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Enit, scontro via mail tra i vertici e il ministero. Mancano i soldi per bollette, stipendi e affitti delle sedi

"Approvate il bilancio". "Ci servono fondi". Ecco il rimpallo di responsabilità tra i dirigenti del dicastero dei Beni culturali e i capi dell'ente. Che dovrebbe promuovere l'immagine della Penisola nel mondo ma, dopo la trasformazione in ente economico, non riesce nemmeno a gestire l'ordinaria amministrazione. E due consiglieri sono in conflitto di interessi

Il tono è cortese, come si addice alla corrispondenza tra persone di rango, ma la sostanza è aspra. Tra il ministero del Turismo e i manager dell’Ente nazionale del turismo (Enit) nominati dal ministro Dario Franceschini appena quattro mesi fa volano bordate via mail in un botta e risposta che IlFattoquotidiano.it ha potuto consultare. Il problema sono i soldi. Dopo essere stato trasformato da ente pubblico non economico in ente economico, ora l’Enit è in bolletta: i nuovi capi, la troika composta dalla presidente Evelina Christillin, l’amministratore Fabio Maria Lazzerini e il consigliere Antonio Nicola Preiti, non sono riusciti ad attivare la convenzione triennale con il ministero che sarebbe il passo obbligato per dare il via ai finanziamenti e quindi non hanno neppure approvato nei tempi canonici il bilancio di previsione per il 2016.

Il risultato sconsolante è che l’Ente del turismo in questo momento non solo non ha più un euro per finanziare nell’anno del Giubileo la promozione dell’immagine della Penisola nel mondo. Ma non ha quattrini nemmeno per la normale amministrazione: per pagare le imprese di pulizia, le agenzie di sorveglianza degli uffici, le bollette del telefono e della luce. E non ha soldi per gli affitti delle sedi estere non ospitate nelle ambasciate italiane, e cioè Mosca, Francoforte, Madrid e Pechino. E addirittura pare non sappia neppure come pagare gli stipendi dei 78 dipendenti della sede centrale di Roma e dei circa 100 impiegati nelle sedi periferiche sparse in tutto il mondo. E neanche per i contributi previdenziali, le assicurazioni obbligatorie, le tasse. Insomma, un pianto.

I dirigenti del ministero e i capi dell’ente si rimpallano con molto garbo e altrettanta irritazione questa situazione ormai diventata esplosiva. Il 5 gennaio il responsabile finanziario dell’ente, Valerio Scoyni, lancia l’allarme rivolgendosi a presidente e consiglio di amministrazione: “In assenza di un bilancio di previsione non esistono assegnazioni di fondi o autorizzazioni di spesa. Tuttavia vi sono spese obbligatorie la cui mancata erogazione può esporre l’Enit a responsabilità anche gravi”. Due giorni dopo si muove l’amministratore dell’ente, Lazzerini, con una lettera al ministero con tono preoccupato: “Abbiamo bisogno di capire come muoverci e su quali disponibilità Enit può contare per le necessarie esigenze operative immediate”.

Cinque ore dopo gli risponde il nuovo direttore del ministero di Franceschini, Francesco Palumbo, e la sua lettera sa di rimprovero: “Con nostra nota dell’11 dicembre si è richiesto sia il consuntivo al 7 ottobre 2015 dell’Enit ente pubblico non economico, sia il preventivo dall’8 ottobre al 31 dicembre 2015 del nuovo ente trasformato, nonché il bilancio preventivo per il 2016″. Se aveste rispettato questi adempimenti, ammonisce il collaboratore del ministro, avreste “acquisito tutti gli elementi necessari per predisporre quanto richiesto”. Il consiglio di amministrazione dell’Enit si prende qualche giorno di tempo per replicare. Lo fa l’11 gennaio dimostrando fin nell’incipit una delusione profonda che rasenta l’irritazione: “L’intero Cda di Enit è decisamente perplesso”. Segue una pagina intera di recriminazioni, gentili accuse alla volta del ministero e rimpallo di responsabilità. Insomma, una rissa via internet tra alti papaveri che dovrebbero guidare la politica turistica nazionale. In mezzo a tanta confusione il vecchio Enit è sul punto di sfasciarsi.

Dopo la trasformazione dell’ente da non economico a economico, tutti i 78 dipendenti della sede centrale di Roma hanno scelto di essere trasferiti, com’era loro diritto, in un qualsiasi altro ufficio pubblico. Il palazzo romano Enit rischia quindi di restare vuoto da un giorno all’altro. I nuovi dirigenti al momento non hanno avviato neanche mezza nuova assunzione, neppure tra i dipendenti di Promuovitalia, altra agenzia turistica del ministero finita in bancarotta, da cui l’Enit avrebbe potuto attingere personale. Anche le sedi estere sono restate nella sostanza in balìa di se stesse, private dei dirigenti nel frattempo richiamati a Roma, con le spese di gestione che però continuano a correre. Il nuovo vertice dell’ente si muove su un terreno minato e per di più espone il fianco alle critiche per i conflitti di interesse che lo perseguitano. L’amministratore Lazzerini continua ad essere nello stesso tempo il responsabile di una grande compagnia aerea estera, Emirates. Il consigliere Antonio Nicola Preiti è proprietario al 77 per cento di una società, Sociometrica, che si occupa della “organizzazione, promozione e realizzazione di iniziative nel campo della promozione turistica”. Lo stesso identico lavoro che svolge l’Enit.

