Ambiente & Veleni

Rassa: storia di un bel borgo e dell’impianto che forse verrà

Le politiche dei partiti sono dominate dalle lobby e su questo non ci piove. L’Italia è sempre stata prona a quella del cemento e per ingrassare quella lobby ha sacrificato buona parte delle bellezze di quello che l’abate Stoppani definiva il Bel Paese, di cui oggi rimane quasi solo la denominazione sull’omonimo formaggio. Adesso c’è una notizia positiva: nella produzione di cemento in Italia si è tornati ai livelli del 1960, ma oramai le mucche sono fuggite.


Detto questo, ho sempre sostenuto che comunque non basta essere proni al “cemento” e sacrificare il nostro territorio. Occorre anche essere votati culturalmente, e in particolare essere privi del senso del bello. O per lo meno avere un senso del bello assai singolare. Coste sfregiate da condomini o cime di montagne percorse da caroselli di impianti di risalita, tutto questo per molti politici, anzi per la maggioranza dei politici è bello.
Questa breve premessa per venire a parlare di Rassa. Cos’è Rassa? Già, fino a qualche tempo fa me lo domandavo anch’io. Finché un giorno non squilla il telefono e vengo a conoscenza del fatto che Rassa è un comune montano e che ci vogliono realizzare una centralina idroelettrica col consenso del Comune. Allora ho preso una cartina e ho capito: Rassa è in un vallone laterale della Valsesia. Quella Valsesia, dove tanti anni fa combattemmo con i locali una feroce battaglia proprio contro le centrali idroelettriche che vi volevano realizzare, Enel in primis. Battaglia vinta, una volta tanto. Ma sapete perché? Solo perché la realizzazione configgeva con gli interessi locali ed in particolare di quelle scuole di canoa e rafting che sull’integrità del fiume Sesia vivevano.
Ma a Rassa non c’è nessuna scuola di canoa, ed anche se i due torrenti alla cui confluenza essa sorge, il Sorba ed il Gronda sono splendidi e perfettamente integri, poco importa: proprio lì si vuole realizzare la centrale, emungendo l’acqua dal primo torrente.


Io a Rassa poi ci sono stato. Ho visto quell’acqua fluire, ho immaginato la centrale nel cuore del paese e ho tristemente pensato a ciò di cui dicevo poc’anzi. Il senso del bello. Ma ho pensato anche alla mancanza di comprensione che un territorio alterato non solo rappresenta una perdita per la collettività come bene comune, ma anche una perdita economica secca. Rassa è un borgo bellissimo, un piccolo gioiello di architettura Walser che vive sul turismo dolce. L’esatto contrario del turismo fracassone che frequenta la vicina Alagna. Se si altera il paesaggio, non si comprende che ci si perde anche economicamente? L’episodio biblico di Esaù e del piatto di lenticchie non dice nulla da queste parti?
Ah, sì, un abitante del paese con cui ho parlato mi ha eccepito che sul fronte del turismo sostenibile sempre la stessa amministrazione comunale ha realizzato una pista ciclabile. Ho parlato con abitanti del paese e gli ho chiesto di questa pista. La pista ciclabile? Una strada, l’ennesima, che ha rovinato buona parte della destra orografica della Val Sorba. Biciclette? Pressoché inesistenti.
Le ultime notizie dicono che è possibile che la centrale venga effettivamente realizzata. Un caldo invito a tutti ad andare a visitare questo luogo adesso e magari a partecipare del Comitato costituito per contrastare l’opera. Mi viene in mente tanti anni fa. In Val Gesso, nel cuneese, l’Enel voleva realizzare degli impianti idroelettrici ad Entracque. Lungo la valle comparve la scritta: “Visitate la valle prima che l’Enel la distrugga.”