Capitoli

  1. Porti, la riforma tra crisi e indagini: il manuale Cencelli applicato anche ai signori degli scali marittimi
  2. Genova al centrodestra. Livorno: lascia Gallanti, nomina spetta a Regione
  3. De Luca contro Delrio. Crocetta ha disertato riunione Stato-Regioni
  4. Bari nelle mani del gruppo di potere dalemiano-burlandiano
Lobby

Porti, la riforma tra crisi e indagini: il manuale Cencelli applicato anche ai signori degli scali marittimi

L'INCHIESTA - Il poltronificio: ammiragli col doppio stipendio, inquisiti, ex politici riciclati in Autorità che valgono come un ministero. Il centrosinistra prende quasi tutte le Autorità portuali (13), le restanti 2 al centrodestra. Gli enti pubblici secondo la legge Delrio devono essere ridotti ma città come Salerno di De Luca o come Savona non hanno voluto perdere la loro poltrona. Ecco pronta la proroga degli incarichi

Il manuale Cencelli dei porti: 13 poltrone al centrosinistra e 2 al centrodestra. La maggioranza si becca quasi tutte le Autorità portuali e l’opposizione si “accontenta” di due scali, ma incassa il più importante: Genova. Vacilla già la riforma che era partita con le migliori premesse (o promesse): le autorità ridotte da 24 a 15 per migliorare il coordinamento tra porti vicini che si facevano la guerra. La selva di poltrone dovrebbe vedere 270 tagli, con i membri dei comitati portuali ridotti da 336 a circa 70. Una riforma essenziale visti i risultati deludenti dei porti italiani: mentre gli scali stranieri sul Mediterraneo registrano crescite a due zeri (Istanbul +190%, Port Said +144% e Pireo +127%) in Italia i dati (fonte Assoporti) sono meno esaltanti: Genova -1,5% di tonnellate movimentate, La Spezia -4,7%, Gioia Tauro -15,8%. Con il segno positivo i porti dell’Adriatico: Venezia cresce del 15,3% e Trieste dello 0,1%. Per non dire della partita decisiva del raddoppio del canale di Suez.

Sembrava incredibile che il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio fosse riuscito a dare un colpo di timone in un settore dove regnano immobilismo ed equilibri di potere decennali, segnato da indagini penali e contabili. E infatti la riforma rischia di arenarsi. Molte Autorità sono guidate da commissari, spesso ammiragli che, come ha scritto Giorgio Carozzi su themeditelegraph.it, incassano la doppia indennità (quasi intera): dalla Marina e dall’Autorità portuale. Partiti e potentati non mollano: un porto vale un ministero. Gli scali italiani pesano il 2,6% del pil (dati 2015). Merci, ma anche 41 milioni di passeggeri e 10,4 milioni di croceristi nel 2015. Presto si capirà se Delrio e la sua riforma resisteranno alle Regioni. La partita politica nel Pd pare guidata da Debora Serracchiani, ancor più che dal ministro. Ecco le 15 Autorità: Genova, La Spezia, Livorno, Civitavecchia, Cagliari, Napoli, Palermo, Augusta, Gioia Tauro, Taranto, Bari, Ancona, Ravenna, Venezia e Trieste. Dovrebbero sparire Savona, Carrara, Piombino, Salerno, Olbia, Messina, Catania, Brindisi e Manfredonia.