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Giulio Regeni, l’amico egiziano: “Temo che sia stato vittima di una faida interna all’intelligence”

Amr Assad, amico del ricercatore italiano ucciso al Cairo, intervistato dal Corriere della Sera manifesta dei dubbi su quanto è stato detto sull'omicidio: "Strane contraddizioni tra intelligence e governo. Se lo hanno fermato non fu un caso: sapevano che dovevano arrestarlo"

Aveva sette costole rotte e sul corpo i segni della tortura Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso al Cairo probabilmente perché ritenuto una spia. Secondo il New York Times Giulio potrebbe essere stato considerato una spia perché sul cellulare aveva i contatti di persone della Fratellanza musulmana e del Movimento di sinistra 6 Aprile. Ma Amr Assad, 54enne amico e interlocutore di Regeni, manifesta dei dubbi in merito in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.

Secondo l’amico, se la conclusione tratta dal NY Times fosse vera, non ci sarebbe altro da aggiungere. “Vorrei – dice Assad – che la storia del New York Times fosse vera, ma la questione dei tre funzionari dell’intelligence sembra strana: strano che facciano affermazioni simili che contraddicono la posizione ufficiale dell’Egitto. Tranne che in tal modo non si voglia dire che Giulio avesse in effetti contatti con l’intelligence italiana“. Se Giulio aveva avuto dei “contatti con la Fratellanza Musulmana o il Movimento 6 aprile – dice ancora Assad – deve essere stato per caso. E poi dubito che gli agenti possano aver subito identificato i proprietari dei presunti numeri telefonici”.

Altrettanto improbabile, stando all’opinione dell’amico, che il ricercatore sia stato messo sotto sorveglianza in seguito a interviste che aveva potuto realizzare in una sua precedente visita in Egitto. Regeni infatti era già stato al Cairo nel 2013 ma, era andato via per via di quella che Amr definisce una “situazione folle durante il regime del Consiglio supremo delle Forze armate insieme a Morsi” e del “terrore” generato dalla alleanza tra questi.

“Una sciocchezza” sarebbe poi, sempre secondo la ricostruzione dell’amico, anche la notizia secondo cui agenti in borghese avrebbero preso Regeni perché questi aveva reagito “come un duro” a un controllo in strada: “Giulio era tranquillo, pacifico. La polizia non è autorizzata a fermare la gente per strada, ovviamente lo fanno in continuazione coi poveri, ma non avrebbero fermato uno straniero se non avessero già avuto l’intenzione di arrestarlo“. Per Assad è più probabile, invece, che Giulio si sia trovato in mezzo a uno scontro fra agenzie diverse dell’intelligence egiziana. Può darsi cioè “che una qualche agenzia stia lavorando contro altre; oppure che certe forze vogliano mettere in imbarazzo l’amministrazione. Spiegherebbe perché il corpo sia stato ritrovato anziché fatto sparire per sempre come ci si aspetta quando un’agenzia di sicurezza tortura o uccide”.

Lunedì Assad sarà nuovamente ascoltato dalla polizia. Ma, fa notare al Corriere, non è “mai stato contattato dagli investigatori italiani. Sono ostacolati nelle loro indagini?”.