Calcio

Juventus-Milan 1-0: la Coppa Italia ai bianconeri. Battuto un grande Milan, che resta senza Europa: ci va il Sassuolo

Una rete di Morata (forse all'ultima presenza con i torinesi) nel secondo tempo supplementare regala la doppietta alla squadra di Allegri, che bissa il risultato dello scorso anno: non era mai successo in passato che un club vincesse per due stagioni di seguito lo scudetto e la coppa. Ai rossoneri non basta la migliore prestazione del 2015/2016: niente Europa League

Vince sempre la Juventus, vince solo la Juventus. Anche quando non è lei, gioca male (o per lunghi tratti non gioca proprio), è impresentabile mentalmente e tatticamente. Ma pure la Coppa Italia è bianconera. Un grande Milan, il migliore degli ultimi quattro anni, si arrende 1-0 ai supplementari: dopo aver dominato per almeno 80 minuti, trascinato dal vecchio capitano Montolivo in forma Europeo e dal giovane Calabria, viene colpito da Morata, entrato da una manciata di secondi per approfittare della stanchezza rossonera. Addio Coppa Italia, addio Europa. Addio forse pure a Cristian Brocchi, anche se il destino dell’allenatore avrebbe dovuto prescindere dall’esito della singola partita. Il Milan resta fuori dalle coppe per il quarto anno consecutivo: in Europa League ci va il Sassuolo sesto in Serie A, per gli emiliani davvero questa finale è storica. Mentre la Juve diventa la prima squadra italiana a centrare per due anni di fila la doppietta campionato-coppa. Un altro record, dopo i cinque scudetti consecutivi.

Questo meno meritato degli altri, perché come già in semifinale contro l’Inter i bianconeri giocano una pessima partita, a lungo in balia degli avversari evidentemente più motivati. Allegri aveva promesso sorprese in formazione, ma il suo problema è nella testa: dopo cinque anni da cannibali, stavolta i bianconeri sono apparsi davvero appagati. L’esatto opposto del Milan, che era all’ultima spiaggia e ha trovato nella disperazione la forza di cui aveva bisogno. Brocchi indovina formazione (anche se questo significa tornare al 4-3-3 che fu di Mihajlovic e rinnegare la sua gestione tattica) e l’approccio alla partita. I rossoneri la buttano subito sull’intensità. Nella foga può anche capitare che Calabria rischi il fallo da rigore su Pogba. Ma il piano funziona. È quasi commovente come il piccolo Milan di questi tempi provi a fare la grande squadra: pressing alto, possesso palla, gioco ben orchestrato da Montolivo (un segnale anche in vista di Euro 2016 per Conte) e sviluppato sulle fasce. I pericoli all’inizio si limitano a un cross teso di Calabria su cui Bonaventura non trova il tap-in vincente. Poi aumentano: l’occasione vera capita sul destro di Poli, servito da Kucka dopo un errore in ripartenza dei bianconeri, ma il piede non è dei migliori e la palla finisce alta.

Anche nella ripresa il copione resta uguale e i rossoneri continuano a spingere sulle fasce, specie con l’indemoniato Calabria: dopo un quarto d’ora Allegri è costretto a sostituire Evra, asfaltato, per provare a fermare il ragazzino classe ’96. Bacca manca di centimetri l’appuntamento con il gol, Kucka sbaglia l’appoggio decisivo in campo aperto. Il vantaggio sarebbe ampiamente meritato ma non arriva. Così il tempo passa, la benzina finisce: i rossoneri hanno corso tanto, Brocchi avrebbe bisogno di forze fresche, specie in avanti, ma evidentemente non si fida di Balotelli (entrerà solo a punteggio compromesso). Così la Juve guadagna i supplementari senza soffrire ancora. E qui più fresca, decisamente migliorata dall’ingresso sugli esterni di Alex Sandro e Cuadrado, addirittura la vince dopo non aver praticamente giocato per un’ora, e aver tirato in porta due volte in 100 minuti. La zampata vincente è di Morata, l’uomo delle finali, entrato in campo da due minuti. Quando si dice il cambio azzeccato: fortuna o bravura, non è la prima volta per Allegri.

C’è tempo ancora per chiedere un rigore allo scadere, ma il tuffo di Honda è netto e anche abbastanza goffo. Il tiro della disperazione di Mauri finisce fuori di poco. Il Milan paga l’unica colpa di una partita quasi perfetta: non essere abbastanza forte per far gol ai campioni d’Italia, neppure in serata di grazia. Epilogo ingiusto per una finale giocata da grande, ma forse inevitabile per una stagione così disgraziata. La Juve fa la storia, ma in fondo l’aveva già fatta (per davvero) con i cinque scudetti consecutivi. Questa “è solo un’altra tappa del nostro ciclo”, Allegri dixit. La festa continua a Torino e comincia a Sassuolo, per la prima volta nella sua storia qualificato in Europa. Loro sì, questa finale non la dimenticheranno mai.

Twitter: @lVendemiale