Politica

Matteo Renzi, il primo della classe

Stando all’estero non ho avuto occasione di seguire da vicino l’imperiosa ed esaltante scalata al potere del giovane Renzi, ma è innegabile che per esserci riuscito egli deve aver avuto non solo fortuna ma anche capacità personali straordinarie. Tuttavia le capacità personali, quando si pretende di guidare una nazione, da sole non bastano, occorrono anche la conoscenza e la volontà di rispettare le regole che un sistema democratico necessariamente deve avere. E soprattutto, un primo ministro che si rispetti, deve avere il rispetto degli elettori quando il sistema democratico legittimamente li chiama al voto. Se non lo fa tradisce la base stessa del sistema democratico e anche il giuramento che lui stesso ha fatto quando ha accettato l’incarico che il presidente della Repubblica gli ha dato per governare la nazione.

Del resto il sistema della democrazia ha appunto questo scopo: tu cittadino non hai il tempo, le capacità o semplicemente la voglia di occuparti dei problemi certamente non semplici di guidare una nazione, perciò voti qualcuno che svolgerà per tuo conto questo lavoro. Se però te ne disinteressi completamente, sperando che la cosa funzioni lo stesso, avrai invece il risultato di una inciviltà democratica gravissima che anche tu finirai col pagar caro. Il craxismo, il berlusconismo e adesso il renzismo (sempre di male in peggio!) sono lì a dimostrarlo. Renzi, che pure sul piano personale ha eccellenti qualità, eppure sul piano politico e, soprattutto, democratico, è un disastro senza precedenti. Lui, senza neppure essere mai stesso eletto dal popolo che pretende di governare, vuole cambiare tutto. Si regge su una maggioranza nata da accordi sottobanco con le opposizioni e procede come un rullo compressore su un potere fantoccio che lui stesso si è costruito circondandosi di collaboratori che vantano la stessa esperienza tecnica dei miracolati.

Senza precedenti è il suo gravissimo insulto e tradimento al sistema democratico, perché non si è mai visto, in nessun paese democratico al mondo, un capo del governo che invita i suoi governati a non andare a votare. Un vero democratico non può mai invitare gli elettori al non voto, solo un opportunista può farlo. Ma lui, pur sapendo che giocava con carte truccate, perché l’informativa che lui dava era gravemente scorretta sul piano dell’imparzialità (anche la scelta di campo per il “Sì” o per il “No” era ammissibile) che avrebbe dovuto tenere nella sua veste di primo ministro, liquida la faccenda addirittura da “vincitore arrogante”, prendendosi anche il lusso di schernire i perdenti, come se una vittoria ottenuta con carte truccate fosse cosa nobile.

Quando parlava di rottamazione nessuno ha pensato che nel massacro del suo poco onorevole percorso istituzionale ci sarebbe presto finito anche il nostro sistema democratico. Eppure è lì sotto gli occhi di tutti, la sua rottamazione è come la visita dell’elefante nella sala dei cristalli: non vede e non risparmia niente. Il suo invito a non votare, per una democrazia, è come una bestemmia in chiesa, ma lui non lo capisce. Per giustificare il suo grave vulnus sul referendum, lui e i suoi accoliti, si schierano dietro al fatto che il referendum abrogativo prevede appunto un “quorum” per essere valido, consentendo così l’astensione di chi non ne vede l’interesse. Ma questo si riferisce al diritto dei semplici elettori, non alla responsabilità di chi gestisce in prima persona il sistema democratico, controllando personalmente il partito di maggioranza, il governo e l’intero Parlamento.

Possiamo pensare che, dopo che avrà completato le sue fantasiose riforme (Italicum in testa) ci dispenserà sempre più frequentemente dalla noia di andare a votare?
Certo che possiamo! Dopo le sue parole chiaramente rivolte a definire inutile questo referendum, che aveva invece tutte le carte in regola secondo i dettami della Costituzione per essere tenuto, è persino doveroso pensarlo. Però è un bene che lo abbia fatto, perché così ha commesso l’errore di calare finalmente la maschera.
Molti, persino nel suo stesso partito, avevano già capito la sua sconcertante debolezza sul piano del rispetto dei valori democratici, ma adesso ha reso lui stesso questa debolezza palese.
Un primo ministro che non rispetta i valori della democrazia è non solo anomalo ma persino pericoloso per tutti. Ne abbiamo già avuto uno, ammirato da tutti a quel tempo, che pensava di riconquistare i fasti dell’antica Roma prendendo vergognose scorciatoie persino sul piano umanitario. Non è il caso di ripetere quell’errore dando fiducia al nuovo avventurismo pseudo-democratico delle riforme renziane rottama-democrazia. Lui e la sua classe di apprendisti “stregoni” della classe politica hanno bisogno di crescere molto e maturare bene prima di assumere cariche così importanti di governo di una grande nazione.