Società

Minori, nei conflitti familiari meno perizie psichiatriche e più buon senso

bambini 675La notizia circola sul web da giorni. Il tribunale di Roma allontanerà coattivamente una ragazza di 14 anni che vive a Ferrara  e che danza a livello professionale. La questura di Roma e il servizio sociale preleveranno la giovane con tanto di agenti e auto della polizia sulla base di una Ctu che ha giudicato negativamente la madre. Lo psichiatra che ha svolto la consulenza ha posto anche il veto all’Aida (Associazione Insegnanti Danza Accademica) dove la ragazza era stata ammessa dopo un’audizione. Secondo la perizia, la madre anch’essa ballerina, avrebbe inculcato la passione della danza alla figlia che da oggi dovrà crescere seguendo la sua vera indole e le sue più autentiche aspirazioni. Come? Con un soggiorno coatto in una Casa Famiglia di Roma dove potrà vedere la madre alla presenza di un’educatrice in visite vigilate.

Marica Malagutti, la consulente della madre ha contestato duramente la perizia: “La giurisprudenza e la psicologia sono due discipline distinte, ma che da sempre sono legate da un filo invisibile quanto reale e che oggi più che mai portano a sentenze e a conseguenze che penetrano nelle relazioni più profonde delle persone, delle famiglie e dei nostri figli. È importante riflettere, pensare al significato di giusto, di etico, confrontarsi cosa sia il bene dei nostri ragazzi, renderli consapevoli e realmente partecipi di tutte le decisioni che li riguardano e non ascoltarli come se fossero sempre il plagio o il prodotto passivo dell’educazione dell’adulto. Ma ecco che tra i tanti casi esaminati come consulente ne emerge uno che ha dell’incredibile–un provvedimento di allontanamento: una ragazza deve essere allontanata dalla mamma perché hanno un rapporto simbiotico escludente. Anche se nella relazione tecnica si legge che nessuno dei tre attori evidenziano uno stato di psicopatologia dell’uno o dell’altro. Il perito non riesce classificare la ragazza e sua madre, all’interno di una patologia e a questo punto afferma che occorrerebbe inventarne una ad hoc?. Spesso i tecnici osservano le criticità dei rapporti, occorrerebbe invece guardare anche e soprattutto le potenzialità delle persone e delle loro interazioni in modo da trovare soluzioni positive e adeguate allo sviluppo e non al controllo della situazione.

All’origine di questa storia c’è una relazione conflittuale tra i genitori della ragazza. Il padre andò all’estero quando la bambina aveva un anno e mezzo. La madre l’ha cresciuta da sola per dieci anni eppoi  il marito si è rifatto vivo ma ha incontrato  il rifiuto della figlia.

La ragazza sta vivendo ore di angoscia. Ha paura che la polizia la vada a prelevare da casa e l’avvocato ha detto che sussulta ad ogni squillo di campanello. Nei mesi scorsi  ha respinto la proposta della tutrice di andare nella Casa famiglia (e ti credo!). Nonostante i suoi quattordici anni resta ferma nel dichiarare il suo amore per la danza e la sua intenzione di frequentare l’Aida. Nei mesi scorsi voleva anche essere ascoltata dal giudice che ha delegato tutto al Ctu, una figura che all’interno dei tribunali pare avere pieni poteri. E dire che ci fu un tempo in cui il giudice era il perito dei periti.

Intanto gli amici della ragazza si stanno mobilitando e il 21 novembre alle 11, davanti il Municipio di Ferrara ci sarà una manifestazione per protestare contro la decisione del tribunale. Un gruppo aperto su Facebook intitolato Amici della giovane promessa ferrarese della danza che ha raggiunto i seimila iscritti sta promuovendo l’iniziativa. L’intento sarà anche mosso da buone intenzioni ma in una situazione così delicata è il caso di investire una ragazza di 14 anni di aspettative collettive? Essere identificata come una “giovane promessa della danza” sarà un peso o un sostegno per lei? La stampa l’ha già definita la ballerina contesa ma questa ragazza prima di essere una danzatrice è soprattutto una persona.

Gli adolescenti e le adolescenti, i bambini e le bambine che definiamo minori sono persone con affetti, legami, desideri e pagano sempre più le situazioni di conflitto famigliare che la nostra cultura non è abituata a fronteggiare. Viviamo in un un sistema  che reagisce reprimendo e demonizzando i conflitti invece di dotarsi della capacità di affrontarli e sciogliergli con cura, pazienza e coscienza. Dopo che ci saremo lasciati alle spalle molte vittime forse saremo capaci di scoprire nuove strade.

La famiglia o è meglio dire le famiglie sono anche un luogo di scontro e quando le parti incapaci di risolverli si rivolgono ai tribunali si trovano travolti dalla stessa risposta che gli Stati mettono  in campo quando  partono in “missione di pace” per mettere fine alle guerra in altri territori. Quella “pace” pensiamo di portarla con eserciti  armati e “bombe intelligenti” e facciamo macelli e macerie perseguendo ben altri interessi come ripristinare altri odiosi rapporti di potere. Allo stesso modo avviene nei tribunali e c’è chi nel ricorrere ad essi sarà bene come andrà a finire e ci marcia.

Tra padri assenti che improvvisamente chiedono con prepotenza di entrare nelle vite dei figli senza capire che l’amore non si impone, non si estorce e madri che non sanno lasciare spazio a figli e figlie e magari li investono di ogni loro aspettativa compresa quella di un amore totalizzante, dovremmo mettere la creatività e quel poco di  saggezza e buon senso per superare i conflitti nelle relazioni umane. Se continuiamo a procedere a colpi di perizie psichiatriche, psicologiche e diagnosi che sostengono tutto e il contrario di tutto alla fine resteranno solo le macerie di relazioni affettive che potevano essere e non saranno mai più.

Twitter: @nadiesdaa