Tennis

Roland Garros 2016, business da 300 milioni e 9500 posti di lavoro. Sponsor e merchandising: tutto è grandeur

Il torneo di tennis non è solo sport. Come per il Tour de France, vuole essere soprattutto un simbolo del Paese e della sua capitale. E ogni centesimo mosso dal secondo Slam della stagione parla francese. Tranne i premi per i vincitori, visto che è dal 1983 che un tennista transalpino non riesce a conquistare il trofeo di casa

Un pezzo di storia di Francia e di Parigi, ma anche una macchina da soldi che fattura quasi 200 milioni di euro l’anno, dà lavoro a 9.500 persone e mette in palio un montepremi superiore a 30 milioni di euro. Il Roland Garros è molto più che un semplice torneo di tennis, diverso da tutti gli altri Slam. Se gli Open degli Stati Uniti e d’Australia guardano sempre in avanti, creano spettacolo, moltiplicano le risorse, quello di Francia resta strettamente ancorato alla propria tradizione. Come Wimbledon. Ma l’erba londinese rappresenta quasi un rito, un viaggio ancestrale alle origini di questo sport. Il Roland Garros, invece, vuole essere soprattutto un simbolo della Francia e della sua capitale. E ogni centesimo mosso dal secondo Slam della stagione parla francese. Tranne i premi per i vincitori, visto che è dal 1983 che un tennista transalpino non riesce a conquistare il trofeo di casa.

BUSINESS DA 300 MILIONI – La compenetrazione tra il Roland Garros, Parigi e la Francia è pressoché totale. Non a caso il Comune accorda un contributo di 20 milioni di euro l’anno al torneo, a testimonianza della sua importanza nell’ecosistema cittadino. Non si tratta di un finanziamento a fondo perduto ma di un investimento: l’Open di Francia ogni anno genera 4.700 posti di lavoro per l’organizzazione diretta della manifestazione, con un surplus occupazionale di 9.500 unità in tutta l’area metropolitana. Il torneo da solo nel 2015 ha fatturato 187 milioni di euro, ma per due settimane rivitalizza ulteriormente il già florido turismo parigino: nel 2015 è stato toccato il record di 425.698 presenze, e solo attraverso il sistema di prenotazione ufficiale del torneo sono stati registrati oltre 12mila pernottamenti (cifra che non tiene conto di tutti i tifosi che si sono mossi per altri canali). Il 90% degli spettatori stranieri (il 28% del totale) afferma di essere andato a Parigi appositamente per il torneo. Complessivamente, il Roland Garros vale circa 300 milioni di euro d’indotto economico. Quasi il triplo del business d’affari mosso dagli Internazionali di Roma: a dimostrazione dell’abisso che ancora separa Parigi e i vari Slam dagli altri Masters.

TRA SPONSOR E STORIA – A differenza di tutti gli altri tornei, però, al Roland Garros non conta solo fare soldi. Ma anche come e con chi. I tre sponsor principali sono marchi francesi, ancorati ad una storia comune, intimamente legati al Roland Garros. Su tutti l’azienda Lacoste, il cui nome appartiene a René Lacoste, uno dei “moschettieri” che negli Anni Venti fecero grande la Francia del tennis, prima di diventare una delle più famose griffe di abbigliamento al mondo: l’onnipresenza del coccodrillo (soprannome del tennista, che era solito portare la sua racchetta in borsone di pelle di coccodrillo) è un tributo alla storia del tennis francese, ancor prima che una fonte di introiti milionaria. Il main sponsor è la Bnp Paribas, banca transalpina che da anni ha associato il proprio nome a questo sport, e oltre a sostenere il Roland Garros dà il nome al Masters di Indian Wells, uno dei più importanti del circuito. Il terzo marchio più visibile sui campi parigini è Perrier, che disseta tifosi e giocatori per le due settimane di gioco, spesso calde e assolate. Un po’ come la Coca Cola per la Fifa ai Mondiali, solo in salsa transalpina, con l’acqua minerale più chic che ci sia. Nei bar una bottiglia di Vittel da 75cc costa 5 euro, l’anno scorso ne sono state vendute oltre 100mila: il ritorno, non soltanto d’immagine, è garantito. Come gli incassi da merchandising: ogni spettatore spende in media 57 euro fra gli stand del parco di Porte d’Auteuil. Nel 2015 sono state acquistate 60mila t-shirt e 356mila gadget ufficiali. Tutti griffati Roland Garros, tutti francesi.

AI VINCITORI GLORIA E 2 MILIONI DI EURO – Una pioggia di euro ricoprirà ovviamente anche i protagonisti del torneo: l’edizione 2016 sarà la più ricca di sempre, con il montepremi a quota 32 milioni, al termine di un percorso quadriennale che ha visto un aumento del 70% delle risorse dal 2013. Soltanto entrare nel tabellone principale per i tennisti significa un guadagno di 30mila euro, è previsto un gettone di 3.500 euro anche per chi partecipa solo alle qualificazioni. In un crescendo di turno in turno, fino ai vincitori: trionfare al Roland Garros non porta solo gloria ma anche 2 milioni di euro netti nelle tasche dei campioni (senza distinzioni tra maschile e femminile, a scanso di polemiche). Gli sconfitti in finale potranno consolarsi con un milione a testa. Ma questi sono gli unici soldi del Roland Garros che, salvo sorprese, finiranno fuori dai confini di casa: la Francia ha vinto il trofeo dal 1946 con Marcel Bernard e nel 1983 con Yannick Noah. Prima di lui, l’ultima volta che è arrivata in finale era il 1988 con Henri Lecomte. Più di un cruccio, una maledizione, per chi ha fatto di un torneo di tennis un simbolo della nazione.

Twitter: @lVendemiale