Scuola

Istruzione, concorso per tirocinanti a 300 euro. Così la “Buona Scuola” ripensa l’accesso ai ruoli dell’insegnamento

La delega al governo in materia introduce novità che sembrano un passo verso il merito e la semplificazione. In realtà rischiano di tradursi nell'ennesima ingiustizia: i futuri concorsi non apriranno direttamente alla professione, bensì a tre anni di tirocinio negli istituti. Gli abilitati sul piede di guerra, il MIUR: “E' ancora tutto in progress. L'abilitazione? Titolo utile ma non una garanzia"

Per diventare insegnante serve un concorso, non per la cattedra ma per un tirocinio da 300 euro al mese. E’ una delle novità della “Buona Scuola”, altrimenti nota come legge n.107 del 2015, che conferisce al governo una serie di deleghe, tra cui quella per il “riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria”, attraverso “l’introduzione di un sistema unitario e coordinato”. In sintesi, successivamente al concorso a cattedra del 2016 (riservato ai soli docenti abilitati), l’accesso alla professione di docente non avverrà più attraverso i percorsi abilitativi tuttora vigenti (TFA & PAS, di durata annuale e del costo di circa 3mila euro), bensì sostenendo regolari concorsi ai quali potranno accedere tutti i laureati magistrali. Fin qui sembrerebbe una semplificazione, quando in realtà i futuri concorsi non apriranno esattamente alla professione, bensì a tre anni di tirocinio retribuito all’interno degli istituti scolastici: “Un sistema regolare di concorsi nazionali – come recita il testo di legge – per l’assunzione, con contratto retribuito a tempo determinato di durata triennale di tirocinio”. Insomma, 3 anni a 300-400 euro mensili, con mansioni affini o aderenti quelle dei normali docenti: “I vincitori sono assegnati a un’istituzione scolastica o a una rete tra istituzioni scolastiche. A questo fine sono previsti (…) tirocini formativi e la graduale assunzione della funzione docente, anche in sostituzione di docenti assenti”.

Sul piede di guerra sono tutti gli abilitati TFA & PAS, già in procinto di diffidare il MIUR assistiti dall’Avv. Sirio Solidoro: “La situazione è paradossale – spiega la deputata pentastellata Silvia Chimienti – Il concorso del 2016 sarà bandito su 63mila posti, a fronte di una platea di circa 200mila partecipanti. Ciò significa che almeno 120mila docenti abilitati dovranno ripartire da zero con i nuovi concorsi insieme ai neolaureati e affrontare un ulteriore triennio di tirocinio a scuola con una retribuzione di 300 euro mensili. Pura follia”. Secondo la deputata a cinque stelle quello del 2016 non sarà altro che “un ennesimo concorso farsa, che va a testare per la centesima volta le competenze di persone che insegnano da anni a scuola e che hanno speso 3mila euro per abilitarsi, seguendo percorsi impegnativi fatti di esami e tirocinio”, chiedendo a questo punto “che la seconda fascia d’istituto – quella dei docenti abilitati – diventi provinciale e a scorrimento per il ruolo”. A proposito poi dei concorsi del futuro, quelli la cui organizzazione viene delegata al governo, interviene anche Anna Fedeli, segretaria nazionale FLC CGIL, secondo la quale il sistema del tirocinio triennale “darà la possibilità ai presidi di avere supplenti gratis. C’è un profilo di incostituzionalità, perché trattasi di apprendistato con contratto sottopagato rispetto alla mansione e alle tabelle del contratto nazionale”.

Ai docenti abilitati va poi “tutto il nostro impegno e le nostre preoccupazioni”, auspicando un “piano pluriennale di stabilizzazione che riconoscesse le competenze e il servizio”. Interrogato sul destino degli abilitati che non passeranno il prossimo concorso a cattedra, il MIUR risponde spiegando: “Al momento ci sono dei tavoli di lavoro, c’è una delega al governo, ma ancora è tutto in progress”. Sottolineando poi la necessità di garantire a chi abbia già conseguito l’abilitazione un futuro che non vada a resettare tutto il percorso fatto finora, il MIUR commenta affermando che “l’abilitazione è un titolo utile per l’insegnamento ma non è una garanzia che si insegni al 100%. Noi non stiamo costruendo il nostro lavoro pensando ai bocciati – gli abilitati che non passeranno il concorso del 2016 – ma pensando ai 63mila che saliranno in cattedra. Il concorso precedente aveva 300mila partecipanti e 12mila cattedre, ci sembra si stia facendo già tanto”. In merito poi al bando del concorso, che doveva essere pubblicato entro il primo dicembre del 2015, il MIUR spiega: “Stiamo aspettando che passi il decreto sulle classi di concorso, se ne parla dunque per fine dicembre”.