Televisione

The Voice of Italy, io sto con Dolcenera

Io sto con Dolcenera. Questo è il punto di partenza. Un punto fermo. Ora cerco di spiegarvelo meglio.
Settimana scorsa è tornato The Voice of Italy, il talent che non sforna talenti. O meglio, il talent che non sembra troppo interessato a sfornare talenti, più concentrato, narrativamente, a raccontarci i coach. È tornato, raccogliendo anche buoni risultati di ascolti, migliori di quelli dell’anno scorso.

È tornato e ha, nella prima puntata, già chiarito bene quelli che saranno i ruoli di suddetti coach. Perché, non dimentichiamolo, e non lo dimentichino soprattutto quanti di televisione scrivono sui giornali, che The Voice parte con una lunga serie di puntate registrate. Puntate che vengono poi rimontate, se ad arte o meno non sta a me dirlo, col puro scopo di costruire una narrazione, di tirare fuori i concorrenti, ovviamente, ma soprattutto i coach. Storytelling, del resto, è parola piuttosto in voga, di questi tempi.

I coach, dunque. Anche perché, quest’anno, i coach sono quasi tutti nuovi, tre su quattro, Dolcenera, Max Pezzali e Emis Killa, con in più il ritorno sulla scena di Raffaella Carrà. C’è davvero tanto da far conoscere, tanto da raccontare. E infatti la prima puntata questo ha fatto, ha raccontato i coach. Prima concorrente, mezz’ora di programma. Con tutte le chiacchiere dei quattro giudici. Più chiaro di così. La prima puntata ha definito dei caratteri, o ha iniziato a farlo. E tutti hanno abboccato, pubblico a casa, e ci sta, ma anche addetti ai lavori. Che hanno caricato i fucili a pallettoni, e hanno sparato a zero sul solo personaggio che, in effetti, ha destato meraviglia. Dolcenera.

Sì, quest’anno la produzione ha deciso che ci sarebbe stato un Morgan anche chez The Voice of Italy, e non è necessario io stia a spiegarvi cosa Morgan è stato per X Factor. Così, dopo aver incassato un due di picche dal Morgan reale, si è messo alla ricerca di un artista che potesse averne la statura, ovviamente senza scivolare nel citazionismo o nel doppione sbiadito. Ecco Dolcenera. Cantautrice, produttrice, personaggio già passato dalla televisione. Una che, a vestire i panni scomodi del villain, ci sguazza. Una che, se deve mettersi a parlare di musica sa il fatto suo. Abbastanza outsider da non rientrare negli schemi, pur rimanendo nella macchina.

Il ruolo del villain, del cattivo cattivo, è un classico della narrativa. Non esiste buono se non c’è il cattivo, questo lo capiscono anche i bambini che guardano i cartoni. Niente Biancaneve senza Regina Cattiva che si trasforma in strega. Niente carica dei 101 senza Crudelia Demon. E via, fino ai supereroi, pensate a Batman senza Joker e vi salgono i brividi su per la schiena. Anzi, pensate proprio a Batman e Joker, perché l’esempio è perfetto. Chi ha avuto il piacere, e di piacere si tratta, di vedere Il Cavaliere Oscuro ha goduto nel vedere il Joker tratteggiato tragicamente da Heath Ledger. È lui il protagonista assoluto della pellicola, e non potrebbe essere altrimenti. Così come lo è Anne Hathaway nel Ritorno del Cavaliere Oscuro, negli striminziti e attillati abiti in lattice di Catwoman.

Dolcenera è la villain di The Voice of Italy. Quella che sembra un po’ matta, perché così ce la fanno apparire, che è sopra le righe, che parla tanto, come Joker, che miagola, proprio come Catwoman. Senza di lei ci sarebbe solo il lato in chiaro della luna. Max Pezzali che giganteggia come fratello maggiore, quello che è simpatico di una simpatia a pelle, che sta al gioco, che mentre guardi la televisione te lo immagini seduto sul divano di fianco a te, e in effetti è lì. Emis Killa, quello che fa i giochi di parole, e a volte può anche contendere a Dolcenera il ruolo di cattivo, ma che poi, a pelle, cattivo non sembra, perché si commuove, empatizza coi concorrenti, e soprattutto empatizza con Raffaella Carrà.

Ecco, infatti c’è pure Raffaella Carrà, che impersona, in questa fase, Nostra Signora della Televisione. Una che sembra molto fuoriluogo. Si annoia, sembra. Non capisce tutto quel parlare dei suoi colleghi. Non capisce neanche tutto quel cantare dei concorrenti, infatti ha per ora meno ragazzi nel suo team, rispetto agli altri. Ma è tutto scritto. Tutta finzione. Noi vediamo quel che vogliamo vedere. Dolcenera cattiva. Max simpatico. Emis empatico. Raffa annoiata.

Chiaro che in questo panorama chi ci esce bene sono Max e Emis e chi ci esce male è Dolcenera (Raffa, no, non esce). Ma è anche chiaro che questo contrasto è la base della futura buona riuscita dell’operazione The Voice. La narrazione di un talent incentrato solo sui coach e che sulle personalità differenti dei coach si regge. Buoni e cattivi. Bianchi e neri. L’abc della narrazione, caspita, come si fa a non capirlo?

Se qualcuno andava criticato, semmai, erano gli autori, che hanno calcato un po’ troppo la mano, facendo passare solo le sfumature più estreme, proprio come in un fumetto, un Joker, ma trattandosi della prima puntata, direi, si dovrebbe sospendere il giudizio. Dire che Dolcenera è uscita male è un controsenso, anche perché se tutti stanno parlando quasi solo di lei, parlando di The Voice, probabilmente, così male non è uscita, come villain. No Dolcenera no party.

Fossi in lei, a dirla tutta, chiederei agli autori di dare un’occhiata al montaggio delle prossime puntate, tanto per non avere brutte sorprese. E fossi negli autori darei un po’ più di ritmo al tutto, passare dal dub all’Edm.

Continuo a pensare che i talent siano inutili, musicalmente, e continuo a non riconoscermi nell’utente tipo di questi format, ma era dai tempi del Morgan che sorseggia succhi di frutta e degli scontri Simona Ventura-Arisa (sefalsaSimonacazzo) che non ho trovato una scrittura così chiara e precisa e un personaggio così messo a fuoco. Ora mi aspetto grandi cose anche da Max Pezzali, che potenzialmente potrebbe davvero diventare il chiaroscuro di Dolcenera. Aspettiamo e vediamo.