Scuola

Studente morto in classe, non possiamo prendercela con i docenti

Costantemente richiamati verso altri ordini di responsabilità, il più dei quali completamente esuli dal proprio bagaglio formativo e dalle proprie, specifiche, competenze professionali, i docenti annaspano e si affannano cercando di portare, giorno dopo giorno, a casa la lezione. Chi ha passato anche solo qualche giorno in una qualsiasi scuola italiana queste cose le sa, e chi non le sa immagina a proprio piacimento.

 

È recente la tragica notizia circa la morte dell’alunno che, dondolandosi sulla sedia, cadendo ha sbattuto la testa. Ora, a chi viene recapitato un avviso di garanzia nella Repubblica delle Banane? Ovviamente al docente che in quel momento era in classe e stava svolgendo la propria professione, interrogando alla lavagna una compagna del povero ragazzo deceduto. Dicono: la consegna dell’avviso di garanzia trattasi di atto dovuto, ovvero di atto sentito come necessario, da parte di chi lo compie, anche in quei casi in cui il senso comune lo considererebbe superfluo o, come le nostro caso specifico, irriguardoso.

Irriguardoso è infatti notificare un avviso di garanzia a qualcuno che non può avere alcuna diretta responsabilità nel fatto accaduto, qualcuno che chissà quante volte avrà ripetuto ai propri alunni di non dondolarsi sulla sedia perché pericoloso. Di chi è la colpa? Probabilmente di nessuno, ma non certo di un docente che in quel momento stava svolgendo il proprio mestiere. Responsabilità su responsabilità quelle che vengono appioppate al corpo docente, perché l’amministrazione scolastica, cioè il Ministero, è direttamente responsabile del danno cagionato al minore nel tempo in cui è sottoposto alla vigilanza, ragion per cui nel caso di un fatto dannoso commesso dall’alunno a se stesso o ad un terzo, i genitori dovranno citare l’amministrazione scolastica per ottenere il risarcimento, la quale, a sua volta, può trasferire al personale docente la responsabilità civile circa l’accaduto.

In che razza di paese è possibile tutto ciò? L’alunno si dondola sulla sedia? Colpa del docente che gli ha detto di non farlo 300 volte, ma non 400. L’alunno compie atti di bullismo ai danni dei propri compagni? Colpa del docente che non ha saputo coinvolgerlo, stimolarlo, educarlo, farlo sentire compreso nel suo essere bullo, violento e menefreghista, come del resto mi è capitato di leggere su un blog, in una dissertazione anche abbastanza convinta, pochissimo tempo fa. L’alunno uscendo da scuola zompettando cade dalla tromba delle scale? Ma, ovviamente, colpa, in parte, del docente che, irresponsabilmente, non ha saputo ginnicamente allungare il braccio per riacciuffarlo dai capelli al momento della caduta.

L’ultimo fatto è accaduto davvero (e non che i precedenti, come possiamo facilmente constatare, non siano quasi all’ordine del giorno), e al docente in questione è stato chiesto un risarcimento del 20% sul totale pattuito all’alunno precipitato dalla tromba delle scale. Dunque, a fronte di 120 milioni di lire totali, l’insegnante è stato condannato a partecipare con 24 milioni. Ma attenzione, perché il meglio della storia risiede negli elementi attenuanti a favore del professore in questione. Quali sono? Udite udite gente: l’età avanzata del docente, il suo impeccabile curriculum vitae, le condizioni economiche, il suo stato di salute, l’esuberanza degli alunni, la pericolosità oggettiva della scala, la mancanza di misure preventive da parte dell’Amministrazione.

Benissimo, tutti questi gli elementi attenuanti che hanno impedito al docente di dover risarcire più del 20%. Ok, ma attenuanti rispetto a cosa, esattamente? Fu il docente a spingere l’alunno per le scale? Fu lui a incitare l’alunno a compiere un brioso salto nel buio? Fu il docente assente al momento dell’uscita dei ragazzi da scuola? Nulla di tutto ciò, perché l’unica vera colpa del docente in questione, come del resto di tutti i docenti presenti al momento in cui si verificano fatti simili, se non più gravi come quello temporalmente più recente, è quella, loro malgrado, di esserci. Un raro, rarissimo caso di testimone-colpevole in quanto testimone.

Fa ridere? No, fa piangere. Ultima fra le geniali trovate di questo governo è quella di scaricare la responsabilità, l’ennesima, circa la somministrazione dei farmaci salvavita (robe di punture e quant’altro) direttamente sui docenti o, qualora questi dovessero rifiutarsi, sugli educatori. Si da il caso però che entrambe le figure professionali appena menzionate si siano formate su tutt’altro, e che quelli a cui spetterebbero tali competenze, gli infermieri, non vengano nemmeno contemplati. Il motivo? Ovviamente ridurre la spesa, tagliare i costi non coinvolgendo altre figure professionali, quelle, ahinoi, necessarie. Ma tanto qual’è il problema, ci sarà sempre un docente pronto a pagare.