Cinema

‘La felicità è un sistema complesso’, il film di una generazione che non molla

Cosa accade quando la morte arriva a toccare la nostra vita? E quando lo fa in modo improvviso togliendoci qualcuno che ci è caro?

È da qui che parte un film, un gran bel film, che ho visto ieri sera. Si tratta de La felicità è un sistema complesso di Gianni Zanasi. La storia prende l’avvio da un incidente automobilistico che lascia orfani Filippo e Camilla, eredi di un piccolo impero industriale italiano con base a Trento. Ma non è il dolore il tema centrale, tutta la vicenda, infatti, si svolge attorno a quella speranza collettiva di cui i giovani sono portatori e che noi adulti troppo spesso tendiamo a censurare. Quei giovani che sorprendono sempre la Storia e a un tratto inventano percorsi inattesi…

Proprio come Filippo e Camilla che a 18 e 13 anni non scappano dalle responsabilità che la vita (im)pone loro e si permettono di dare lezioni di maturità a adulti che, invece, non capiscono il loro linguaggio. Non capiscono quando Filippo, diventato capo dell’azienda paterna, impedisce la delocalizzazione dell’azienda in Romania e i licenziamenti in Italia. Non capiscono e, anzi, cercano di derubarli dell’azienda che hanno appena ereditato. Gli viene chiesto di non occuparsi di “cose da grandi”, che son troppo giovani per capire come funziona il mondo; e viene offerta la possibilità della fuga, di godersi i soldi, di lasciar perdere.

Ma loro non fuggono, restano e resistono agli adulti vestiti di grigio per cui le persone sono numeri che servono solo a far soldi o a mantenere in piedi un sistema di potere.

La possibilità del no

Anche se i protagonisti sembrano così lontani dalle nostre vite non è una storia per ricchi questo film. Le difficoltà che incontrano ci riguardano tutti e ci riguardano tanto. Perché ognuno di noi, nonostante la crisi, è ricco rispetto a qualcun altro, ognuno di noi ha la stessa possibilità di scegliere dei protagonisti: la possibilità di dire no quando la misura è colma. Le nostre giornate trascorrono spesso come in trance, ritmate dalla routine, dal lunedì che insegue il prossimo weekend fino a quando, proprio come in un film, arriva qualcosa di inatteso che interrompe il flusso della noia opprimente, del ciclo sempre uguale; alcune culture tribali lo chiamano il tempo del giaguaro. Un tempo che spesso coincide con l’esperienza della morte: un evento che squarcia il velo della realtà da Truman Show in cui viviamo e ci riconnette alla realtà della vita, dei sentimenti e dei cicli naturali.

Una generazione che non lascia perdere 

È solo un film questo, ma è un film che affronta temi reali che toccano ognuno nel profondo. La felicità è un sistema complesso è il film di una generazione che non lascia perdere.
Una pratica che si può iniziare a 18 anni, ma anche a 50, imparando, perché no, proprio da quei ragazzi che non permettono agli adulti di derubarli della propria dignità. Che poi è il primo passo verso la felicità.