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Parmalat, Lactalis rompe con i produttori di latte genovesi. E contro il gruppo francese parte il boicottaggio

La multinazionale transalpina che ha comprato la società emiliana pretendeva di pagare 25 centesimi al litro, un prezzo inferiore del costo. Così gli allevatori della cooperativa Val Polcevera non hanno rinnovato il contratto. La contestazione è sfociata nell’invito a non comprare prodotti Parmalat e scegliere invece il latte crudo per sostenere il settore

Lactalis scarica i produttori di latte genovesi e dalla Liguria ai social media parte una campagna di boicottaggio nei confronti del gruppo francese che controlla Parmalat e Latte Oro. La protesta è cominciata dagli allevatori della cooperativa Val Polcevera, che lo scorso 31 marzo non hanno avuto il rinnovo del contratto per la vendita del latte ai due marchi di produzione alimentare. Il gruppo francese infatti pretendeva di pagare il prodotto 25 centesimi al litro, a un prezzo quindi inferiore del costo di produzione che si aggira intorno ai 36 centesimi. Ma a quella cifra i produttori non potrebbero sopravvivere. Il problema non è nuovo nel settore e già lo scorso anno Lactalis era finita nell’occhio del ciclone proprio per avere proposto di abbassare il prezzo del latte del 20 per cento, al punto che gli allevatori avevano minacciato di bloccare il mercato. Ora il sospetto, come già accadde la prima volta, è che i francesi, voltate le spalle alla Liguria, preferiscano migrare in altri mercati europei dove il latte costa meno, rinunciando però così alla tracciabilità e alla qualità del prodotto italiano.

Così è cominciata la guerra del latte. Con gli allevatori costretti a gettare nel letame o nei prati i 60 quintali di produzione giornaliera, che sono rimasti improvvisamente senza un acquirente, e che invenduti rischiano di mandare in rovina un centinaio di aziende. In pochi giorni dalla Liguria è partito un movimento di contestazione della politica di Lactalis, che non ha ancora fatto un passo indietro nonostante gli interventi e gli appelli delle istituzioni. “La Parmalat, anche contraddicendo rassicurazioni del passato, ignora le conseguenze sociali ed economiche delle proprie scelte sul nostro territorio”, hanno denunciato Comune e Città metropolitana di Genova in una nota congiunta.

La protesta ha infiammato il territorio e alla fine è arrivata anche sui social network, dove è partita una campagna di boicottaggio dei prodotti Parmalat, con l’invito a non acquistare merendine, yogurt, panna e formaggi dei marchi della multinazionale francese. A questa, si è aggiunta una corsa alla solidarietà, con l’invito dell’assessore regionale alle Politiche agricole Stefano Mai a comprare il latte crudo direttamente dai produttori per aiutarli e sostenerli in questo momento critico: “Salvate il latte della Liguria”, ha detto in un appello ai cittadini, mentre Comune e Città metropolitana stanno pensando a forme di distribuzione straordinaria per arginare il danno. Da Torino poi, è arrivato un aiuto concreto, che tamponerà la situazione almeno per un po’: i produttori rimasti a piedi con Parmalat potranno infatti conferire il proprio latte a un caseificio piemontese, l’azienda Pugliese, che ha assicurato di acquistarlo fino a fine anno.

La questione però va affrontata a lungo termine, perché un intero settore della regione rischia di collassare. Una dura condanna è arrivata da Flai Cgil, che ha parlato di “ricatto economico” da parte della multinazionale, che ha contraddetto gli impegni e le garanzie date ai produttori italiani e al territorio ligure qualche anno fa: “sono necessari passi immediati e condivisi” ha chiarito il segretario generale della Flai Cgil di Genova Laura Tosetti. Anche su richiesta dei sindacati, l’assessore regionale Mai ha convocato per giovedì 14 aprile il Tavolo verde, e nel frattempo Parmalat ha chiesto un incontro con la cooperativa Val Polcevera. In una nota, il gruppo ha ricordato lo storico legame tra Latte Oro e la città di Genova, e “l’impegno assoluto a garantire la massima qualità e la provenienza 100% di latte fresco italiano da allevamenti selezionati”. Inoltre il gruppo ha spiegato che le polemiche mediatiche e i continui “attacchi infondati” avrebbero penalizzato ancora maggiormente i consumi di latte fresco in un mercato già in difficoltà. Per ora però non c’è ancora stato un cambio di direzione. La guerra del latte non è ancora finita.

Riceviamo e pubblichiamo la seguente precisazione di Parmalat

In relazione a notizie circolate su alcuni organi di stampa, Parmalat ribadisce di non aver mai presentato alcuna offerta di acquisto di latte ai dirigenti della Cooperativa Valpolcevera con modalità e valori diversi da quelli previsti dal contratto in essere tra le parti, che si è concluso lo scorso 31 marzo 2016.  Non è mai stata presentata alcuna offerta alternativa, né di 20 centesimi di euro al litro, né di 25 centesimi di euro al litro, così come riportato da alcuni organi di stampa. Parmalat ha sempre onorato i contratti con i conferenti latte e non cambia le condizioni sui contratti in essere. Nel mese di gennaio 2016, Parmalat ha comunicato ai rappresentanti della Cooperativa Valpolcevera che avrebbe rispettato il contratto fino alla data prevista del 31 marzo 2016.