Diritti

Marcia dei diritti, è importante manifestare per l’uguaglianza

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In Italia non è facile essere persone Lgbt. Non è duro come in altri paesi dove l’omosessualità è punita con la morte, ma non è semplice: ancora è forte lo stigma omofobico, si registrano aggressioni (l’ultima, l’altro giorno a Milano), la chiesa è veicolo di pregiudizi e la classe politica è assente, qualora non complice. Basta vedere il nulla di fatto sulle unioni civili o le dichiarazioni di personaggi interni ai partiti che in altri paesi verrebbero bollate come contrarie allo stesso concetto di civiltà.

Per tutte queste ragioni, a Roma il 12 dicembre si terrà la Marcia dei diritti. Si legge, nel manifesto politico, che “i diritti sono tali soltanto se garantiscono eguali condizioni e pari opportunità a tutte e tutti”, altrimenti sono privilegi. La manifestazione non si rivolge solo alla gay community, il suo messaggio è più ampio: “Ci mettiamo in marcia con le cittadine e i cittadini che come noi credono nella laicità e nella democrazia, perché nessuna ideologia può negare la libertà degli amori, dei corpi, della sessualità e delle identità”.

E in nome della laicità e della democrazia, la piattaforma programmatica si apre alle coppie eterosessuali non sposate, alla scuola pubblica e gratuita, alla lotta alla violenza di genere, senza dimenticare di pungolare il presidente del Consiglio sulle sue promesse: “Ci mettiamo in marcia per dimostrare che la società italiana ha già compiuto non uno ma molti passi e per sfidare il Governo a fare rapidamente quello che ha promesso, perché ciò che si discute ora nei palazzi non può che essere un punto di partenza per la piena eguaglianza”. Il riferimento al ddl Cirinnà è chiaro, sebbene solo il matrimonio egualitario – dice il documento – può garantire la piena uguaglianza.

Un’iniziativa che parte dal basso e che ha raccolto le adesioni di singoli/e e del mondo associativo romano e non, e che vuole coinvolgere la cittadinanza tutta: per tale ragione, infatti già il 10 dicembre alle ore 18:00, presso il centro Angelo Mai nel viale delle Terme di Caracalla 55A, ci sarà un’assemblea pubblica con lo scopo di finalizzare insieme le modalità di partecipazione.

Esserci sarà bello e importante, secondo organizzatori e aderenti. “Citando Levi, ‘Se non ora quando?'” dichiara Deborah Di Cave, esponente del movimento Lgbt romano e tra coloro che hanno subito accolto la sfida della marcia romana “è adesso il momento di esserci, di gridare, di chiedere fermamente diritti e dignità!”. Si sente una sana rabbia, una volontà di rivalsa, rispetto una narrazione collettiva disattenta, qualora poco benevola, nei confronti della richiesta di diritti umani da parte della gay community. “Il dibattito sui nostri diritti e le nostre vite fino a ora ci ha praticamente ignorati”, dichiara Andrea Maccarrone, tra i promotori dell’iniziativa. “Vogliamo riaffermare con forza che i diritti che ci spettano sono nostri e ce li prenderemo. Saranno diritti interi, a piena dignità!”. Forse, come diceva Kerouac, è davvero finito il tempo degli sguardi feriti.

“Bisogna rompere il silenzio assordante dei media e della politica sulle vite delle persone Lgbt, delle donne e di tutti e tutte coloro che soffrono l’assenza di laicità nel Paese”, aggiunge Rosario Coco, un altro promotore. «Viviamo in un paese in cui vengono negati diritti umani universali, dal matrimonio civile per gay e lesbiche al riconoscimento delle convivenze etero. A causa dell’oscurantismo reazionario, mancano serie politiche per l’educazione sessuale nelle scuole, necessarie per garantire la salute e il benessere di tutti e tutte, specie dei giovanissimi. Manca una strategia di attuazione della 194 sull’interruzione di gravidanza, abbiamo l’80% dei medici obiettori. Manca una cultura del rispetto del corpo delle differenti identità di genere» e a tutto questo la Marcia dei diritti dice basta.

È arrivata l’ora di riprendersi la propria vita. Di dire le cose come stanno, in altre parole. Perché un sottoposto che parla non è più tale. E il 12 dicembre abbiamo la possibilità di farlo, insieme. Non contro categorie di persone, non contro cittadini/e per bene, come qualcuno è abituato a fare nella capitale. Ma per qualcosa di importante: l’uguaglianza di tutte e di tutti noi. Esserci, perciò, sarà bello. E importante.