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Sicilia, ecco perché Google potrebbe risolvere i nostri problemi

Viaggio nelle strade di Sicilia, dove sai quando parti ma non quando arrivi (16)

Quando i piloni delle strade statali e delle autostrade siciliane collassano con tanta frequenza, mentre improbabili “passaggi a nord ovest” per quelle provinciali offrono buche, fango e smottamenti da terzo mondo, che ti chiedi come mai ponti romani, arabi o normanni sono ancora lì in piedi dopo millenni, come se si fosse andati indietro invece che avanti nelle tecniche di costruzione.

Quando le infrastrutture informatiche regionali, con server collocati dai soci privati al sicuro in Val d’Aosta, vengono bloccate a causa di un contenzioso con l’effetto di limitare moltissimi servizi, dallo scambio di mail alle prenotazioni di visite ed esami medici.

Quando nella lotta alla criminalità organizzata si viene a scoprire che si è sostituito un sistema di parassiti criminali con uno anche peggiore perché nascosto dietro la maschera dello Stato, capace di utilizzare senza pudore l’arma più micidiale escogitata dal legislatore, quella del sequestro e della confisca dei patrimoni, per conseguire vantaggi personali.
Quando un’intera classe politica regionale, incurante di tutto questo e di tanto altro ancora, continua a pensare e agire esclusivamente secondo logiche di potere, non si può non pensare con sarcasmo che non era poi una battuta quella che diceva: quando Dio creò la Sicilia vide che era troppo bella e, nella sua infinita giustizia, fece i siciliani.

Superato lo sconforto per quanto tutto ciò sia profondamente ingiusto, soprattutto per le nuove generazioni, cui politici, uomini delle istituzioni, burocrati corrotti, ecc. ecc. rubano ogni giorno il futuro, mentre il potenziale dell’isola in termini di risorse umane, culturali, monumentali, archeologiche, paesaggistiche, naturali, agricole, gastronomiche, climatiche, marine resta tuttora poco sfruttato, non si può, di fronte a comportamenti di tutt’altro segno di operatori privati, non fare delle doverose considerazioni.

Negli ultime due estati Google ha portato in Sicilia un evento organizzato a proprie spese (The Camp) con grande efficienza e discrezione, la più invidiabile clientela che un operatore turistico potrebbe mai sognare di accogliere, mentre in questi giorni ha lanciato tramite il sistema street view la visita virtuale (gratuita) del Museo Paolo Orsi di Siracusa, mostrando come promuovere l’enorme potenziale dei beni culturali siciliani rendendoli accessibili al mondo intero in modo virtuale.

Se i manager di Google volessero candidarsi alle prossime elezioni regionali per gestire le deleghe al turismo, ai beni culturali, alle infrastrutture informatiche, se non addirittura guidare la presidenza della regione, avrebbero di certo il mio convinto sostegno per palese e storicamente documentata mancanza di migliori alternative.