Costi della politica

Costi della politica: aboliti i rimborsi viaggio per gli ex onorevoli, decisione rinviata sulle indennità di funzione

Alla Camera l’Ufficio di presidenza lascia a piedi gli ex deputati. Azzerato all’unanimità, dal 1° gennaio 2016, il plafond per le spese aeree, ferroviarie e autostradali. Risparmio da 900 mila euro l’anno. La soddisfazione di Melilla (Sel) per il taglio. Tutto rinviato invece sugli incentivi degli alti burocrati di Montecitorio. Che una proposta del Comitato affari del personale vorrebbe rinnalzare ai livelli del 2012. Al segretario generale spetterebbero 2.200 euro al mese in più. Fraccaro (M5S): “Partiti costretti a fermarsi dalla nostra denuncia, ora cancellare questa vergogna”  

Via libera all’abolizione dei rimborsi delle spese di viaggio degli ex onorevoli. Decisione rinviata, invece, sul ripristino delle indennità di funzione dei burocrati di alto rango della Camera ai livelli ante 2013, anno in cui i corposi incentivi furono sensibilmente ridotti. Se da un lato l’Ufficio di presidenza della Camera ha posto fine, all’unanimità, al discusso privilegio spettante ai suoi ex componenti, dall’altro, sulla proposta del Comitato affari del personale che ne resusciterebbe un altro altrettanto contestato, l’organismo di vertice di Montecitorio ha deciso di prendere tempo.

EX ONOREVOLI A PIEDI – Andiamo con ordine. Tempi duri per gli ex deputati. A partire dal 1° gennaio 2016, gli onorevoli cessati dal mandato dovranno pagarsi di tasca propria biglietti aerei, del treno, dei relativi supplementi ferroviari e i pedaggi autostradali, coperti da un apposito plafond fino al 31 dicembre di quest’anno. Il taglio definitivo, deciso oggi dall’Ufficio di presidenza di Montecitorio e che permetterà ai contribuenti di risparmiare 900 mila euro l’anno, fa seguito agli ordini del giorno al bilancio della Camera del 24 luglio 2014. Il primo, presentato da Sinistra ecologia e libertà (primo firmatario Gianni Melilla), ai fini del “contenimento dei costi della politica e della spesa pubblica” invitava l’Ufficio di Presidenza “ad adottare ulteriori iniziative per proseguire nella riduzione delle spese” proprio in relazione al capitolo viaggi degli ex onorevoli. Il secondo, del Movimento 5 Stelle (primo firmatario Luigi Di Maio), esortava “l’Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori a valutare l’opportunità di procedere all’immediata sospensione di tutti i plafond aperti” e “all’azzeramento delle risorse destinate a questo capitolo di bilancio”.

MERITI CONTESI – Un traguardo tagliato non senza una coda polemica sui meriti del provvedimento. Se da un lato, infatti, i grillini plaudono per “l’abolizione di uno dei privilegi più odiosi della casta” sottolineando come il risultato sia stato raggiunto “solo grazie all’impegno costante dei parlamentari del M5S che sono riusciti, dopo una lunga lotta, a piegare i partiti costringendoli a rinunciare a questo privilegio”, dall’altro Sel-Sinistra Italiana non ci sta. E rivendica la paternità della misura. “E’ grazie ad un nostro ordine del giorno approvato nel 2014 al Bilancio della Camera che oggi si è arrivati a questo importante risparmio per le casse dello Stato – replica Melilla –. Se oggi l’Ufficio di presidenza della Camera dei Deputati ha votato all’unanimità il taglio dei fondi destinati ai viaggi degli ex parlamentari, è grazie all’impegno anche di Sel prima e di Sinistra Italiana poi”. Polemiche a parte, per una partita che si è chiusa ce n’è un’altra ancora aperta e tutta da giocare.

INDENNITA’ DORATE – Quella sulle indennità di funzione dei burocrati di Montecitorio. Sensibilmente ridotte a partire dal 2013, una proposta del Comitato affari del personale potrebbe ora ripristinare i livelli – decisamente più elevati – degli incentivi in vigore fino al 31 dicembre 2012. Anche su questo l’Ufficio di presidenza avrebbe dovuto pronunciarsi oggi. Ma ha preso tempo rinviando tutto di una settimana (al 9 dicembre). Nel frattempo, la proposta potrebbe essere rivista e modificata. Specie dopo la denuncia del deputato Riccardo Fraccaro del Movimento 5 Stelle che ieri, a ilfattoquotidiano.it, aveva rivelato lo “scandalo” da “3,4 milioni di euro all’anno a partire dal 2016, oltre 1,2 milioni di spesa in più rispetto ai livelli attuali”, che si nasconde nella misura “proposta dal Pd”. Una misura che, se approvata, farebbe scattare aumenti consistenti nelle buste paga di una pletora di funzionari e consiglieri. A cominciare, ovviamente, dal segretario generale, vertice dell’amministrazione della Camera, che si vedrebbe bonificare ogni mese sul conto corrente ben 2.200 euro netti (contro gli attuali 662) in più da aggiungere ad uno stipendio annuo che già supera i 300 mila euro.

VERGOGNA SCAMPATA – E ora, di fronte alla possibile retromarcia, i grillini esultano. “Il rinvio della discussione, in Ufficio di Presidenza, sulla proposta Pd di aumentare gli importi dell’indennità di funzione dei superburocrati di Montecitorio assume un valore politico – assicura Fraccaro –. La nostra denuncia di questo scandalo ha costretto i partiti ad una battuta d’arresto”. Un punto segnato, insomma, che non impedisce al segretario dell’Ufficio di presidenza della Camera di rincarare la dose. “Purtroppo non conoscono vergogna, utilizzano le istituzioni come un bancomat saccheggiando le risorse pubbliche per alimentare privilegi funzionali al proprio sistema di potere – accusa –. Questo aumento di stipendio dei funzionari, distribuito peraltro a pioggiava cancellato come abbiamo fatto con l’abolizione dei rimborsi viaggio degli ex deputati”. E avverte: “Non accetteremo ulteriori proposte indecenti, tanto più di fronte alle drammatiche condizioni del Paese reale”.