Cronaca

Ashley Olsen, l’uomo arrestato per l’omicidio confessa: “Abbiamo fatto sesso, poi litigato. Non volevo ucciderla”

Si chiama Cheik Tidiane Diaw, è un senegalese irregolare di 27 anni. "L'ho spinta e ha battuto la testa". Ma l'autopsia conferma lo strangolamento. Procuratore di Firenze: "Due fratture al cranio, escluso gioco erotico e che i due si conoscessero". Decisive analisi Dna

Un incontro casuale, il sesso, poi la lite. In cui Ashley Olsen viene uccisa. Ha confessato Cheik Tidiane Diaw, 27 anni, senegalese irregolare e incensurato, arrestato per l’omicidio della 35enne americana. Nell’interrogatorio durato fino alle 4 di giovedì mattina, il presunto killer ha raccontato di aver conosciuto la Olsen la notte tra il 7 e l’8 gennaio. Lei lo ha invitato a casa. Hanno fatto l’amore. Forse da ubriachi, forse dopo avere usato droga. Subito dopo hanno litigato perché Ashley – secondo Diaw – aveva paura che il suo fidanzato (con cui aveva litigato) tornasse. Per questo voleva che il ragazzo uscisse di casa. Lui si è infuriato: “Non sono mica un cane“. E così l’ha spinta. Lei è caduta, ha battuto la testa ed è morta. Non voleva ucciderla, ha giurato Diaw sostenendo che quando se ne è andato la donna era ancora viva. E i segni sul collo sono dovuti al tentativo di alzarla per cercare di rianimarla perché pensava che fosse solo svenuta. Ora è accusato dell’omicidio dell’americana trovata cadavere sabato scorso nel suo monolocale nell’Oltrarno di Firenze dal fidanzato. Il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo ha confermato che contro di lui “ci sono gravissimi indizi di colpevolezza”.

La sua versione non convince affatto gli inquirenti. A partire dal modo in cui la Olsen è stata uccisa la mattina di venerdì 8 gennaio, tra le 9 e le 11. Arco di tempo in cui una vicina di casa ha sentito delle “urla soffocate“. O più precisamente intorno alle 9.20. Quando sul cellulare della 35enne è stato digitato il numero 11: “evidentemente un ultimo e disperato tentativo di contattare il 112/113/118”, sostengono i magistrati che non sanno però chi lo abbia composto. Ma è difficile cristallizzare l’ora precisa perché nell’appartamento la temperatura era molto alta. Secondo Diaw, comunque, Ashley ha battuto la testa ma era ancora viva. Un incidente, insomma. Mentre l’autopsia non lascia nessun dubbio: è stata strangolata forse con un cavetto o una catenina e colpita. Gli ultimi esami infatti hanno accertato un particolare finora inedito: sul cranio sono presenti due fratture. “Significa – ha ricostruito il procuratore in conferenza stampa – che ha avuto sia un’azione contundente, sia un’azione di strangolamento”, dopo un “rapporto sessuale consenziente”. E nel decreto i magistrati parlano di delitto aggravato dalla crudeltà “contro un soggetto debole”, oltre che di un comportamento da parte del 27enne “improntato a estrema violenza“, che evidenzia una “elevata pericolosità sociale”, rendendo concreto il timore che “la condotta possa essere reiterata”. Adesso si aspetta solo l’esito degli esami tossicologici per capire se Ashley avesse assunto droga.

La svolta nelle indagini era vicina. Ed è arrivata intorno alla mezzanotte di mercoledì 13 gennaio con l’arresto di Cheik Tidiane Diaw, da pochi mesi in Italia dove era arrivato per raggiungere i fratelli e si arrangiava distribuendo volantini per alcune discoteche. Gli uomini della squadra mobile hanno bussato alla porta dell’appartamento condiviso con il fratello in via Castagno, in centro a Firenze. Ad incastrarlo ci sono le immagini delle telecamere che ricostruiscono nel dettaglio il percorso fatto dai due quella notte: dal club Montecarla, dove si sono conosciuti e dal quale sono usciti attorno alle 6; al monolocale della Olsen in via Santa Monaca, dove sono entrati alle 7 e 30 dell’8 gennaio. Poi c’è la sfilza di testimonianze di chi li ha visti insieme poco prima dell’omicidio. Le amiche – ha spiegato il procuratore Creazzo – hanno raccontato che “Ashley si è allontanata dalla discoteca Montecarla uscendo con il senegalese”. Ce n’è una in particolare che ha detto di aver litigato con Ashley perché non voleva che se ne andasse con quel “ragazzo di colore”, considerato “una brutta persona”. Secondo l’amica, “la Olsen, verosimilmente, aveva parlato” con quel ragazzo “per acquistare droga“. Altri “hanno visto il senegalese entrare nella casa con la ragazza”. Ancora però non è chiaro se il 27enne sia uno spacciatore – come emerso dalle prime indiscrezioni – o meno.

Un altro elemento che ha portato al presunto assassino è il telefono della Olsen. Cheik Tidiane Diaw lo aveva portato via andandosene dall’appartamento. Aveva inserito la sua sim e lo aveva utilizzato. Ma il tassello mancante è arrivato dalle “analisi del Dna“. Durante il lungo sopralluogo nella “casa – ha detto Creazzo – sono stati presi reperti biologici, un profilattico e una cicca di sigaretta nel bagno“. E “grazie ad uno stratagemma degli investigatori è stato poi possibile comparare con il Dna” del 27enne. Nei giorni scorsi, infatti, era stato ascoltato in questura dove aveva dato un alibi fasullo dicendo che la notte dell’omicidio si trovava a casa. Ed è proprio in quell’occasione che gli investigatori hanno repertato un mozzicone che è stato poi confrontato con le tracce di Dna trovate nell’appartamento. Così il cerchio intorno a lui si è definitivamente chiuso.

Il magistrato ha voluto sottolineare che nelle ultime ore – “anche a causa di una certa pressione mediatica – si stava rischiando di compromettere l’indagine”. Il pericolo di fuga era diventato concreto. E in quel caso “sarebbe stato difficile rintracciarlo”.

Il cadavere della Olsen è stato scoperto dal fidanzato Federico Fiorentini, un pittore fiorentino di 43 anni abbastanza affermato nel mondo dell’arte dove anche Ashley lavorava. Era arrivata a Firenze tre anni fa per raggiungere il padre Walter, docente di arte in una scuola per americani. Si era lasciata alle spalle la Florida e un matrimonio fallito. Fiorentini non vedeva la fidanzata da tre giorni perché avevano litigato. Ashley però non rispondeva nemmeno alle chiamate. Per questo sabato 9 gennaio intorno alle 14 è andato nell’appartamento di via Santa Monaca, nel vivace quartiere di Santo Spirito, accompagnato dalla proprietaria. Il corpo era nudo, steso sul letto. Adesso è alle Cappelle del commiato del policlinico di Careggi dove sono arrivati i familiari accompagnati dall’avvocato Anna Maria Gallo. Non hanno voluto sapere i dettagli dell’omicidio, sapere come la figlia è stata uccisa. Sono rimasti a lungo vicino alla salma, che resterà lì fino alle 15 di domani quando verrà portata nella Basilica di Santo Spirito. La chiesa scelta per celebrare i funerali.