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Virus Zika, in Brasile i problemi sono ben altri

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Quotidianamente il tiggì nazionale Globale brasiliano apre con notizie spaventose sullo Zika. Sullo schermo di sfondo un minaccioso mosquito fosforescente atterra al rallentatore su un piano blu elettrico. Sembra un’astronave aliena minacciosa per tutta l’umanità. La povera zanzara dal canto suo fa il suo sporco e normalissimo lavoro di ciucciare sangue, ignara della sua notorietà ormai mondiale. Lo stesso animale con sembianze, secondo Rede Globo, aliene, tra ottobre scorso e gennaio ha infettato 7.164 persone a Capo Verde, dove non si è registrato nemmeno un caso di microcefalia.

Nel frattempo, mentre i produttori di repellenti velenosi si danno da fare per vendere, il sindaco di Rio, Eduardo Pais, non è riuscito a non dire pubblicamente che tutta sta faccenda gli sembra un’esagerazione. Certamente lui deve fare le Olimpiadi, ma purtroppo per i seminatori di terrore, non solo sono d’accordo con lui ricercatori sia brasiliani che argentini, bensì vanno addirittura oltre.

Come avevo già spiegato nel mio primo post pubblicato su questo tema, il nordest del Brasile rimane una vasta area molto povera, specie il Pernambuco. In posti così agricoltori, fazenderos, sperimentatori fanno quello che vogliono. Uno degli studi scientifici centrali nell’accusa dello Zika virus come responsabile dell’aumento di casi di microcefalia è di A. S. Oliveira Melo et al. e pubblicato nella rivista Ultrasound in Obstetrics & Gynecology. Purtroppo gli viene contestato il fatto che hanno fatto le analisi solo su due donne gravide.

The New York Times il 2 febbraio ha informato che il risultato delle analisi fatto dal ministero della Salute brasiliano rivela che su 404 casi di microcefalia solo 17 erano affetti da Zika. Questo dato viene fatto passare quasi sotto silenzio. Ovvero, non è che ci sono dei casi di donne infettate da Zika nelle quali non è stata diagnosticata microcefalia nel feto. Bensì sono stati rilevati molti casi di microcefalia che non hanno alcun legame con lo Zika. Nel caso specifico il 96% circa.

Adesso è stata pubblicata una nuova relazione dalla organizzazione medica argentina Physicians in the Crop-Sprayed Towns – PCST che non solo mette seriamente in dubbio la teoria del legame tra microcefalia e Zika, ma propone una diversa spiegazione.

Secondo la PCST, il ministero non ha ammesso che nella regione maggiormente interessata dal fenomeno è stato diffuso un larvicida addizionato all’acqua potabile nel 2014. Questo pesticida, il Piriproxifeno, è prodotto dalla Sumitomo Chemical, partner strategico giapponese della Monsanto – impresa che questi medici hanno già messo all’indice per aver diffuso grandi quantità di pesticidi polverizzati in aree agricole dell’Argentina.

I ricercatori brasiliani della Abrasco (Associazione brasiliana di salute collettiva) concordano, e identificano anch’essi il Piriproxifeno come la causa possibile di microcefalia. Condannano la strategia di controllo dei mosquitos Aedes Egypti la quale, dicono, sta contaminando l’ambiente e le persone senza diminuire il numero di insetti. L’Abrasco si spinge a dire che tale strategia, in realtà, è orientata dagli interessi commerciali dell’industria chimica, profondamente inserita nei Ministeri della Salute latino-americani, e anche nell’Organizzazione Mondiale della Sanità, come pure nell’Organizzazione Panamericana per la Salute.

Accusano anche la Oxitec, responsabile di aver modificato geneticamente gli insetti, di distorcere la realtà dei fatti per i propri interessi commerciali. Al coro si aggiunge anche Juan Manuel Santos, presidente della Colombia, il quale ha dichiarato, secondo un reportage del Washington Post, che le autorità colombiane di salute pubblica hanno diagnosticato finora 3.177 casi di donne gravide con il virus Zika, in nessuno dei quali si è diagnosticata microcefalia.

Ma c’è anche chi ha sollevato altri dubbi, di una gravità eccezionale. Secondo il Dottor Plínio Bezerra dos Santos Filho, dottore presso l’Università di Harvard, la Washington University di St. Louis e la North Carolina State University; specialista in Risonanza magnetica con lavori svolti, tra le altre cose, nei settori della neurologia e dell’urologia, i responsabili potrebbero anche essere alcuni vaccini somministrati alle donne. Ne è scaturita una denuncia effettuata insieme al Ministero Pubblico Federale del Pernambuco per crimini contro la popolazione brasiliana. La vicenda, tra altri, è ben documentata in quest’articolo.

Parlando poi con la gente per la strada in Brasile ci si accorge che, anche senza disporre di questi dati, non c’è assolutamente nessuno che si preoccupi davvero, nonostante l’accorato appello televisivo nazionale di Dilma per salvare il pianeta, della settimana scorsa. I veri problemi del paese, grossi, sono ben altri. Avrò occasione di parlarne a breve. Mentre il Carnevale, come sempre, è stato strepitoso e ha ospitato i soliti milioni di turisti, ancor meno preoccupati dei brasiliani.