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Alitalia, il costo del salvataggio per l’Italia sale con l’addio di Ryanair ad Alghero e Pescara: “Regioni penalizzate”

La low cost irlandese lamenta che l'aumento delle tasse aeroportuali deciso dal governo per finanziare il fondo per la cassa integrazione dei dipendenti del comparto aereo è una “scelta illogica” che danneggia il turismo nella Penisola: "Ci pensi Abu Dhabi a finanziare la compagnia di bandiera, non vogliamo farlo noi. Così la Spagna se la ride"

Doveva essere l’operazione che avrebbe finalmente rimesso in sesto Alitalia e rilanciato il turismo nel Paese. E, invece, il costoso connubio fra la ex compagnia di bandiera e Etihad ancora stenta a decollare. Inoltre, come se non bastasse, porta anche in dote un impatto negativo sugli arrivi di visitatori stranieri in Italia. Mentre Alitalia resta in rosso (-92 milioni nei nove mesi), Ryanair fa sapere infatti che taglierà 600 posti di lavoro, lascerà le basi di Alghero e Pescara ed eliminerà 16 rotte in Italia: otto ad Alghero, pari al 60%, cinque a Pescara, il 70%, e tutte le tre di Crotone. Il motivo? Agli irlandesi non va giù la decisione del governo di aumentare le tasse aeroportuali che servono a finanziare il fondo per la cassa integrazione dei dipendenti in esubero del comparto aereo, costituiti in buona parte da ex lavoratori Alitalia. Dal primo gennaio, infatti, l’imposta applicata su ogni passeggero salirà di 2,5 euro passando da 6,5 a circa 9 euro. Una decisione già criticata dalla International Air Transport Association, secondo la quale il nuovo balzello potrebbe comportare la perdita di 2.300 posti di lavoro nel solo 2016.

Secondo il responsabile commerciale David O’Brien con l’aumento delle tasse aeroportuali in Italia “la Spagna se la ride”

“Non dovremmo essere noi a finanziare Alitalia-Etihad, dovrebbe essere qualcuno ad Abu Dhabi”, ha spiegato il responsabile commerciale di Ryanair, David O’Brien, aggiungendo che “il piano di Alitalia-Etihad di distruggere gli aeroporti regionali sta funzionando”. Per la compagnia low cost irlandese, la decisione del governo di aumentare le tasse aeroportuali è una “scelta illogica” che danneggia il turismo nazionale per andare a vantaggio principalmente della compagnia italiana. “Il problema non è Alitalia in sé ma la tassa”, ha precisato O’Brien, evidenziando che “per raccogliere pochi milioni (il governo, ndr) fa sì che le Regioni perdano centinaia di milioni di spesa turistica” penalizzando gli aeroporti regionali a favore di Fiumicino dove Alitalia domina. “Queste decisioni in Italia, non sembrano essere prese qui – ha aggiunto il manager – ma sembrano essere prese ad Abu Dhabi. Questi decreti sono tutti i favore di Alitalia-Etihad”. Il risultato è che con l’aumento della tassa municipale, che costerà complessivamente 165 milioni di euro ai passeggeri italiani, “l’Italia perde un’occasione per crescere, mentre la Spagna se la ride”, ha concluso.

Secondo Ryanair, che intanto ha anche perso i finanziamenti pubblici regionali della Sardegna e ha visto congelati quelli degli aeroporti pugliesi, meglio sarebbe se Alitalia cambiasse strategia alleandosi con loro e dando il benservito alla compagnia degli Emirati. Una strada simile è però assai difficile da percorrere visto che Etihad non solo non ha alcuna intenzione di mollare Alitalia, ma vuole anche crescere su Fiumicino. Certo le grane in casa dell’ex compagnia di bandiera italiana non mancano. A cominciare dal tira e molla sulle deleghe del futuro amministratore delegato Cramer Ball per finire alla riorganizzazione del business di Mistral Air, la compagnia delle Poste che avrebbe dovuto generare sinergie giustificando l’investimento in Alitalia fatto dal gruppo guidato da Francesco Caio. I sindacati hanno proclamato 4 ore di sciopero il 18 marzo contro “la scelta di Alitalia di togliere attività di volo a Mistral per cederle a Darwin Etihad Regional”. La prospettiva? Altri esuberi che andranno a carico della collettività su cui già pesa il rischio di 500 ricorsi per “illegittimi licenziamenti dell’operazione Etihad”.