Cinema

Festival di Cannes 2016, le donne e i loro fantasmi secondo Almodovar, Assayas e Mendonça Filho

Il regista spagnolo: “Io non ho il talento di Woody Allen o di Steven Spielberg, ma poiché sono stato invitato a Cannes ho voluto essere in competizione, che trovo un posizionamento più eccitante per me e per il film stesso”. In una giornata ricca di proposte importanti, non è mancato il cinema italiano. A rappresentarlo è stato Claudio Giovannesi con il suo Fiore alla Quinzaine des Realisateurs

Tre donne e i loro fantasmi. Poco importa se vivi o morti. Cannes oggi celebra questo rapporto, declinato in tre film concorrenti tanto diversi tra loro ma ugualmente desiderosi di scavare negli abissi dell’anima. Ad affrontarlo sono due registi di culto come Pedro Almodovar e Olivier Assayas e un cineasta brasiliano semi-sconosciuto dal nome Kleber Mendonça Filho.

Julieta è la tormentata protagonista di Pedro Almodòvar, una giovane docente di letteratura classica che diventa madre per caso da un pescatore. Al compimento della maggiore età la figliola misteriosamente scompare dalla sua vita, creando un’assenza inspiegabile quanto incolmabile. “Fra tutte le madri descritte nei miei film, Julieta è la più vulnerabile, è incapace di combattere e resiste passivamente alla disperazione. Il suo personaggio riassume le protagoniste di tre racconti della canadese premio Nobel Alice Munro: una volta che queste donne sono diventate Julieta, questa ha preso una forma autonoma nella mia testa divenendo colei che vedete nel film”.

Con oltre una ventina di film in carriera, il popolare artista nativo de La Mancha ha ancora voglia di concorrere, a differenza di alcuni suoi eminenti colleghi appena passati per la Croisette fuori concorso: “Io non ho il talento di Woody Allen o di Steven Spielberg, ma poiché sono stato invitato a Cannes ho voluto essere in competizione, che trovo un posizionamento più eccitante per me e per il film stesso”. Tinteggiato quasi esclusivamente dei tre colori primari e con ormai conclamati elementi hitchcockiani, Julieta cattura da un punto di vista narrativo ma non conquista in termini cinematografici, tenendosi assai distante dalla densità e dall’originalità che hanno per anni caratterizzato il cinema di Almodovar. Il film uscirà in Italia il 26 maggio per Warner Bros.

Complesso thriller psicologico/horror spiritualistico d’autore è invece Personal Shopper di Assayas, un film capace di depistare al punto da arrivare ad amarlo e detestarlo contemporaneamente. Protagonista è ancora una volta Kristen Stewart, divenuta consolidata musa del regista francese dopo Sils Maria del 2014: il regista ha scritto il film pensando a lei. “Con Kristen ho finalmente trovato l’attrice che da tempo stavo cercando, sono un privilegiato ad averla avuta nei miei ultimi due film” ha dichiarato l’autore francese che vanta un trascorso da critico dei Cahiers du Cinéma. La sua cultura è una cifra del suo cinema e in questo specifico film si evidenza con potenza per echi cinefili, letterari e filosofici di spessore. I fantasmi che vede Maureen (Stewart) sono così realistici e quasi caricaturali da spiazzare la visione di un’opera che in realtà vuole concentrarsi sulla ricerca dell’identità partendo dall’alienazione della protagonista. Questa è separata da se stessa per la perdita recente del fratello gemello Lewis. “Tutti crediamo nei fantasmi, non importa da dove arrivano e dove andranno, ma loro sono dentro di noi”, spiega Assayas. Da parte sua Kristen Stewart, rimasta sulla Croisette dopo l’apertura con Woody Allen, ammette di non essere “mai stata così sotto shock come in questo film. È stata un’esperienza di desiderabile dolore. Alla fine delle riprese ero esausta”. Imperfetto, feroce e dolorosissimo, Personal Shopper lavora sul rimosso, sull’elaborazione del lutto intesa come regressione verso un limbo ancestrale, sui desideri proibiti e sul senso di colpa.

Ed è proprio il senso di colpa a introdurre il terzo film dei “fantasmi”. Si tratta del brasiliano Aquarius: un’epica al femminile di 2h20’ interpretata da una magistrale Sonia Braga, forte candidata alla Palma come attrice. Raccontando la vita dell’ancora luminosa 65enne Dona Clara, la pellicola riflette sulle contraddizioni del Brasile contemporaneo, terra d’attrazione fatale come appunto una bellissima donna. Il suo fantasma appartiene alla nostalgia di un passato oggi indecifrabile ma che la protagonista tenta con ogni forza di riportarlo a sé.

In una giornata ricca di proposte importanti, non è mancato il cinema italiano. A rappresentarlo è stato Claudio Giovannesi con il suo Fiore alla Quinzaine des Realisateurs. Storia d’amore carceraria tra minori, ha messo in scena due meravigliosi giovani “non attori” dal passato complesso: Daphne Scoccia nei panni di Daphne e Josciua Algeri in quelli di Josh. “Tutto ciò che vedete nel film l’abbiamo scoperto noi andando in carcere” spiega il giovane regista romano visibilmente emozionato. Fiore è stato girato nel carcere minorile dell’Aquila evacuato dopo il terremoto. Da parte loro i due protagonisti poco più che ventenni si sentono dei “fiori sbocciati grazie a Claudio, siamo a Cannes che è un paese dei balocchi rispetto ai luoghi da dove veniamo noi, qui sembra un sogno, una giostra eterna”. E commozione in particolare ha suscitato il sorridente e grato Josciua (che Giovannesi ha scoperto in reclusione facendo location tour..) quando ha confessato “Nella mia vita ho preso l’aereo solo per venire qui o per andare in carcere”. Nel film, che uscirà il 25 maggio a Roma e Milano e il 1° giugno nel resto d’Italia, anche Valerio Mastandrea nei panni del padre di Daphne.

In occasione della presentazione di Fiore, l’amministratore delegato di Rai Cinema Paolo Delbrocco e il produttore Beppe Caschetto hanno annunciato il prossimo progetto di Marco Bellocchio. Si tratta di un film su Tommaso Buscetta che il regista ha appena iniziato a scrivere. “Le riprese sono previste per il settembre 2017, Bellocchio si è documentato in maniera totale, incontrando esperti di mafia e istituzioni, sarà un film importante anche produttivamente”.