Scuola

Matteo Renzi e la fine della ‘generazione Erasmus’

L’Erasmus è una bella cosa: un programma di scambio culturale che permette ad ogni studente universitario di frequentare alcuni corsi, e sostenere alcuni esami, in università straniere che abbiano sottoscritto un accordo con quella a cui lo studente è iscritto. Ci sono alcuni limiti: la borsa di studio è piccola e i genitori devono supplire, cose che crea una disparità economica; gli accordi Erasmus sono stipulati attraverso i docenti e gli atenei e lo studente ha accesso soltanto agli accordi stipulati dall’ateneo a cui è iscritto, che potrebbero non coprire i programmi di studio di suo interesse; etc. Ma nel complesso l’Erasmus è un bel programma, che sprovincializza i singoli atenei e li rende veramente parte di una comunità se non universale, almeno europea.

La politica non risparmia lodi al programma Erasmus : il nostro attuale premier, Matteo Renzi, ha addirittura affermato che la sua è “la generazione dell’Erasmus”・e che “il mio governo rappresenta la generazione Erasmus” Tutto in pectore: pare che il premier non abbia mai usufruito di questa opportunità di sviluppo culturale. Più o meno lo stesso vale per quasi tutti i ministri del Governo Renzi: studenti Erasmus nell’animo, ma in pratica sempre attaccati all’università di campanile.

Il problema non è certo se Renzi e i suoi ministri siano o non siano andati a sprovincializzarsi all’estero con l’Erasmus: uno potrebbe essere stato sempre in Italia e ciononostante avere una visione universale. L’Erasmus dopo tutto si fa col cervello, non con i piedi. Purtroppo il programma Erasmus in Italia arranca un po’: in alcuni corsi di Laurea la possibilità di scambio è modesta e pochi studenti si candidano, in altri corsi di laurea l’interesse è maggiore e molti studenti che si candidano non riescono ad andare perché vengono raggiunti i limiti previsti dagli accordi stipulati dagli atenei. Inoltre pochi studenti stranieri scelgono di svolgere il loro programma Erasmus in Italia

Ogni problema ha le sue cause: per trovarle bisogna analizzarlo. E l’analisi del caso italiano non è difficile: 1) gli studenti universitari in Italia sono pochi, meno della media europea; le università sono ancora di meno, e come risultato sono mediamente sovraffollate: poco attraenti per gli studenti stranieri in entrata, poco efficienti per quelli in uscita; 2) il costante definaziamento dell’università pubblica comporta che i docenti sono sovraccarichi di didattica e per questo motivo meno attivi nella ricerca (che peraltro è anh’essa sottofinanziata); poiché è la ricerca che promuove le occasioni di incontro tra docenti necessarie per la stipula degli accordi Erasmus, le università italiane restano indietro nei programmi di scambio internazionali.

Parallelo al problema dell’Erasmus c’è il problema di Renzi e dei suoi ministri: non avendo fatto l’Erasmus né da studenti né dopo, non hanno capito come funzionano le università europee, che sono finanziate meglio della nostra ; sono più numerose e meno affollate; complessivamente ospitano un numero di studenti per migliaio di abitanti superiore a quello dell’Italia. Renzi e i suoi ministri apparterrano pure alla generazione Erasmus (fatto da altri e non da loro) ma non sono loro ad aver creato questo programma di scambio culturale, che è iniziato nel 1987; saranno loro invece a distruggerlo con una politica di pesanti tagli economici all’università e alla ricerca pubbliche del paese.