Lobby

Firenze, non solo il teatro comunale: la società partner di Tiziano Renzi compra anche il Caffé Rivoire

L'affare che sta per chiudere la Nikila, socia del padre del premier nella Party Srl, comporterà un esborso di 4 o 5 milioni di euro. Donzelli (Fratelli d'Italia): "La combriccola d'affari intorno a Matteo Renzi mette le mani sulla città"

Dopo il teatro comunale di Corso Italia, ecco il Caffé Rivoire di Piazza della Signoria. Entrambi luoghi storici di Firenze, entrambi accomunati da un particolare: sono ad un passo da essere acquistati dalla Nikila Invest, società socia di Tiziano Renzi nella Party Srl, costituita nel 2014. Un’operazione che, secondo quanto raccontato dai responsabili di Nikila a Repubblica Firenze, comporterà un esborso da 4 o 5 milioni di euro. L’obiettivo della società è quello di creare un brand da esportazione per la cioccolata del Rivoire, che esiste dal 1872 e attualmente è di proprietà della famiglia Bardelli. Al netto del significato commerciale (prevista l’apertura di negozi Rivoire anche a Milano e Roma), l’acquisizione non ha mancato di creare polemiche proprio per via dei protagonisti della vicenda.

“La combriccola d’affari intorno a Matteo Renzi mette le mani sulla città” ha detto il capogruppo regionale di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, che poi ha ricordato i legami societari esistenti tra la Nikila e il padre del premier: “Dopo l’acquisto dell’ex teatro comunale da parte della Corso Italia, società che unisce in affari i due soci del papà del Presidente del Consiglio Tiziano Renzi nella Party Srl e l’ultimo presidente di Banca Etruria Lorenzo Rosi, uno di loro, la Nikila Invest di Ilaria Niccolai, sta acquistando anche lo storico caffè Rivoire”. L’esponente di Fratelli d’Italia, poi, ha parlato dei risvolti economici della compravendita: “A Firenze da settimane si parla di grosse operazioni che i soci di Tiziano Renzi stanno portando avanti – ha rilevato Donzelli – non si capisce come una società dal capitale sociale di appena 10mila euro possa prima, tramite un’impresa di cui è socia di maggioranza, acquistare il teatro comunale per 25 milioni di euro, e poi vada direttamente ad acquistare uno dei caffè storici più importanti di Firenze“.

Donzelli, infine, ha sottolineato il ruolo ricoperto all’interno dell’operazione da Luigi Dagostino, “uomo indicato da tutti come il regista della realizzazione degli outlet in varie città d’Italia, operazione nella quale è coinvolto lo stesso Tiziano Renzi come consulente che si è presentato dai sindaci di Sanremo e Fasano“. Lo stesso Dagostino, rispondendo alla domanda di Repubblica sulla provenienza dei soldi necessari a condurre le compravendite in questione, ha dichiarato che la società “non si avvale certo di cash”, bensì si fa “finanziare i progetti dalle banche”, che considerano la Nikila “un cliente affidabile perché abbiamo sempre restituito i soldi prestati”. Parole che, a sentire Donzelli, hanno creato nuovi interrogativi: “Vogliamo sapere quali siano queste banche. Mentre gli imprenditori nel nostro paese hanno grandi difficoltà nell’accesso al credito – ha scritto – salta all’occhio come la cerchia economica intorno al premier riesca evidentemente ad aggirare gli ostacoli. Ci auguriamo che almeno in questo caso il prezzo non venga pagato dai cittadini e risparmiatori, come accaduto per Banca Etruria – ha concluso Donzelli – non possiamo dimenticare che tra le aziende sotto indagine dalla procura di Arezzo per i prestiti mai restituiti all’istituto di credito c’è anche La Castelnuovese, società che l’ex presidente di Banca Etruria Lorenzo Rosi ha guidato a lungo, e che è socia proprio della Corso Italia Firenze che ha acquistato il teatro comunale di Firenze”.