Camera

Legge di Stabilità, assenze al voto finale: Lega batte tutti, seguita da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Sinistra, Misto e M5S

Renzi aveva detto: "I grillini non erano in Aula". I deputati Cinque Stelle assenti erano 37 su 91 (il 40,6% del gruppo). Il grillino Fico: “Il premier mente sapendo di mentire”. Ma il record spetta al Carroccio. Il cui tasso di diserzione ha toccato il 75%. Nel Pd assenze al 6%. Molti i big che hanno mancato il voto. Da Bossi alla Santanché, dalla Meloni e La Russa a Fratoianni. E poi, Ruocco, Lombardi, Toninelli, Boschi, Bersani, Colaninno...

La bordata è arrivata in diretta televisiva. Di domenica pomeriggio, durante la seguitissima trasmissione di Massimo Giletti. Ospite de L’Arena, su Rai Uno, Matteo Renzi ha preso di mira i grillini: “La legge di stabilità è stata approvata alle 2.58 di stanotte e i 5 Stelle non erano in Aula perché purtroppo fanno un’opposizione che regge fino a che sono accese le telecamere – ha accusato il premier –. Forse è la famosa febbre del sabato sera, si sono ammalati tutto insieme”. È davvero così? A scorrere i tabulati delle presenze di Montecitorio non è che l’ex sindaco di Firenze abbia tutti i torti. Numeri alla mano, però, le defezioni non hanno riguardato solo i grillini. Basti pensare che dei 630 inquilini di Montecitorio solo 362 (il 57,5%) hanno partecipato alla votazione finale – quella delle 2.58 appunto – sulla manovra finanziaria. Il restante 42,5%, l’equivalente di 268 deputati, mancava invece all’appello. Tra loro anche quelli di Forza Italia, che è riuscita a fare peggio dei pentastellati. Se dei 91 parlamentari della pattuglia del M5S in 37 (il 40,6% dell’intero gruppo) hanno saltato l’ultima votazione notturna, sono stati 36 su 54 (il 66,6%) gli azzurri che hanno lasciato vuoti gli scranni del partito di Silvio Berlusconi.

TUTTI A CASA – Nella lista degli assenti alla votazione decisiva della Camera non mancano i volti noti del movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, a cominciare dagli ex capigruppo Roberta Lombardi e Giorgio Sorial (il quale spiega però che era malato). Non c’erano neppure Danilo Toninelli, uno degli artefici della trattativa con il Partito democratico (Pd) che ha permesso di sbloccare lo stallo dell’elezione dei giudici della Corte Costituzionale, e Mattia Fantinati, asceso all’onore delle cronache per il suo assalto al meeting di Comunione e liberazione dell’estate scorsa. Vuote anche le sedie di Massimo Baroni, Andrea Cecconi e Carla Ruocco, unica componente del direttorio assente sabato notte. “Quando attacca il Movimento 5 Stelle, Renzi mente sapendo di mentire”, accusa il deputato Roberto Fico. “Nel corso della discussione sulla legge di Stabilità abbiamo dimostrato come si fa opposizione – aggiunge il presidente della commissione di Vigilanza Rai e membro del direttorio del M5S a ilfattoquotidiano.it –. Rivelando, peraltro, che ‘marchettificio’ è questo provvedimento, grazie al quale verranno finanziate le fondazioni degli amici degli amici: un atteggiamento inaccettabile da parte del governo”. Quanto a Forza Italia, oltre al solito Antonio Angelucci, recordman di assenze secondo la classifica di Openpolis, non c’erano neanche Deborah Bergamini, Micaela Biancofiore, Daniela Santanchè e la figliol prodiga Nunzia De Girolamo. Tra i big non pervenuti tra gli scranni di Montecitorio, anche gli ex ministri Antonio Martino e Gianfranco Rotondi, che si dichiara, però, “assente giustificato” perché, racconta, “c’era il congresso di Rivoluzione Cristiana (il partito di cui è fondatore e presidente, ndr) al quale non potevo non partecipare”. La compagnia dei desaparecidos si allarga a Gabriella Giammanco, Jole Santelli e all’ex presidente della commissione Affari costituzionali, Francesco Paolo Sisto, reduce dalla batosta della mancata elezione alla Consulta. Senza dimenticare le ex ministre Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini, che hanno partecipato alle precedenti votazioni disertando, però, quella finale. I numeri, insomma, danno ragione a Renzi. Che oltre al M5S ha rimarcato, nel suo intervento televisivo, anche le defezioni di Forza Italia. Il suo Pd, peraltro, stavolta si è distinto per compattezza e presenza. Solo in 20 sui 301 del gruppo parlamentare della Camera, appena il 6,6%, sono mancati all’appello. Anche se scorrere i nomi degli assenti fa un certo effetto. Non hanno preso parte al voto delle 2.58 la ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi (così come lo stesso presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ma lui neanche è elencato nella lista degli aventi diritto in quanto non deputato), l’ex segretario del partito, Pier Luigi Bersani e l’attuale vice segretario, Lorenzo Guerini (che fa sapere di essersi sottoposto ad un “intervento chirurgico in mattinata e di essere rimasto in aula fino alle 19”). Notturna disertata anche dall’ex ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, dall’ex responsabile giustizia del partito, Danilo Leva, dal fedelissimo del premier e commissario alla spending review Yoram Gutgeld. Oltre ai deputati Micaela Campana (che però precisa che si trova in convalescenza post-operatoria da 10 giorni), Matteo Colannino e al guardasigilli Andrea Orlando, che però risultava in missione.

CERCASI LEGA – E gli altri gruppi? Pesanti le defezioni anche tra i deputati di Sinistra Italiana: 17 su 31, pari al 54,8%. Tra loro il candidato sindaco di Torino, Giorgio Airaudo, il vice presidente della commissione Antimafia Claudio Fava e Nicola Fratoianni. In Aula a ranghi ridottissimi anche la Lega Nord: 12 assenti su 16, il 75% dell’intera pattuglia parlamentare. A cominciare dal senatùr Umberto Bossi. Contagiati dalla febbre del sabato sera anche i deputati di Fratelli d’Italia: domenica notte ne mancavano all’appello 5 su 8, il 62,5% del totale. A cominciare dall’ex ministro e leader del partito Giorgia Meloni e Ignazio La Russa. Sette su 23, invece, le assenze fra gli scranni di Scelta Civica (il 30,4% del totale). Fra questi, Alberto Bombassei, presidente di Brembo, e gli ex 5 Stelle Ivan Catalano e Paola Pinna. Dieci deputati sui 31 totali sono stati gli assenti fra i banchi di Area Popolare (Ncd più Udc). Il 32,2%. Fra i quali il viceministro della Giustizia, Enrico Costa, Giuseppe De Mita (nipote del più noto Ciriaco) e Sergio Pizzolante. Il gruppo Per l’Italia, che a Montecitorio fa capo a Lorenzo Dellai, ha fatto registrare il 30,7% di assenze: 4 deputati su 13. Hanno invece disertato la votazione delle 2.58, 33 deputati sui 62 totali del gruppo Misto (il 53,2%), del quale fanno parte numerose componenti. Dall’Alleanza liberalpopolare autonomie (Ala) di Denis Verdini (assenti Francesco Saverio Romano e Massimo Parisi) ai Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto (assente Daniele Capezzone). A proposito di febbre del sabato sera, Renzi ce l’aveva per caso anche con loro?

Twitter: @Antonio_Pitoni @GiorgioVelardi 

Aggiornato da Redazione web alle 13.30 del 22 dicembre 2015