Economia & Lobby

Imprese: ma la ricchezza è proprio tutta eguale?

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Nel varesotto, dove da quarant’anni vivo per elezione ambientale (non avevo né parenti né amici e neppure lavoro quando decisi di lasciare Milano), c’è sovrabbondanza di boschi, di laghi, di verde e di grandi montagne, quanto meno il bellissimo Monte Rosa sullo sfondo a nord.

Nel 1977, quando ci arrivai, era, come il milanese, il comasco e il novarese, un’area lombarda dove era difficile fare due passi senza incontrare un’aziendina. A Varese c’era (c’è tuttora) un Istituto tecnico per ragionieri e per periti aziendali (il ‘Daverio’) che raccoglieva ogni dì 3.500 studenti: uscivano al quint’anno e tutti trovavano decorosi impieghi in queste aziendine, dove frequentissima era la presenza di un ‘sciur Brambilla’ (l’archetipo del ‘faso tuto mì’ veneto). E il sistema prosperava.

Tutti gridavano al miracolo delle Pmi: cardine del nostro sistema industriale, zoccolo duro vincente della nostra economia, sistema incrollabile di successo e ricchezza nazionale: ancora oggi gli osannatori strepitano per far sentire il loro coro tripudiante.

Varese-Laveno: 23 chilometri di strada ai piedi delle bellissime Prealpi: molte aziendine chiuse: qualche edificio cadente: un intero paese, Gemonio, ex-leader quasi mondiale nella produzione di tronchesi e chiavi inglesi, che si possono produrre con lo stampaggio a caldo dell’acciaio (forgia), arte rumorosissima, oggi silente: sparito dalla carta geografica dei tronchesi e delle chiavi inglesi: riforniva l’esercito americano: nuove iniziative economiche? Sì, certo: due supermarkets, un ‘fai da te’, una serra florovivaistica: qualche bar in più: l’esplosione di una ‘economia di borgo’ (mettetevela come vi pare, ma pur sempre un’economia puramente bottegaia) che soppianta un’economia industriale che non c’è più.

A Varese-città (città tradizionalmente molto attiva – 80.000 abitanti comprensorio incluso) ci sono trentaquattro banche operanti su sessantasette sportelli: e pure uno sproposito di supermarkets, centri commerciali… Passate da Gemonio oggi: aria pulita, niente fumi, silenzio gratificante se non fosse per qualche scriteriato motorino con marmitta truccata che un tempo quasi non si sentiva: tutte quelle fabbriche sono chiuse.

E’ il trionfo tripudiante della civiltà dei ‘servizi’: la gente è anche contenta perché, oltre al miglioramento dell’habitat, qualche stipendio fluisce ancora: e si può tirare a campare. D’altro canto, sempre Pmi sono: che, lo dicono tutti, sono il nostro cardine vincente, no?

La festosa ‘civiltà dei servizi’: in forte declino la produzione di beni fisici, specialmente quelli complessi, in decollo verticale l’offerta di ‘servizi’. Oh, meraviglia…! Quella dei ‘servizi’ è stata davvero una bella trovata: ancora oggi moltissimi non si rendono conto della quantità di ‘narcosi’ che si è portata dietro: solo che…

Solo che per avere un servizio bisogna pagare, e per pagare bisogna avere soldi, e per avere soldi bisogna produrre beni da economia reale che si possano vendere: che discendono dal lavoro produttivo (fisico ma anche e molto intellettuale); e per produrre beni da economia reale bisogna avere aziende ed aziendine che funzionino, che producano beni che incontrano il mercato perché rispondono a bisogni umani, sia italiani che esteri: i tronchesi, le chiavi inglesi di Gemonio li esporti: ma se chiudi le aziendine…: come li esporti i servizi di un supermarket o della florovivaistica di Gemonio?

Se tu parli con i vecchi forgiatori gemoniesi, quelli che oggi passano il tempo giocando a scopa o bevendo un buon bicchiere, li senti imprecare contro il Brasile, contro la Cina, contro l’India, che si sono ‘fregati’ i tronchesi che facevano loro: ma bisogna guardare in ben altra direzione. E sarebbe anche ora di decidersi a farlo ‘sto ragionamento. Con la civiltà dei ‘servizi’ è intervenuta – e pesante – anche la ‘civiltà del debito’: così in Italia non è che non compriamo più tronchesi: semplicemente li acquistiamo dai cinesi, dagli indiani…

Abbiamo perso per strada un concetto fondamentale: che ci sono due tipi di ‘ricchezza’: quella che una volta spesa non ce l’hai più; e quella che una volta spesa, il giorno dopo col tuo lavoro intelligente la ricrei, così che la puoi di nuovo spendere: quest’ultima, il mattino dopo, la ricostruisci e la vendi: e aggiungi ricchezza ‘vera’ sia a te che al tuo Paese: puoi fare lo stesso con un bar?

La prima è una ‘ricchezza distributiva’; la seconda una ‘ricchezza creativa’: e la differenza è astronomica nelle conseguenze sulla vita di popoli interi.

Ma questo sembra proprio che non lo abbiamo capito: tanto ci sono quei diavoli di aziendine Pmi…