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Taiwan, Tsai Ing-wen eletta presidente. “La Cina rispetti la nostra democrazia”

Storica vittoria per gli indipendentisti. La candidata del Partito democratico progressista (DPP) è la prima donna a ricoprire questo ruolo nella storia del Paese. La reazione di Pechino: "Abbandonino le allucinazioni da autonomia. Sono come veleno per loro"

Taiwan da oggi ha un nuovo presidente. E’ la progressista Tsai Ing-wen, favorevole all’indipendenza da Pechino. Si tratta della prima donna presidente nella storia del Paese. Lo riporta la Bbc online. Il candidato sfidante del Partito nazionalista pro Cina, Eric Chu, ha ammesso la sconfitta. La vittoria della candidata pro indipendenza da Pechino porterà probabilmente una nuova ondata di incertezza nei rapporti con la Cina. La presidente eletta, 59enne, dovrà mantenere un equilibrio con gli interessi di Pechino, che è il principale partner commerciale di Taiwan. “Deve rispettare la democrazia di Taiwan ed entrambe le parti devono assicurarsi che non ci siano provocazioni”, ha detto Tsai Ing-wen, nel suo primo discorso dopo l’elezione. La Cina considera Taiwan come una provincia separatista ed in passato ha minacciato di riprenderla con la forza se necessario. “La volontà del popolo di Taiwan sarà la base per le relazioni con la Cina”, ha proseguito la neo presidente, esortando entrambe le parti a mostrare “dignità e reciprocità” nei loro rapporti. Il sostegno al partito pro indipendenza è cresciuto dal 2014, quando centinaia di studenti occuparono il Parlamento di Taiwan per settimane nella più grande manifestazione di sentimento anti-cinese sull’isola da anni. Poco dopo le dichiarazioni della neo presidente c’è stata la reazione della Cina. “Ci auguriamo che Tsai possa fare abbandonare al Dpp le allucinazioni di indipendenza di Taiwan e possa contribuire al comune e pacifico sviluppo tra Taiwan e la Cina continentale” si legge in un editoriale del Global Times, un tabloid pubblicato dal quotidiano ufficiale del Partito Comunista. “Qualsiasi iniziativa verso l’indipendenza sarebbe come un veleno che provocherebbe la morte di Taiwan” conclude l’editoriale.

Pechino rivendica la sovranità su Taiwan fin dalla guerra civile cinese degli anni ’40 e ha mantenuto relazioni gelide con l’isola fino al 2008, quando invece era salito alla presidenza Ma Ying-jeou del Partito nazionalista, poi riconfermato nel 2012 ora presidente uscente, che aveva scelto di accantonare la questione della sovranità. La Cina non riconosce Taiwan come Stato indipendente in virtù della cosiddetta ‘One-China policy’, secondo la quale esiste una sola Cina nonostante ci siano due entità politiche che si definiscono tali: si tratta della Repubblica popolare cinese e di Taiwan, il cui nome ufficiale è Repubblica di Cina. Il motivo risale al 1949, quando i comunisti guidati da Mao Zedong sconfissero il nazionalista Kuomintang guidato da Chiang Kai-Chek nella guerra civile cinese e il Kuomintang si rifugiò sull’isola di Taiwan. Da allora il governo di Pechino tratta l’isola come una regione della Cina, anche se vige un sistema politico differente, e definisce il presidente di Taiwan “leader taiwanese”, senza mai specificare il suo incarico. A novembre del 2015 i presidenti di Cina e Taiwan si sono incontrati a Singapore per la prima volta dal 1949.