mila dello Stade de France, al minimo dei 33mila del Municipal di Tolosa). “Allora invece ci sembrava la normalità”, spiega Tindall. E dal suo racconto non è difficile capire come: “I posti a sedere erano solo in curva nord, appena 25mila. Tutti gli altri stavano in piedi. Mi lasciavo trasportare dalla folla che ondeggiava avanti indietro, a seconda delle azioni. Incosciente come un ragazzino, ero più divertito che spaventato. Anche se col senno di poi riconosco che era tanto bello quanto pericoloso”. A Glasgow se ne sarebbero accorti qualche anno più tardi, col disastro dell’Ibrox del ’71, in cui morirono 66 persone.

Fino ai lavori di ristrutturazione che ne hanno ridotto la capacità a 52mila posti, Hampden Park è stato a lungo lo stadio più grande d’Europa. La sua storia è piena di record: quello degli Europei, o il picco di presenze continentale fatto registrare nel ’37 con 149mila paganti. Così come la storia di Scozia-Inghilterra è ricca di partite memorabili. Il Torneo Interbritannico del ’77, con la vittoria 2-1 degli ospiti a Wembley a un anno dal primo referendum, in piena campagna autonomista. La sfida nel girone di Euro ’96, o lo spareggio di qualificazione a Euro 2000, entrambi vinti dagli inglesi. È il derby per eccellenza fra nazionali. Per tutti una grande rivalità sportiva. Per alcuni anche qualcosa in più, protesi e simbolo della rivalsa indipendentista. In Francia, però, non si ripeterà: la Scozia, infatti, è l’unica nazionale del Regno Unito a non essersi qualificata per Euro 2016. “Ci consoleremo guardando le altre partite e aspettando la prossima Scozia-Inghilterra: non potrà più essere come prima, sarà comunque speciale”. E magari un po’ più fortunata: quella volta, nel ’68 davanti a 130mila tifosi scozzesi, finì solo 1-1. E fu l’Inghilterra a qualificarsi per gli Europei.

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