Riceviamo e pubblichiamo la dichiarazione del ministro Franceschini sulla situazione dell’Enit
Il Direttore generale del turismo del Mibact, il presidente e l’intero consiglio dell’Enit hanno la mia piena fiducia e il mio sostegno nel lavoro che stanno facendo per riorganizzare l’Enit. Fare diventare un caso giornalistico un normale e civile scambio di corrispondenza su aspetti tecnici e gestionali tra l’ente e la direzione vigilante dimostra soltanto che c’è chi sta cercando, invano, di ostacolare con ogni mezzo il processo di cambiamento dell’Enit.

 

Riceviamo e pubblichiamo una seconda replica dal cda dell’Enit e dalla direzione generale Turismo del ministero dei Beni culturali
Egregio Direttore,
leggiamo con stupore l’articolo di Daniele Martini, pubblicato ieri nelle pagine del quotidiano da lei diretto, dal titolo: “ ENIT, scontro via mail tra i vertici e il Ministero. Mancano i soldi per bollette, stipendi e affitti delle sedi”. Le notizie riportate nel testo non restituiscono la realtà dei fatti e risultano offensive nei confronti del lavoro articolato e complesso che i soggetti coinvolti stanno portando avanti per il necessario rilancio dell’ENIT. Nel merito: 1) Non è vero che “l’ENIT non ha quattrini nemmeno per la normale amministrazione. Infatti ad oggi sono disponibili in cassa circa 4 milioni di euro da poter destinare per le spese necessarie. Inoltre, la Legge di Stabilità ha stanziato ulteriori fondi per il 2016, sia per il funzionamento, mettendo a disposizione di ENIT ulteriori 12.525.619 euro, ai quali si aggiungono 15.542.526 euro relativi alle spese obbligatorie. 2) Non è in atto alcuno scontro tra i dirigenti del Ministero e il vertice dell’ENIT. Le note interne, portate come prove dal giornalista, non rappresentano altro che l’ordinaria interlocuzione tra enti che collaborano per definire in tempi brevi un percorso di discontinuità con le vicende del passato che hanno portato al quasi completo stallo delle azioni dell’Ente. Al riguardo ci preme sottolineare che la diffusione di note interne non acquisite nel rispetto della normativa vigente sull’accessibilità degli atti, è la dimostrazione che vi sia qualcuno interessato ad ostacolare il rilancio dell’ENIT e permettere quindi che l’Italia abbia uno strumento moderno ed efficiente per la promozione. Sull’episodio sarà avviata un’indagine interna per accertare le modalità di diffusione e l’eventuale violazione della normativa vigente. 3) Non c’è alcun rischio che l’ENIT resti senza dipendenti. A seguito della recente decisione degli attuali lavoratori di restare nell’alveo della PA, è infatti adesso imminente l’avvio delle procedure per il ricambio del personale e della dirigenza di ENIT.

Risponde Daniele Martini
Dopo il ministro Dario Franceschini, i capi dell’Enit e la Direzione generale del ministero, chi ci scriverà ancora per non smentire ciò che non è smentibile perché vero? Il ministro definisce “civile scambio di corrispondenza” i colpi da ko che gli amministratori dell’ente del turismo e i dirigenti del ministero si sono scambiati per giorni rinfacciandosi la responsabilità che nelle casse dell’ente non c’è più un euro. I capi dell’Enit definiscono “ordinaria interlocuzione tra enti che collaborano” la rissa e assicurano di aver così tanti soldi disponibili da navigare nell’oro. Per necessità di sintesi, nell’articolo abbiamo dovuto tagliare parecchio le lettere in nostro possesso. Per completezza ora rendiamo pubblica la parte della missiva dell’11 gennaio inviata dal consigliere delegato, Fabio Maria Lazzerini, a nome dell’intero Cda dell’Enit al direttore del ministero del Turismo, Francesco Palumbo. In quella mail tra l’altro c’è scritto: “Alla Direzione generale Bilancio e alla Direzione Turismo chiediamo (…) di assicurare le risorse di cassa minime per coprire temporaneamente tutte le necessità operative ed evitare di esporre l’Enit a nuove, assolutamente evitabili, problematiche”. Allora, mettetevi d’accordo: navigate nell’oro o siete in bolletta?