Società

Elezioni, la campagna elettorale continua che provoca rabbia e distacco

Confesso di essere invidioso quando, con amici medici di altre nazioni, ci troviamo ai congressi e si parla di sistemi politici. Francia, Inghilterra, Germania e, fino a poco tempo fa, anche Spagna, avevano governanti che duravano parecchi anni. Soprattutto, fra una tornata elettorale e l’altra si placava il clamore elettorale e la continua sfida. Da noi ormai esiste un clima di campagna elettorale continua con un eccesso di enfasi su ogni evento, provvedimento del governo o proposta dell’opposizione, come se fossimo costantemente alla “sfida finale”. Manca la fase di “tregua” in cui, deposte le armi retoriche e i proclami populisti, si ragiona sui problemi concreti per trovare soluzioni che spesso sono difficili e complesse. Nelle risse si enumerano le soluzioni semplicistiche e sempliciotte che, come una bacchetta magica, risolverebbero tutte le difficoltà.

I talk show, in numero spropositato rispetto ad altri paesi europei, tutti i giorni martellano i malcapitati telespettatori descrivendo uno scontro continuo senza soluzione di continuità e fasi di relax. Da un punto di vista psicologico, questo continuo stato di rissa provoca, in noi che assistiamo, due reazioni: rabbia e distacco. La rabbia è il primo sentimento che porta alla mobilitazione per cercare di cambiare qualcosa ma, una volta che si scopre che la sfida epocale non ha risolto nulla ma, se mai, ha provocato ancora maggior confusione, appare la delusione. Il distacco è frutto della delusione e della sensazione che tanto nulla potrà cambiare. Anche coloro che si sono succeduti negli anni con promesse di rinnovamento vengono triturati e assimilati nel pastone dei politici da rifiutare in toto.

Le sfide elettorali epocali si susseguono di anno in anno senza concludere granché. Soprattutto ogni sei mesi c’è una nuova tornata elettorale con messa in discussione di tutto. I prossimi “epocali” appuntamenti sono, fra poche ore, le comunali tramutate in nazionali dall’enfasi con cui vengono descritte, il referendum “epocale” e plebiscitario spartiacque fra il vecchio e il nuovo, le elezioni in Sicilia e altre amministrazioni fra un anno che diverranno sicuramente “centrali” e nel 2018 le elezioni nazionali. Per poi, stancamente, ricominciare.