Cultura

Auschwitz: la crudeltà degli uomini, i muri inutili di oggi

Fa’ o Signore/ che io non diventi fumo/ fumo di Birkenau, fumo/ in questo cielo straniero/ma riposare io possa laggiù/ nel mio piccolo cimitero abbandonato/…”

La poesia di Liana Millu risuona, lì, a Birkenau, dove è stata scritta. E’ un’emozione leggerla e un privilegio partecipare come Erede dell’Associazione Nazionale Ex Deportati al pellegrinaggio nei campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau, e di farlo insieme a 25 studenti di Istituti scolastici della Liguria, vincitori del concorso 27 gennaio: giorno della memoria. Lo scambio con le ragazze e i ragazzi durante la visita, e le riflessioni al ritorno, saranno il ricordo più significativo di questo viaggio organizzato dal Consiglio Regionale della Liguria, più ancora degli  importanti appuntamenti istituzionali. Dove non c’è stata giustizia, ci deve essere memoria, memoria di una tragedia di proporzioni inimmaginabili.

Dopo la visita nei Campi, tornando in albergo, un foglio di giornale passa di mano in mano. L’ha conservato il Rabbino Giuseppe Momigliano. Su La Repubblica del 12/2/2016, nella rubrica di Augias, una lettera parte proprio dalla Shoah, per immergerci nel presente. Viene citata un’intervista a Marek Edelman, uno dei comandanti dell’insurrezione nel ghetto di Varsavia (aprile 1943), che nel 1997 così si esprime sul fenomeno dell’immigrazione: “E’ assurdo pensare, come si fa in Occidente, che qui si possa mantenere a lungo un ghetto per i ricchi. Che i muri intorno all’Europa possano fermare gli affamati. La fame distrugge ogni muro. E gli affamati dell’Africa arriveranno da voi, nessuna legge che limiti l’immigrazione vi proteggerà. Qui sorgerà una nuova cultura, un po’ europea, un po’ asiatica, un po’ araba e africana, frutto dell’immigrazione, che nessun cannone né confine fermerà. Nessuno ha mai vinto contro la gente affamata”.

Parole che circolano tra quei ragazzi che ho visto camminare commossi per le strade fangose dei campi di sterminio, entrare nelle baracche, nelle stanze di quelle “docce” da cui esseri umani innocenti e inconsapevoli uscivano cadaveri, per compiere l’ultimo tragitto verso i forni crematori, o le fosse comuni, trascinati dalle braccia di altri esseri umani, deportati pure loro, e obbligati a farlo. “Spogliare un morto ancora caldo, un uomo che conoscevamo…non avevo scelta a meno di non andare incontro alla stessa sorte. Quando il corpo venne gettato nelle fosse il braciere fece un guizzo, come quando si aggiunge un pezzo di legno nel camino e il fuoco si ravviva improvvisamente quasi per inghiottire meglio il corpo. (…) Bisognava fare quello che ci ordinavano come degli automi, senza riflettere, ma vedendo quel corpo bruciare mi ritrovai a pensare che i morti avevano più fortuna: non erano obbligati a subire quest’inferno in terra, a vedere la crudeltà degli uomini”. Così scrive l’ebreo Shlomo Venezia, deportato ad Auschwitz.

Generazioni: memoria e futuro, è il tema del Suq Festival 2016, deciso a febbraio 2015. Il mio pellegrinaggio non era previsto ma l’idea era nata di slancio dopo l’incontro stimolante tra Gilberto Salmoni, Presidente Aned ligure, e Amir Issaa, rapper italo-egiziano. Salmoni, sopravvissuto a Buchenwald, aveva dialogato con il pubblico e con il giovane artista di seconda generazione, parlando con preoccupazione delle discriminazioni e delle violenze dei giorni nostri, in nome delle fedi religiose o delle appartenenze etniche. Nell’abbraccio tra quei due testimoni di mondi e generazioni differenti, uniti da un comune sentire, c’era tutta la forza e la necessità di riparlarne di nuovo, la voglia di farlo in quel teatro che parla molte lingue e dove “incontrarsi è già pace”, che è il Suq Festival di Genova. Il suo pubblico multiculturale è costituito per la maggior parte da persone tra i 16 e i 40 anni: generazioni che dai fatti della Seconda Guerra Mondiale sono state solo sfiorate, attraverso racconti dei nonni o lezioni scolastiche, ma che invece sono immerse nelle vicende che infiammano l’oggi, e scatenano razzismi, alzando i muri.

Da Auschwitz pensando al Suq, con tanti spunti e tante domande, che ci convincono come memoria e futuro sia il tema giusto per il Suq, che nel 2016 diventa maggiorenne, come quei ragazzi che hanno raccontato la Shoah.

Carla Peirolero
Ideatrice Suq Festival e Teatro peirolero@suqgenova.it

Riferimenti

Liana Millu, Il fumo di Birkenau, Ed. La prora. 1947
Assuntino, W. Goldkorn, Il Guardiano. Mark Edelman, Sellerio
Shlomo Venezia, Soderkommando Auschwitz. La verità sulle camere a gas, BUR