Giustizia & Impunità

Falso in bilancio, per la Cassazione punibile anche chi trucca valori stimati

Le Sezioni unite, presiedute da Giovanni Canzio, sanciscono che la riforma di Renzi non ha cancellato il cosiddetto "falso valutativo". La polemica si era innescata dopo alcune assoluzioni eccellenti, a cominciare dall'ex sondaggista Crespi. Ferranti (Pd): "Riconosciuta la bontà della legge"

Le Sezioni unite della Cassazione mettono fine alla disputa nata nelle aule di giustizia dopo la riforma del reato di falso in bilancio. E sanciscono che è punibile anche il “falso valutativo“, cioè quello che ha che fare con valori stimati, come per esempio la previsione sulla reale possibilità di recupero di crediti “incagliati”. Dopo una serie di sentenze contrastanti nei tribunali italiani, i giudici hanno chiarito che la riforma voluta dal governo Renzi non ha abrogato neppure in parte la normativa precedente sul ‘falso valutativo’, che continuerà così a essere punibile. Fra i casi più noti che avevano innescato la polemica, anche politica, l’assoluzione proprio in Cassazione di Luigi Crespi, l’ex sondaggista di Silvio Berlusconi, per l’affare Hdc.

In particolare, le sezioni unite penali presiedute da Giovanni Canzio hanno dato risposta “affermativa” al quesito se “sussiste il delitto di false comunicazioni sociali, con riguardo alla esposizione e alla omissione di fatti oggetto di valutazione, se in presenza di criteri di valutazione normativamente fissati o di criteri tecnici generalmente accettati l’agente da tali criteri si discosti consapevolmente e senza dare adeguata informazione giustificativa, in modo concretamente idoneo a indurre in errore i destinatari delle comunicazioni”.

Anche il rappresentante della Procura generale della Cassazione, il pg Nello Stabile, aveva evidenziato che l’interpretazione letterale e sistematica dell’articolo 2621 del codice civile sulle false comunicazioni sociali, modificato dalla legge 27 maggio 2015 n. 69 che ha eliminato l’inciso ‘ancorché oggetto di valutazioni’, dimostra che c’è continuità normativa e completa sovrapponibilità” tra il testo anteriore e quello successivo alla riforma.

La decisione è accolta con favore dalla maggioranza. La Cassazione “mette ora un punto fermo riconoscendo la bontà della legge e l’impegno di governo e maggioranza nel ripristinare il falso in bilancio come delitto a pieno titolo”, ha commentato la deputata Pd Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia della Camera. Che sottolinea come la volontà del legislatore era stata “espressa in maniera chiara dal relatore David Ermini in sede di approvazione della riforma alla Camera”. Una riforma, ha concluso Ferranti, “che cancellando la sostanziale depenalizzazione operata dal governo di centrodestra (la celebre legge ad personam di berlusconiana memoria, ndr) punisce con rigore e severità il falso in bilancio in tutte le sue manifestazioni”.