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Fidenza Village, per la Guardia di finanza l’outlet non ha dichiarato un imponibile di 7 milioni di euro

Nel periodo da ottobre 2010 a dicembre 2014 è stata messa a bilancio una serie di deduzioni di quote di ammortamento relative al complesso immobiliare giudicate “non ammissibili” dalle Fiamme gialle, che hanno trovato anche una serie di contratti non registrati. La vicenda rischia di gettare ombre sulla gestione di uno dei principali centri commerciali d'Italia

Un imponibile da oltre 7 milioni di euro non dichiarato. È quanto la guardia di finanza di Parma contesta a VR Milan, la società proprietaria dell’outlet Fidenza Village, una trentina di chilometri da Parma. Nel periodo da ottobre 2010 a dicembre 2014 è stata infatti messa a bilancio una serie di deduzioni di quote di ammortamento relative al complesso immobiliare giudicate “non ammissibili” dalle Fiamme gialle. La vicenda rischia di gettare ombre sulla gestione di uno dei principali outlet in Italia, dopo che ilfattoquotidiano.it si è già occupato delle sentenze che hanno ritenuto illegittimi i licenziamenti di alcuni lavoratori di Saldarini, marchio di abbigliamento e accessori che ha un negozio al Fidenza Village. Ai licenziamenti Saldarini si era visto costretto a causa della particolare tipologia contrattuale che lo lega a VR Milan: non un affitto di locale commerciale, ma un affitto di ramo d’azienda con obbligo, a scadenza, di restituire il ramo senza più alcun dipendente, in contrasto con quanto previsto dalle norme del codice civile.

La vicenda dei commessi licenziati è legata a quella finita al centro delle contestazioni della guardia di finanza. Entrambe infatti sono emerse dopo la presa di posizione di Saldarini, che ha avviato una serie di azioni in ambito giudiziario per portare alla luce le contraddizioni che un sistema basato sull’affitto di rami di azienda comporta. Così, da una querela depositata due anni fa sono partite le verifiche delle Fiamme gialle che hanno portato a scoprire “dichiarazioni infedeli” su un imponibile di 7,2 milioni di euro. VR Milan, società legata al gruppo anglo-americano Value Retail proprietario di diversi outlet in Europa, rischia adesso una sanzione dall’Agenzia delle entrate, ma nessuna conseguenza penale. Infatti, benché nell’informativa inviata in procura lo scorso aprile i finanzieri annotino che dai controlli “sono scaturite violazioni sostanziali di importo considerevole”, tali violazioni non sono di natura penale tributaria “alla luce delle innovazioni normative introdotte al d. lgs n. 74/2000 nel mese di ottobre 2015”, e cioè dal recente provvedimento con cui il governo Renzi ha modificato i criteri di punibilità.

Secondo quanto rilevato dalla guardia di finanza, VR Milan ha in essere con molti dei negozianti un doppio sistema di contratti. Un primo documento è stato autenticato dal notaio e registrato, come impone la legge. Un secondo documento, più lungo e più dettagliato del primo, è invece rimasto nel cassetto di chi lo ha sottoscritto. Benché gran parte dei contratti registrati non prevedessero che a occuparsi del mantenimento dei beni immobili fosse VR Milan, questa ha portato lo stesso in deduzione le quote degli ammortamenti, cosa non consentita dalle norme tributarie quando a occuparsi delle manutenzioni sono gli affittuari. “Ne scaturisce pertanto – scrive la guardia di finanza – un illecito risparmio fiscale nell’aver in tal modo assoggettato a tassazione un reddito imponibile inferiore a quello effettivo”.
Irrilevante a tale proposito, secondo la guardia di finanza, che cosa è previsto dai contratti non registrati, perché privi “del valore di prova legale e della certezza della data di sottoscrizione”. Va però notato che, quantomeno nel caso di Saldarini, il contratto non registrato era ambiguo: da un lato prevedeva che l’affittuario non era responsabile per il normale deperimento dei beni e che Fidenza Village aveva diritto ad ammortizzare tali beni, ma dall’altro metteva tutte le spese di manutenzione a carico dell’affittuario, cosa avvenuta nella realtà.

E anche l’obbligo di restituire il ramo di azienda senza dipendenti, contestato già da due sentenze del tribunale di Parma, è stato messo nero su bianco solo nel contratto non registrato, nascosto quindi ai lavoratori e agli enti pubblici incaricati dei controllo fiscali e di legittimità. Un contratto che “non vogliamo (…) possa essere preso in visione da chiunque ne faccia (legittimamente) richiesta”, si legge in un’email inviata nel 2003, il periodo della sigla dell’accordo, dagli uffici di Value Retail Management Italy, società legata a VR Milan. Ci sono poi altri aspetti che Saldarini aveva sottolineato nella querela: il mancato pagamento delle marche da bollo sui contratti non registrati e una serie di costi messi a bilancio da VR Milan, relativi a spese maggiori di quanto rendicontato agli affittuari per chiederne il rimborso e in parte responsabili delle perdite registrate dalla società (10,4 milioni il rosso del 2013, 9,4 milioni quello del 2014). Mentre sul primo aspetto la guardia di finanza non si è pronunciata, sul secondo le verifiche hanno portato a ritenere i costi giustificati da servizi resi a VR Milan da società dello stesso gruppo con sede all’estero e a ritenere congruo il tasso del 9% applicato da una di queste società per la concessione di provviste finanziarie assimilabili a prestiti. Il pm di Parma, in considerazione anche della non punibilità in ambito penale dell’evasione riscontrata, ha così chiesto l’archiviazione del procedimento. Ma Saldarini ha già presentato un atto di opposizione, ritenendo tra l’altro che le indagini sui costi iscritti a bilancio si siano limitate a “un mero controllo formale”. Alla richiesta di chiarimenti de ilfattoquotidiano.it, dal Fidenza Village rispondono con un “no comment”.

Twitter: @gigi_gno