Politica

Lotta all’evasione, con Zanetti vice di Padoan a rischio la poltrona della Orlandi all’Agenzia delle Entrate

Se il sottosegretario otterrà la nomina (data per certa), e tanto più se avrà la delega al fisco, la direttrice scelta da Renzi nel giugno 2014 sarà la prima a farne le spese: il leader di Scelta Civica ne ha chiesto le dimissioni già lo scorso ottobre. Il suo obiettivo è riformare la riscossione portando Equitalia nell'orbita del Tesoro e attribuendole il compito di controllare gli eventuali errori degli enti impositori

Traballa la poltrona di Rossella Orlandi alla guida dell’Agenzia delle Entrate. Se Enrico Zanetti sarà promosso da sottosegretario a vice ministro dell’Economia, cosa che viene data per certa, e tanto più se otterrà davvero la delega al fisco che oggi è di Luigi Casero, la direttrice scelta da Matteo Renzi nel giugno 2014 rischia di essere la prima a farne le spese. Dopodiché Zanetti metterà mano al sistema della lotta all’evasione attuando il piano che ha spiegato più volte: Equitalia, ente partecipato al 51% dalle Entrate che si occupa della riscossione, verrà sottratto al controllo dell’Agenzia e passerà alle dipendenze di via XX Settembre. Trasformandosi, come auspicato dal sottosegretario, da “braccio armato degli enti impositori” a società autonoma con il compito di vagliare anche la qualità dei ruoli (gli elenchi dei contribuenti associati alla somma dovuta) trasmessi dall’Agenzia, dall’Inps e dagli enti locali e rimandare indietro quelli scaduti e non più esigibili. In modo da scongiurare nuovi casi di “cartelle pazze” e trasformare il gruppo in un presidio contro gli eventuali errori. Va in questa direzione, del resto, la scelta come amministratore delegato di Equitalia del tributarista Ernesto Maria Ruffini, a cui la direttrice delle Entrate avrebbe preferito l’attuale direttore di Equitalia Veneto Mauro Pastore.

La posizione del leader di Scelta civica nei confronti di Orlandi è nota da tempo. Lo scorso ottobre ne ha chiesto le dimissioni definendo “incompatibili con qualsiasi ipotesi di leale collaborazione col governo” i suoi allarmi sulla situazione di stallo dell’agenzia dopo la sentenza della Corte costituzionale che aveva dichiarato illegittimi quasi 800 funzionari con ruoli dirigenziali. “Se non si sente in grado, lasci”, aveva attaccato Zanetti. “Passa il tempo a chiedere soluzioni giuridicamente impraticabili. Vuole forse una sanatoria?”. La soluzione, secondo Zanetti, era già stata trovata: un concorso per esami a cui potrà partecipare anche chi era stato nominato dirigente senza averne titolo. Ma i tempi, inevitabilmente, sono lunghi: l’esito del concorso non arriverà prima dell’autunno. E nel frattempo, oltre all’ordinaria amministrazione, l’agenzia deve anche far fronte ai controlli sui fascicoli di chi ha aderito alla voluntary disclosure.

Per calmare le acque è dovuto intervenire direttamente il ministro Pier Carlo Padoan, che ha confermato la “stima” del governo nei confronti della Orlandi pur ricordando in una nota che “il governo ha cambiato alla radice il modo di contrastare l’evasione fiscale”. Basta con i famigerati “blitz di Cortina“, molto criticati dal premier, in favore del cosiddetto adempimento spontaneo. Mentre sul piano giuridico molte delle norme approvate lo scorso anno vanno nella direzione di alzare le soglie di non punibilità e ridurre il perimetro degli illeciti penali in campo fiscale.

I dati sulle somme recuperate dalle Entrate nel 2015 non sono ancora noti, per cui resta da vedere che impatto abbia effettivamente avuto il problema dei dirigenti decaduti. Martedì Casero, intervistato da Repubblica, ha garantito che “supereremo il record di 14,2 miliardi di incassi del 2014″. Nessuna conferma dalle Entrate. In compenso in serata il Tesoro ha smentito le dichiarazioni del viceministro sull’eliminazione di una decina di tasse che “danno poco gettito e molto disturbo” puntualizzando che “si è in una fase di studio” e “la scelta dei tributi da cancellare è ancora lontana”.